Pensione anticipata, ecco quando si può lasciare il lavoro prima dei 67 anni
Per uscire dal lavoro non conta l’età ma la carriera contributiva: circa 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. I giudici chiariscono anche il ruolo dei contributi figurativi
Roma Nel sistema previdenziale italiano esiste una modalità per andare in pensione prima dell’età prevista per la vecchiaia. Si tratta della pensione anticipata ordinaria, introdotta con la riforma Fornero, che consente di lasciare il lavoro una volta raggiunta una determinata anzianità contributiva, senza alcun requisito legato all’età.
Attualmente sono richiesti circa 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Una volta raggiunta questa soglia, il lavoratore può accedere al trattamento pensionistico anche se non ha ancora compiuto i 67 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia.
Un sistema basato sulla durata della carriera
La pensione anticipata ha sostituito la vecchia pensione di anzianità e rappresenta uno dei pochi strumenti che permettono di uscire dal mondo del lavoro prima della soglia anagrafica ordinaria. Il principio è semplice: non conta l’età, ma il numero di anni di contributi versati. Chi ha iniziato a lavorare molto presto e ha accumulato oltre quarant’anni di contribuzione può quindi lasciare l’attività lavorativa anche prima dei 60 anni, purché abbia raggiunto il requisito contributivo previsto.
Il nodo dei contributi figurativi
Negli anni uno dei principali punti di contrasto tra lavoratori e Inps ha riguardato i contributi figurativi. Si tratta dei contributi accreditati automaticamente in periodi in cui il lavoratore non svolge attività ma è comunque coperto dal sistema previdenziale. Rientrano tra questi, ad esempio, i periodi di disoccupazione, malattia, maternità o cassa integrazione. Per lungo tempo l’Inps ha interpretato la normativa in modo restrittivo, sostenendo che per accedere alla pensione anticipata fosse necessario possedere almeno 35 anni di contributi effettivi, quindi senza considerare quelli figurativi.
Le decisioni della Cassazione
Negli ultimi anni la Corte di Cassazione è intervenuta più volte su questo punto, offrendo un’interpretazione diversa. Secondo i giudici, i contributi figurativi devono essere considerati validi ai fini del raggiungimento dell’anzianità contributiva necessaria per la pensione anticipata. Escluderli, infatti, non troverebbe una base chiara nella normativa e finirebbe per rendere molto più difficile l’accesso al pensionamento anticipato, già legato a carriere lavorative molto lunghe.
Il principio affermato è quindi che la contribuzione figurativa fa parte a tutti gli effetti della carriera assicurativa del lavoratore.
Cosa possono fare i lavoratori
Le sentenze non cambiano automaticamente la legge né obbligano l’Inps a modificare subito le proprie procedure. Tuttavia rappresentano precedenti giuridici rilevanti. Chi si vede respingere la domanda di pensione può impugnare la decisione e richiamare le pronunce della Cassazione per sostenere la validità dei contributi figurativi nel calcolo dell’anzianità contributiva.
Oltre i quarant’anni di contributi
Il punto decisivo rimane comunque la durata della carriera lavorativa. Più anni di contributi vengono accumulati, più si avvicina la possibilità di lasciare il lavoro prima dei 67 anni. Per chi ha iniziato a lavorare in giovane età, superare i 40 anni di versamenti significa essere già molto vicini alla soglia richiesta per la pensione anticipata. In queste situazioni anche pochi anni di contribuzione aggiuntiva – inclusi quelli figurativi – possono fare la differenza tra proseguire l’attività lavorativa o accedere alla pensione prima dell’età prevista per la vecchiaia.
