La Nuova Sardegna

La proposta

Una legge per vietare la macellazione dei cavalli, le reazioni: «A Sassari è tradizione, senza non è più arrostita»

di Luca Fiori

	Massimo Sechi titolare della Macelleria Equina in via Mancaleoni a Sassari
Massimo Sechi titolare della Macelleria Equina in via Mancaleoni a Sassari

Macellai e ristoratori sorpresi: «Sarebbe un danno economico enorme»

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Sassari «Praticamente ci sono nato dietro il bancone della macelleria. Mio nonno, che si chiamava come me, Giacomo Sechi, iniziò nel 1930 al mercato civico di Sassari, vendendo già da allora esclusivamente carne equina. Poi mio padre, Bruno Sechi, iniziò a lavorare nel 1957, sempre al mercato. Sempre solo cavallo. Nel 1980, a 20 anni, ho aperto questa macelleria e tutt’ora porto avanti la tradizione di famiglia, vendendo solo carne equina, non saprei sinceramente cos’altro fare». Con in mano il coltello affilato, con gesti che conosce da una vita, Giacomo Sechi, sassarese di 66 anni, racconta la sua storia dietro il banco della sua “Macelleria Equina” nel quartiere di Monte Rosello, in via Mancaleoni. Da lui arrivano clienti da tutta la provincia: La Maddalena, Palau, Castelsardo, Porto Torres, Alghero, Sorso.

«Tutti gli amici mi stanno chiamando per chiedermi cosa farò se la legge passerà. Sarebbe un danno economico enorme», spiega Sechi. «Per non parlare del danno per i sassaresi – sorride – qui il cavallo fa parte della tradizione culinaria, la carne di cavallo è venerata. Le arrostite perderebbero uno degli ingredienti principali, senza cavallo che arrostita è?».

A Sassari la carne equina infatti non è un prodotto qualsiasi. È memoria familiare, sagre, grigliate in piazza, identità cittadina. La proposta di legge in esame in commissione Ambiente al Senato, che punta a riconoscere cavalli, pony, muli, asini e bardotti come “animali da affezione” ha creato il panico tra i cittadini, ma ha allarmato ovviamente anche macellai, titolari di trattorie tipiche e ristoratori.

«Vendo carne di cavallo sardo e nazionale e qualcosa che arriva dalla Polonia – racconta Sechi – i clienti mi scelgono per la qualità. La richiesta negli ultimi anni è calata da quando il cavallo è arrivato in tutte le macellerie e nei supermercati, spesso sotto vuoto. Io porto il cavallo intero e so cosa sto vedendo. Non voglio credere che il cavallo possa diventare animale da compagnia – conclude – perché a questo punto mi chiedo se verrà ritirata anche la carne di coniglio».

Il tema è caldo, anzi rovente, anche nelle cucine dei ristoranti cittadini. Nella sua “Braceria Mangiafuoco” di via Catalocchino a pochi passi da viale Dante, nel centro di Sassari, Antonello Mandras, 48 anni, di Mores, controlla la piastra incandescente, mentre i primi clienti arrivano per la cena. «Il mio lavoro è legato alla selezione e alla valorizzazione di carni provenienti da filiere controllate – spiega Antonello Mandras – nel pieno rispetto delle normative vigenti e del benessere animale. Il tema è complesso e coinvolge aspetti culturali, etici e legislativi. Come imprenditore – aggiunge – rispetto il dibattito in corso e le eventuali decisioni del legislatore. Ritengo importante che ogni scelta venga affrontata con equilibrio e nel rispetto delle diverse sensibilità, garantendo sempre trasparenza e qualità nei confronti dei consumatori» conclude Mandras, la cui attività è partita nel 2005 in una macelleria a Mores per poi approdare dodici anni fa alla braceria di Sassari, dove è possibile mangiare anche carni esotiche provenienti dall’Australia, Sudafrica, Nuova Zelanda, America e Italia.

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