La Nuova Sardegna

1° maggio

Dall’ultimo dipendente della San Martino ai 12 giornalisti di Tiscali licenziati: in Sardegna, la festa del lavoro che non c’è – Le storie

di Ilenia Mura
Dall’ultimo dipendente della San Martino ai 12 giornalisti di Tiscali licenziati: in Sardegna, la festa del lavoro che non c’è – Le storie

Intanto vanno avanti le vertenze dei lavoratori nel sud dell’isola dove è stata appena firmata la cassa integrazione per due aziende del Sulcis

4 MINUTI DI LETTURA





Cagliari La chiusura di Tiscali Notizie è diventata ufficiale il 30 aprile 2026 , segnando l’addio a una testata storica del web italiano, dopo 26 anni di vita dedicata all’informazione. Nata nel 1998 con Renato Soru, un patrimonio dell’informazione regionale cessa di esistere a poche ore dalla Festa del Lavoro: che non c’è più.

Una sorte amara, quasi identica, riguarda la San Martino di Codrongianos che ha un procedimento fallimentare in corso. Ed è una delle vertenze che fanno più rumore nell’isola, anche per quegli ultimi lotti di bottiglie di acqua scomparsi dai frigoriferi dei bar e dagli scaffali dei supermercati. Tra Regione e sindacati è arrivata di recente la firma all’accordo per tenere a galla 17 lavoratori mentre il marchio cerca nuova vita. Lo stabilimento è vuoto, ma ha le luci accese. I lavoratori diventeranno tutti manutentori e custodi delle mura. La storica azienda Acqua San Martino di Codrongianos è stata dichiarata in liquidazione giudiziale (ex fallimento) il 3 aprile 2025 dal Tribunale di Sassari. 

Aprile 2025, aprile 2026: storie del lavoro che non c’è

Aprile 2025, aprile 2026: nello stesso mese a distanza di un anno hanno perso il lavoro anche 12 giornalisti di Tiscali News. «Ventisei anni non sono solo un numero – spiega il direttore della testata, Stefano Loffredo –  sono milioni di letture, migliaia di articoli, notti davanti a uno schermo mentre il resto del Paese dormiva, mattine in cui le notizie arrivavano prima ancora del primo caffè. Sono una redazione nata quando Internet in Italia era ancora una frontiera e fare informazione online sembrava a molti poco più di un esperimento. Dopo 26 anni di lavoro, di giornalismo, di vita, Tiscali Notizie chiude. Lo scriviamo con grande emozione. Tiscali Notizie, non è stato soltanto un sito. È stato un pezzo di storia di Internet in Italia». Loffredo ringrazia il fondatore Renato Soru, i direttori che l'hanno preceduto (Fabrizio Meli, Giovanni Valentini e Giuseppe Capone), i giornalisti e i collaboratori. «Un grande grazie va a voi. Ai lettori e alle lettrici, agli utenti, a chi ci ha seguito per anni, a chi ha condiviso i nostri articoli, a chi ci ha criticato e a chi ci ha incoraggiato – conclude il direttore di Tiscali Notizie – Noi siamo stati qui per ventisei anni. Abbiamo provato, ogni giorno, a fare giornalismo. Questo è l'ultimo articolo pubblicato da questa redazione». 

La vicenda San Martino 

Da oltre un anno i suoi unici colleghi di lavoro sono un cane e sei gatti, che accudisce con lo stesso amore che riserva al “suo” stabilimento, lo storico impianto di Codrongianos che produceva l’acqua San Martino, e che dal 4 aprile 2025 ha cessato l’attività dopo che il Tribunale di Sassari ha respinto la proposta di concordato preventivo ravvisando gravi criticità e ha avviato le procedure per la liquidazione giudiziale della società.

Da allora Serafino Porcaro, 62 anni, napoletano di nascita e sardo per amore, è il custode «di ciò che resta», alle dirette dipendenze del curatore fallimentare, che ha ancora in tasca le chiavi che la Città Metropolitana, proprietaria di fonti e impianti, non ha ancora fatto sue. «Vengo ogni mattina – racconta – taglio le erbacce, pulisco il piazzale e la strada, controllo che tutto sia a posto». 

Le vertenze nell’isola

Ci sono poi quelle vertenze dei lavoratori nell’isola che restano, dalla voragine nell’area del Sulcis Iglesiente («la situazione più drammatica») ai tavoli-lampo. L’isola dei dati confortanti sulla crescita del lavoro (+1,2% di occupati in un anno e mezzo dall’insediamento della giunta Todde) deve fare i conti con chi il lavoro in questi anni ce l’aveva e adesso un giorno si sveglia col rischio della cassa integrazione e il giorno dopo con quello del licenziamento diretto. Gli interrogativi attorno a Eurallumina, Portovesme e Sider Alloys, ma anche i nodi di Enel e del progetto Aria restano. 

«Esattamente un mese fa, dopo tre giorni di sciopero ai cancelli della fabbrica – scriveva il 6 aprile scorso Roberto Forresu, Cgil –  gli appalti della Portovesme Srl, dopo aver incontrato la Presidente Todde e in conseguenza della convocazione al MIMIT per l’11 marzo, per parlare di appalti dell’intero territorio, decisero di interrompere la protesta. In quel momento c’era la cassa integrazione per diverse aziende della fabbrica. Nel giro di qualche giorno, con tutte le realtà operanti in stabilimento, abbiamo firmato accordi per la cassa integrazione. A queste si è aggiunta la cassa anche per la Sideralloys e GMS. Per le lavoratrici e i lavoratori deve essere una situazione transitoria, da risolvere urgentemente. In caso contrario si rischia di ripetere la sciagura già nota e avvenuta in occasione della fermata dell’Eurallumina e della chiusura dell’Alcoa. I tavoli ottenuti attraverso le mobilitazioni, hanno ottenuto promesse che ora si devono tradurre in risultati e chiarezza, in tempi rapidi». 

Nel frattempo mobilitazioni e scioperi non sono mancati, ma in attesa degli imminenti incontri non ne sono esclusi degli altri, scrivono i sindacati.

Primo Piano
1° maggio

Dall’ultimo dipendente della San Martino ai 12 giornalisti di Tiscali licenziati: in Sardegna, la festa del lavoro che non c’è – Le storie

di Ilenia Mura
Le nostre iniziative