Bonus formazione per le Pmi del Sud 2026, al via le domande – ecco come richiedere le risorse a fondo perduto
Transizione digitale, verde e innovazione tecnologica: il contributo copre fino al 70% delle spese ammissibili
Ok alle richieste per il bonus formazione per PMI del Sud per il 2026. La misura, prevista dal ministero delle Imprese e del Made in Italy riconosce un contributo a fondo perduto fino al 70% per la formazione del personale dipendente su tematiche di transizione digitale, verde e innovazione tecnologica. La domanda di partecipazione può essere inviata singolarmente dalle PMI o in forma congiunta attraverso la presentazione di un progetto integrato sovraregionale, purché si rispettino i requisiti previsti dalla normativa.
Settori ammessi
I progetti formativi devono riguardare ambiti strategici per la transizione tecnologica e digitale. Tra i settori inclusi figurano: aerospazio e difesa; salute, alimentazione e qualità della vita; industria intelligente, energia e ambiente; turismo, patrimonio culturale e industria della creatività; agenda digitale e sistemi di mobilità intelligente; biotecnologie e tecnologie pulite.
Come stabilito inoltre dal decreto direttoriale 10 febbraio 2026, il 40% delle risorse (pari a 20 milioni di euro) è destinato prioritariamente alle filiere automotive, moda, tessile e arredamento.
Le imprese ammesse
Il bonus è destinato esclusivamente alle piccole e medie imprese (PMI) che abbiano sedi operative nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non si tratta di un requisito sulla sede legale, ma sulla localizzazione delle unità operative dove si svolgerà la formazione.
I requisiti di ammissibilità sono la regolare iscrizione al Registro delle Imprese, pieno e libero esercizio dei diritti societari, almeno un bilancio approvato e depositato (o una dichiarazione dei redditi per le imprese individuali e le società di persone), regolarità rispetto agli aiuti e DURC in regola. Inoltre, le imprese devono essere in regola con le prescrizioni del decreto-legge relativo all’assicurazione contro i rischi catastrofali e avere almeno un bilancio approvato e depositato.
In caso di soggetti non residenti nel territorio italiano, gli stessi dovranno possedere personalità giuridica riconosciuta nello Stato di residenza, risultante dall’omologo registro delle imprese, e dimostrare, entro la data di richiesta della prima erogazione delle agevolazioni e a pena di decadenza dal beneficio, la disponibilità di almeno una sede secondaria (o unità locale) situata nei territori delle regioni del Mezzogiorno, presso la quale sarà realizzato il percorso di formazione oggetto dell’iniziativa.
Il contributo
Il contributo base copre il 50% delle spese ammissibili, concesso in regime de minimis. Ma c’è un meccanismo di premialità se l’impresa partecipa a un progetto integrato sovraregionale, ovvero un’iniziativa di formazione coordinata con almeno un’altra impresa ubicata in una regione diversa tra quelle ammissibili. In questo caso l’intensità sale al 70% per le micro e piccole imprese e al 60% per le medie imprese.
La concessione avviene nell’ambito del regolamento de minimis (Reg. UE 2023/2831) e nei limiti delle disponibilità finanziarie, indicate all’articolo 2 del decreto ministeriale 4 settembre 2025 e pari a 50 milioni di euro.
