Proposta di legge contro la macellazione dei cavalli, Cherchi: «Abolire questa barbarie è una battaglia di civiltà»
La deputata M5S: «Sono compagni di vita, capaci di relazioni e di empatia»
Sassari Per vent’anni è stato parte della sua vita. Poi, un giorno, il cavallo non si è più rialzato. Blocco intestinale. Quando è morto, anche la sua compagna lo ha seguito. «Infarto, ha detto il veterinario, crepacuore. Li ho fatti seppellire insieme», dice Susanna Cherchi. Da quel doppio addio, la deputata M5s ha trasformato un lutto personale in un atto politico: una proposta di legge per togliere definitivamente il cavallo dalla filiera della carne. Perché, dice, «se riconosci che può morire di dolore, non puoi continuare a trattarlo come merce».
Quei due cavalli cosa rappresentano per lei?
«Sono la dimostrazione concreta che tra l’uomo e il cavallo si crea un legame profondo. Il cavallo non è una cosa. È un essere capace di relazione, di empatia».
Eppure oggi può finire al macello.
«Ed è questo il paradosso. Il nostro ordinamento tutela gli animali d’affezione da decenni, dalla legge 281 del 1991 alla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Però gli equidi restano in una zona ambigua: possono fare pet therapy, possono essere compagni di vita, ma possono anche essere destinati alla macellazione. È una contraddizione giuridica e morale».
La sua proposta vuole sciogliere questa ambiguità.
«Esattamente. È stata presentata il 25 febbraio 2025 e ora è in commissione Agricoltura. Chiede che gli equidi vengano riconosciuti come animali d’affezione, vietandone macellazione e utilizzo alimentare. È una scelta di coerenza prima ancora che ideologica».
Troverà molte resistenze?
«Parlano i numeri. In Italia ci sono circa 11 mila allevamenti e 46 mila equidi. Parliamo di una filiera limitata. Anche eventuali ristori per riconvertire le attività sarebbero sostenibili. Non stiamo mettendo in crisi un settore strategico. Stiamo correggendo un’anomalia».
Per lei non è solo una questione etica, giusto?
«No, è anche salute pubblica e legalità. Gli equidi a fine carriera possono aver ricevuto trattamenti farmacologici che rendono le carni potenzialmente nocive. Inoltre, la filiera si intreccia spesso con lavoro nero, evasione, frodi alimentari. E poi c’è il tema dei trasporti: migliaia di animali arrivano dall’estero, dalla Polonia, dalla Francia, dalla Slovenia, dall’Ungheria. Viaggi anche di 14 ore, ammassati nei camion. Stress, lesioni, disidratazione. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha documentato le conseguenze cliniche. È una sofferenza che uno nemmeno si immagina.»
Lei parla spesso di ippoterapia.
«Perché l’ho vista con i miei occhi. Mia nipote aveva movimenti parossistici che sparivano quando era a cavallo. Sul cavallo ritrovava postura, equilibrio. È una relazione che cura. Questo dovrebbe farci capire che non stiamo parlando di un animale qualsiasi. Purtroppo gli animali non possono difendersi. Dipendono da noi. E quando l’uomo è cattivo, loro non hanno voce. Il cavallo è un compagno, non può essere una merce». (lu.so.)
