La Nuova Sardegna

Salute

Antibiotici, lo studio sugli effetti negativi: il microbioma intestinale può cambiare per anni

Antibiotici, lo studio sugli effetti negativi: il microbioma intestinale può cambiare per anni

Una ricerca svedese pubblicata su Nature Medicine ha analizzato quasi 15mila adulti e ha rilevato che alcuni antibiotici possono lasciare alterazioni durature nella flora intestinale

2 MINUTI DI LETTURA





Roma Gli antibiotici restano strumenti fondamentali contro le infezioni batteriche, ma la loro azione non colpisce soltanto i microrganismi responsabili della malattia. A risentirne può essere anche il microbioma intestinale, cioè l’insieme dei batteri “buoni” che vivono nell’intestino e contribuiscono all’equilibrio dell’organismo.

Effetti che possono durare nel tempo

È quanto emerge da uno studio condotto in Svezia e pubblicato su Nature Medicine, che ha indagato l’impatto a lungo termine degli antibiotici sulla composizione del microbioma intestinale. I ricercatori hanno osservato un legame tra l’uso passato di questi farmaci e le caratteristiche attuali della flora batterica intestinale, con effetti che in alcuni casi possono essere visibili anche a distanza di 4-8 anni dal trattamento. Secondo gli autori, persino un solo ciclo terapeutico con alcune classi di antibiotici può lasciare tracce durature.

L’analisi su quasi 15mila adulti

La ricerca ha coinvolto 14.979 adulti residenti in Svezia. Gli studiosi hanno incrociato i dati del registro nazionale dei farmaci prescritti con le analisi dettagliate del microbioma intestinale conservate nelle biobanche delle università di Uppsala e Lund. In questo modo è stato possibile confrontare il microbioma delle persone che avevano assunto diversi antibiotici con quello di chi non ne aveva ricevuti nello stesso arco di tempo.

Differenze tra un antibiotico e l’altro

Uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio riguarda le differenze tra le varie classi di antibiotici. Le associazioni più forti con cambiamenti del microbioma sono state osservate per clindamicina, fluorochinoloni e flucloxacillina.

Diverso il caso della penicillina V, il farmaco più prescritto fuori dall’ambiente ospedaliero in Svezia, che è risultato associato ad alterazioni più contenute e di durata più breve.

Le possibili conseguenze e i limiti della ricerca

Studi epidemiologici precedenti avevano già segnalato un legame tra uso eccessivo di antibiotici e maggiore rischio di alcune malattie, tra cui diabete di tipo 2 e infezioni gastrointestinali. Le cause non sono ancora del tutto chiarite, ma gli esperti ritengono che le modifiche del microbioma possano avere un ruolo.

Gli autori precisano però che la ricerca si è basata solo sulle prescrizioni degli ultimi 8 anni e che per ogni partecipante il microbioma è stato analizzato una sola volta. Per questo sarà necessario proseguire con ulteriori approfondimenti, anche per capire meglio i tempi di recupero dell’equilibrio intestinale dopo le cure antibiotiche.

Il messaggio, sottolineano i ricercatori, non è quello di mettere in discussione l’utilità degli antibiotici, ma di considerare con maggiore attenzione anche i loro possibili effetti a lungo termine quando si valuta quale terapia prescrivere.

Primo Piano
Lutto

È morta Enrica Bonaccorti, volto elegante della tv italiana: il suo amore per Sassari, la città della sua giovinezza

Le nostre iniziative