Seppellì i due neonati in giardino, la madre in aula: «Non sono un’assassina, non volevo fare del male ai miei figli» – Le parole choc
Chiara Petrolini ha reso dichiarazioni spontanee in aula: «Non sapevo di essere incinta. I bambini non respiravano». E poi: «Provo un dolore difficile da spiegare»
Parma Ha detto di non essere un’assassina, di non sentirsi tale. ha aggiunto «non avrei mai potuto fare del male ai miei figli». Quei figli, due, seppelliti appena nati nel giardino di casa. Chiara Petrolini, la giovane di Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma, ha reso dichiarazioni in aula nel processo che la vede imputata per l’omicidio dei due figli neonati e la soppressione dei loro corpi. La ragazza ha ripercorso anche quanto dichiarato durante gli interrogatori. «Ho sempre detto che sapevo di essere incinta – ha spiegato – ma in realtà l’ho detto perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile a ciò che mi era accaduto». Petrolini ha precisato di non aver mai effettuato un test di gravidanza e di non essere mai stata certa di aspettare un bambino. «Capitava che ci pensassi, ad esempio sotto la doccia, quando vedevo quella pancia che nessuno ha mai notato. In quei momenti facevo delle ricerche, ma non ho mai messo in pratica nulla».
«Il bambino non respirava»
Chiara Petrolini ha raccontato quanto accaduto al momento dei parti. «Ho iniziato ad avere mal di schiena e mal di pancia. Poco dopo ho sentito il bisogno di spingere: mi sono alzata dal letto e mi sono ritrovata questo bambino tra le mani». Secondo il suo racconto, il neonato non respirava. «In quel momento ho fatto ciò che mi sembrava giusto fare: seppellirlo». Petrolini ha riferito di aver poi avvertito nuovamente il bisogno di spingere per espellere la placenta: «Penso di non aver mai davvero compreso cosa sia successo e cosa mi sia successo. Solo adesso sto iniziando a capirlo». La stessa dinamica, ha raccontato, si sarebbe ripetuta alcuni mesi dopo con il secondo parto. «Quella sera non pensavo affatto di stare partorendo. Ero uscita e, se avessi programmato qualcosa, sarei rimasta a casa». Rientrata, ha detto di essersi messa a letto e di aver iniziato ad avvertire dolori al ventre. «Ho pensato che stesse arrivando il ciclo». Poco dopo, però, avrebbe sentito di nuovo il bisogno di spingere. «Mi sono trovata tra le mani questa creatura. Ero sola. La prima cosa che ho pensato di fare è stata tagliare il cordone». La ragazza ha aggiunto di ricordare poco di quanto accaduto subito dopo. «Mi sono appoggiata al letto e ho appoggiato anche il bambino. Credo di essere svenuta perché non ricordo più nulla». Quando si sarebbe ripresa, il neonato non respirava più. «La prima cosa che mi è venuta in mente è stata seppellirlo. In quel momento non ho pensato che nello stesso punto ci fosse anche l’altro bambino».
«Ho sbagliato, oggi lo so»
«Ogni giorno mi sveglio con un vuoto che faccio fatica a colmare», ha detto ancora la giovane in aula. «Mi immagino che madre sarei stata se oggi fossero qui. Sono domande a cui non potrò mai rispondere». Pur sostenendo di non aspettarsi quelle gravidanze, Petrolini ha affermato che avrebbe voluto tenere i figli. «Sapevo che li avrei tenuti e che li avrei cresciuti». Quanto accaduto dopo lo ha definito «una scelta sicuramente sbagliata», presa senza riflettere. «Oggi sto iniziando a riconoscerlo, ma allora mi sembrava la scelta più giusta: tenerli vicino a me, per non allontanarmi da loro».
I due parti
La giovane ha spiegato di ricordare soprattutto il secondo parto. «È quello che ricordo meglio e su cui ho le idee più chiare». Del primo, invece, conserva pochi ricordi. In quel periodo, ha raccontato, la sua attenzione era rivolta alla nonna, che stava male. «Credo che in quei mesi non abbia mai davvero pensato di essere incinta e, al momento dei fatti, non pensavo di stare partorendo».
«Parte di me»
«Fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta», ha dichiarato. «Il dolore di perdere un figlio non può essere capito da chi non lo ha vissuto». Petrolini ha spiegato che il fatto di essere uscita il giorno successivo, di essere andata dall’estetista e di aver incontrato gli amici non significa che non soffrisse. «Non vuol dire che non stessi male per aver perso i miei due bambini. Non importa se erano appena nati o se la gravidanza era inattesa: erano parte di me e non avrei mai fatto loro del male». Secondo la giovane, il dolore provato è difficile da spiegare. «Molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha pensato al vuoto che si prova quando si perde un figlio».
«Incinta? Non immaginavo»
Nel resto del tempo, ha spiegato, conduceva una vita normale proprio perché non pensava di essere incinta. «Quando uscivo nessuno mi ha mai detto che avevo la pancia o che ero ingrassata. Stavo bene, mai avuto nausee. Nella mia testa pensavo fosse impossibile». Per questo ha continuato con le abitudini quotidiane, anche fumando e bevendo. Ha inoltre negato di aver assunto farmaci per anticipare il parto e ha spiegato che le ricerche fatte prima della nascita erano dovute alla confusione.
«Solo io posso raccontare chi sono»
All’inizio della sua dichiarazione, la giovane ha voluto parlare anche di sé. «Molti hanno raccontato chi sono e che vita facevo, ma oggi penso che nessuno meglio di me possa dirlo». Un anno fa, ha spiegato, si sarebbe descritta con poche parole. Oggi, anche grazie al percorso che sta affrontando, dice di stare imparando a conoscersi e ad ascoltarsi di più. All’esterno appariva come «la brava ragazza, di buona famiglia, con amici, un fidanzato e che studiava». «Ma quella era solo l’apparenza». Ha raccontato di essersi sentita sola, non per mancanza di persone ma per assenza di connessione. «Come se dentro di me ci fosse uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire». Un malessere costante che, ha spiegato, cercava di nascondere. «Sorridevo, scherzavo, stavo con gli altri, ma non riuscivo a parlarne con nessuno perché mi sentivo giudicata». Con il tempo era arrivata a non raccontare più a nessuno ciò che provava.
«Sono due bambini reali», la requisitoria
La pm Francesca Arienti ha definito i due neonati «due bambini reali» e non solo nomi su un fascicolo processuale. Per questo ha mostrato l’immagine di Angelo Federico, il secondo figlio partorito ma il primo ritrovato nel giardino dell’abitazione di famiglia. Dell’altro bambino, Domenico Matteo, partorito circa un anno prima, sono state rinvenute soltanto le ossa. I genitori non guardano la fotografia Nel corso della requisitoria è stata mostrata in aula anche la fotografia del corpo senza vita del secondo neonato partorito. I genitori della giovane, presenti in aula, hanno evitato di guardarla. Il padre è apparso particolarmente provato, appoggiando la testa tra le braccia, mentre la madre ha voltato lo sguardo dall’altra parte.
