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Il caso

Pane con la milza “tipico di Sassari”, la gaffe sulla pagina Facebook da 1,2 milioni di follower diventa virale

di Redazione Web
Pane con la milza “tipico di Sassari”, la gaffe sulla pagina Facebook da 1,2 milioni di follower diventa virale

La città dei Candelieri viene collocata nel “cuore della Sardegna” e nel post si parla di rosticcerie mai esistite

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Sassari A volte basta un clic per riscrivere la storia. O meglio: per riscriverla male. Nel primo pomeriggio di oggi, giovedì 26, la pagina Facebook “Quel che non sapevi” da 1,2 milioni di follower, e il relativo account Instagram hanno pubblicato un post in cui si racconta che a Sassari, “nel cuore della Sardegna”, esisterebbe da oltre duecento anni una tradizione chiamata Pani ca’ Meusa, panino fritto con milza stufata, custodito in segreto da fantomatiche rosticcerie del centro storico.

Peccato che il pani ca’ meusa sia un panino tipico siciliano, legato alla tradizione popolare di Palermo. E che Sassari non si trovi nel “cuore” dell’isola, ma nel nord-ovest della Sardegna.

Già questi due elementi basterebbero a sollevare più di un sopracciglio. Ma il post prosegue con dettagli suggestivi: ricetta orale mai scritta, tre storiche rosticcerie sassaresi – tra cui una citata con tanto di anno di apertura – riconoscimento comunale nel 2019 come patrimonio storico, uno storico culinario che avrebbe collegato la preparazione ai cicli stagionali della macellazione.

Il problema non è l’enfasi narrativa. È l’assenza totale di riscontri. A Sassari non esiste una tradizione storica legata al pani ca’ meusa. Non risultano riconoscimenti comunali di questo tipo. Non risulta che il panino con la milza sia mai stato un simbolo gastronomico locale. E soprattutto: si tratta di una preparazione che appartiene a un’altra regione, con una storia e un contesto ben documentati altrove.

Il risultato è un corto circuito culturale. Palermo diventa Sassari, la Sicilia trasloca in Sardegna, la geografia si piega alla suggestione.

È un caso quasi didattico di ciò che può accadere quando si utilizza l’intelligenza artificiale – o si rilanciano testi generati automaticamente – senza una verifica minima delle informazioni. L’IA è in grado di costruire racconti coerenti, dettagliati, perfino affascinanti. Ma la coerenza narrativa non è sinonimo di verità storica.

Basta poco per accorgersene: controllare dove si trova Sassari, verificare se il pani ca’ meusa è effettivamente un piatto sardo, cercare traccia delle presunte rosticcerie o del riconoscimento istituzionale citato. Operazioni che richiedono pochi minuti.

Il paradosso è che il post parla di “resistenza silenziosa” e di tradizione custodita. In realtà racconta un’altra cosa: quanto sia fragile l’informazione quando la suggestione prende il posto della verifica.

Non è un problema di tecnologia. È un problema di metodo. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario. Ma senza controllo umano, senza conoscenza dei territori, senza un minimo di fact-checking, può trasformare un simbolo palermitano in una “antica ricetta sassarese” e spostare una città di centinaia di chilometri.

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