La Nuova Sardegna

Il caso

La mamma cardiopatica sta male di notte, l’ospedale dista 70 chilometri ma l’elisoccorso non è disponibile: il drammatico racconto del figlio

di Serena Lullia
La mamma cardiopatica sta male di notte, l’ospedale dista 70 chilometri ma l’elisoccorso non è disponibile: il drammatico racconto del figlio

Santa Teresa, l’uomo rivive quella notte di paura: «La distanza non può essere una condanna a morte»

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Santa Teresa Quando arriva un codice rosso, non dovrebbe esistere il giorno o la notte. Solo il tempo: quello che corre veloce, quello che può salvare una vita. In Sardegna, però, dopo il tramonto resta solo un’ambulanza dei cieli alleata della lotta per la vita. I due elisoccorso con base ad Alghero e Cagliari volano dall’alba al tramonto. Resta operativo un unico mezzo per le notti di tutta la Sardegna, quello di Olbia. La speranza è che quando scatta l’emergenza nel sud dell’isola l’ambulanza volante non sia impegnata al nord. O non sia impegnata nel trasferimento urgente di pazienti nella penisola. Come è successo per una donna di 77 anni, cardiopatica, di Santa Teresa Gallura.

Il racconto del figlio

A raccontare quella notte di paura è il figlio Antonello che tra l’altro è un soccorritore del 118 da vent’anni. La madre, cardiopatica e operata al cuore, sta male all’improvviso. I suoi parametri vitali indicano che c’è un problema, la donna è quasi incosciente. La chiamata al 118 parte all’1.17 del mattino. I volontari della Misericordia sono davanti a casa in tempi flash. L’elisoccorso notturno, invece, non è disponibile. «Sudorazione profusa, cute fredda e pallida, nausea, dolore epigastrico e un progressivo stato di quasi incoscienza – racconta Antonello ripercorrendo quei momenti drammatici  -. Per qualunque protocollo medico si tratta di un’emergenza tempo-dipendente, un codice rosso. L’ambulanza, fortunatamente vicinissima, arriva con tempestività, umanità e professionalità esemplari grazie agli operatori della Misericordia di Santa Teresa Gallura, che desidero ringraziare pubblicamente fin da ora. Durante l’intervento viene comunicato che l’elisoccorso non è disponibile».

Un’ora e 45 minuti per la medicalizzata

«La medicalizzata di Tempio non parte, viene inviata quella di Olbia e l’incontro avviene ad Arzachena alle 2.50 – prosegue Antonello – a oltre 35 chilometri da Santa Teresa Gallura. Mia madre è stata visitata da un medico dopo 1 ora e 45 minuti che aveva cominciato a stare male: per una cardiopatica in codice rosso è una tempistica che può fare la differenza tra la vita e la morte. Fortunatamente non si trattava di infarto, ma in un cuore fragile come il suo poteva esserlo. Il punto non è il singolo caso: il punto è che questo scenario si può ripetere, e può avere esiti tragici». Alla criticità organizzativa, racconta Antonello «si è aggiunta, purtroppo, un’altra nota stonata. Il personale della medicalizzata ci ha chiesto perché avessimo chiamato se i parametri era normali. Un’affermazione che ignora completamente cosa fosse accaduto prima. Un paziente in codice rosso non chiama per capriccio. La mancanza di empatia, oltre a ferire, mina la fiducia nel sistema». 

Un solo elicottero non basta

Antonello punta poi dritto al problema. «La Sardegna non può avere un solo elicottero notturno. D’inverno come d’ estate. Dopo vent’anni di emergenza sanitaria sul territorio, ho visto vite salvate e vite perdute. Tante di queste ultime sono state sacrificate ai tempi d’intervento impossibili, imposti dalla geografia e dalla carenza di mezzi. Il messaggio che voglio mandare è semplice: la Sardegna non può dipendere da un solo elicottero notturno per 1,6 milioni di abitanti. La Gallura non può restare scoperta da mezzi medicalizzati per oltre un’ora e mezza». 

Appello alla Regione

«Chiedo quindi alle istituzioni competenti — Regione Sardegna, Ats, Asl — di rendere operativi tutti e tre gli elicotteri anche di notte. Potenziare le postazioni medicalizzate sul territorio.  Aumentare il personale nei Pronto Soccorso per garantire esami e visite tempestive. Introdurre protocolli chiari sull’uso dei mezzi alternativi (Aeronautica, vigili del fuoco, Guardia costiera) nei casi in cui l’elisoccorso principale sia impegnato. In una terra lontana dagli ospedali, la distanza non può essere una condanna a morte». 

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