La Nuova Sardegna

L’inchiesta

Cresta sui Fondi Ue per la scuola, chiesto arresto per docenti e ricercatori

Cresta sui Fondi Ue per la scuola, chiesto arresto per docenti e ricercatori

Il sistema “perverso” permetteva di ottenere in cambio cellulari da 2mila euro, smart tv e pc

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Nei guai sono finiti 16 tra docenti universitari, ricercatori e insegnanti e di alcuni manager e dipendenti di società informatiche per i quali la Procura Europea ha chiesto l’arresto: sono accusati a vario titolo di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. L'inchiesta riguarda la Sicilia e la Campania. La maxi indagine era partita da Palermo tre anni fa con l'arresto di una preside del quartiere Zen, scoperta a fare la cresta sul cibo della mensa scolastica e pronta a imporre alla sua scuola di acquistare pc e tablet dalla R-Sore, società di informatica, in cambio di cellulari di ultima generazione e regali per sè e i suoi familiari.

Secondo i pm di Eppo, Gery Ferrara e Amelia Luise, i docenti facevano in modo che gli enti dove lavoravano affidassero le forniture di beni e servizi a determinate società Informatiche. Da qui ottenevano in cambio un «tesoretto» usato per comprare cellulari, smart tv e pc per uso personale o da regalare a familiari e conoscenti.

  • L'inchiesta

Il procedimento, per cui sono in corso gli interrogatori preventivi dopo i quali il gip deciderà sulla richiesta di misura cautelare, nasce dall'indagine che portò agli arresti domiciliari Daniela Lo Verde, dirigente della scuola Falcone dello Zen di Palermo nota per il suo impegno antimafia, il suo vice e la dipendente dell'azienda R-Store Alessandra Conigliaro che avrebbe collaborato facendo allargare l’inchiesta. La preside, oltre a fare la cresta sugli alimenti della mensa scolastica, faceva acquistare con fondi europei (da qui la competenza di Eppo) pc e dispositivi elettronici da destinare agli alunni dal negozio della Conigliaro che, in cambio, le faceva avere telefonini e computer per sé e i suoi familiari.

È stata la dipendente dell'esercizio commerciale, con le sue rivelazioni, a consentire ai pm di allargare l'indagine e scoprire che lo stesso metodo illecito era applicato anche in facoltà universitarie e scuole di Napoli

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