La Nuova Sardegna

Medio Oriente

Brigata Sassari, il ministro Crosetto apre al ritiro dei militari dal Libano: «Valuteremo nelle prossime ore»

di Francesco Zizi
Brigata Sassari, il ministro Crosetto apre al ritiro dei militari dal Libano: «Valuteremo nelle prossime ore»

Il titolare della Difesa: «Una cosa è una missione di pace, altra la presenza in un territorio dove la guerra è in corso»

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Il governo italiano sta valutando la possibilità di ritirare il contingente militare italiano schierato in Libano nell’ambito della missione Unifil dell’Onu. A confermarlo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista rilasciata oggi 13 marzo al Corriere della Sera, nella quale ha spiegato che la presenza italiana nel Paese mediorientale è oggetto di un monitoraggio costante alla luce del deterioramento della situazione sul terreno.

Attualmente in Libano operano circa 1.300 militari italiani, di cui circa 500 della Brigata Sassari, nell’ambito della missione United Nations Interim Force in Lebanon (Unifil), la forza delle Nazioni Unite incaricata di controllare il cessate il fuoco lungo il confine tra Libano e Israele, la cosiddetta Linea blu. Negli ultimi giorni, però, l’escalation di scontri e bombardamenti tra l’esercito israeliano e le milizie di Hezbollah ha reso il contesto molto più instabile rispetto a quello per cui la missione era stata originariamente pensata.

Il ministro Crosetto ha spiegato che la valutazione è in corso e coinvolge più livelli diplomatici e militari. «Lì ci sono 1.300 persone, è in atto una valutazione costante per monitorare con l’autorità libanese, le Nazioni Unite e la controparte israeliana se esistono le condizioni per continuare la missione o no», ha dichiarato.

Secondo il titolare della Difesa, nelle prossime ore potrebbero emergere indicazioni più chiare sulla prosecuzione della presenza italiana. «Dovremmo saperne di più a ore perché il segretario generale dell’Onu ora è a Beirut e perché è chiaro che una cosa è una missione di pace, altra la presenza in un territorio dove la guerra è in corso».

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