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Sassuolo, allarme pertosse tra i giocatori: cos’è, come si trasmette e perché torna a colpire anche gli adulti

Sassuolo, allarme pertosse tra i giocatori: cos’è, come si trasmette e perché torna a colpire anche gli adulti

Un caso è stato diagnosticato e altri cinque tesserati hanno sintomi compatibili con l’infezione. Il club ha disposto isolamento, monitoraggio e profilassi

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Roma Alla vigilia della sfida contro la Juventus, il Sassuolo ha reso noto di aver registrato un caso accertato di pertosse e altri cinque casi con sintomi compatibili con l’infezione. La società ha spiegato che i soggetti sintomatici sono stati isolati e si trovano da tre giorni sotto osservazione costante da parte dello staff medico, che sta applicando le procedure previste dai protocolli sanitari in raccordo con le autorità competenti. Parallelamente, tutti i componenti del gruppo risultati asintomatici sono stati sottoposti a una profilassi mirata. Il club ha inoltre informato la Lega Serie A e, allo stato attuale, non sembrano esserci le condizioni per un rinvio di Juventus-Sassuolo. L’allenatore Fabio Grosso ha parlato di una “settimana difficile”.

Il richiamo degli esperti

La pertosse viene spesso associata all’età pediatrica, ma i casi stanno aumentando anche tra gli adulti. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, che all’Ansa ha spiegato come il problema sia legato anche a una prevenzione vaccinale insufficiente. Secondo l’esperto, la vaccinazione effettuata nei bambini tende a perdere efficacia con il passare degli anni. Per questo è previsto un richiamo ogni dieci anni ed esiste anche un vaccino destinato agli adulti. Tuttavia, ha osservato Pregliasco, solo una parte limitata della popolazione vi ricorre, con il risultato che cresce il numero delle persone nuovamente esposte al contagio. In ambienti chiusi e caratterizzati da contatti ravvicinati, come una squadra di calcio, il rischio di trasmissione aumenta sensibilmente. La malattia, ha aggiunto, non va sottovalutata e deve essere trattata subito con antibiotici, perché può provocare complicanze importanti.

Che cos’è la pertosse

La pertosse è una malattia infettiva batterica molto contagiosa causata dalla Bordetella pertussis. Viene tradizionalmente inserita tra le malattie dell’infanzia, insieme a rosolia, morbillo, varicella e parotite, e colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni. Come ricorda l’Istituto superiore di sanità, l’uomo è l’unico serbatoio noto del batterio e la trasmissione avviene esclusivamente tra esseri umani. Con una terapia antibiotica adeguata, la guarigione può arrivare in circa quindici giorni. A differenza di altre infezioni tipiche dell’età infantile, però, l’immunità acquisita dopo una prima infezione non dura per sempre, ma tende a diminuire nel tempo.

Perché torna a circolare

La pertosse è presente in tutto il mondo, ma è diventata molto più rara nei Paesi che hanno introdotto la vaccinazione diffusa nell’infanzia. Nonostante questo, anche nelle popolazioni vaccinate si è osservata una ripresa dei casi, proprio a causa del progressivo calo della protezione immunitaria. In Italia la malattia è soggetta a notifica obbligatoria alle autorità sanitarie. Il batterio può causare infezioni delle vie respiratorie con intensità molto diversa: in alcuni casi i sintomi possono essere modesti, in altri l’evoluzione può essere severa.

Sintomi, contagio e terapia

La malattia inizia di solito con una tosse lieve, secrezioni nasali e un po’ di febbre. È la cosiddetta fase catarrale, che può durare da una a due settimane. In seguito la tosse tende a intensificarsi, diventa violenta e ricorrente e può accompagnarsi a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva, che senza trattamento può protrarsi anche per oltre due mesi. Il contagio avviene per via aerea, probabilmente attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse. La terapia si basa sugli antibiotici, spesso eritromicina.

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