La storia di Susanna: «A Dubai per imparare la diplomazia dell’Onu, siamo scappati per la guerra»
La liceale sassarese era nel gruppo dei 200 studenti da tutta Italia per il viaggio-studio
Sassari «Che cosa assurda». Susanna era a Dubai per una vacanza-studio insieme ad altri duecento studenti d’Italia che hanno simulato una grande conferenza dell’Onu. «Ognuno rappresentava un Paese del mondo». Lei, vestita di rosso, sorridente, era ambasciatrice del Perù. Mentre gli studenti imparavano le arti della diplomazia delle nazioni unite, fuori è esplosa la guerra. L’ennesima guerra.
Si sono dovuti riparare tutti nelle stanze d’albergo, ragazzi e ragazze hanno chiamato le famiglie: non torniamo a casa, in cielo ci sono i missili. «Incredibile, mi sembra una cosa assurda. Non avrei mai immaginato di trovarmi in una situazione del genere», dice Susanna Campione, 18 anni, studentessa sassarese del liceo classico europeo Canopoleno.
Dopo una settimana di attività scolastiche e di gite tra Dubai e Abu Dhabi, la maxi delegazione italiana era pronta a ripartire sabato 28 febbraio. Invece «ci hanno comunicato la situazione e detto che non saremmo tornati». La «situazione» è il primo attacco Usa-Israele verso l’Iran che ha dato il via al conflitto.
«Siamo stati spostati in un altro hotel, vicino all’aeroporto, e quel giorno sui cellulari ci è arrivato il messaggio dell’allarme nazionale», racconta Susanna, che nel giro di poche ore con tutti gli altri coetanei ha iniziato a scambiarsi informazioni su qualcosa che sembrava provenire da un altro mondo: guerra, missili, droni, esplosioni. «In una notte sono stati intercettati 500 droni – racconta la studentessa –. In qualche modo posso dire che ci sentivamo protetti». Fino a pagina due. «Il momento di paura più grande è stato la prima notte». L’alert inviato a tutte le persone a Dubai era preciso: chiudersi in camera e stare lontani dalle finestre. «Poi però sono uscita qualche minuto dalla stanza ed era pieno di gente che correva, persone che scappavano non si sa verso dove. Vedere delle scene del genere mi ha fatto venire il panico».
Per calmarsi, lei e altri studenti si sono rifugiati in un ambiente sotterraneo della struttura. «Gli allarmi sono continuati nelle tre notti successive». Il timore era di dover rimanere bloccati negli Emirati per almeno una settimana. Invece martedì 3 marzo sono riusciti a fare ritorno in Italia in aereo: prima da Dubai ad Abu Dhabi, poi verso Milano «con una rotta diversa dal solito, molto più lunga: quasi otto ore». A Malpensa un’altra scena surreale: «Era pieno di giornalisti e forze dell’ordine ad accoglierci. Io e altri avevamo il volo per tornare a casa subito dopo da Linate e siamo stati scortati dalla polizia ai controlli per fare in tempo». Un’esperienza che Susanna Campione sintetizza così: «Indimenticabile. In tutti i sensi. L’arrivo è stato emozionante e mi sento fortunata, non ci è successo niente». Partire per studiare e tornare di corsa per una guerra: «Ho partecipato al viaggio perché mi piaceva l’idea di simulare di essere una diplomatica, è quello che vorrei fare davvero in futuro. Poi è stato il colmo vivere qualcosa che rompe qualsiasi diplomazia. Forse in questi giorni non l’ho realizzato bene, eravamo tutti inconsapevoli di cosa stessimo vivendo». Ora è un ricordo da poter raccontare.
