Quando iniziamo a invecchiare? Uno studio individua la fase cruciale e il ruolo delle proteine
Sono i risultati di una ricerca pubblicata su Cell nel 2025, basata sull’analisi delle proteine in 13 tessuti umani. Registrati ulteriori picchi a 44 e 60 anni
Roma L’invecchiamento non procederebbe in modo uniforme. Secondo uno studio scientifico pubblicato nel 2025 sulla rivista Cell e condotto da ricercatori dell’Accademia delle scienze cinese, nell’uomo il processo subirebbe un’accelerazione intorno ai 50 anni. In base all’analisi delle proteine presenti nei diversi organi e tessuti, gli studiosi hanno individuato proprio in quella fase della vita un punto di svolta, con un decadimento più rapido di alcune strutture corporee.
Tra i tessuti risultati più sensibili figurano i vasi sanguigni. Nello studio si legge infatti che l’analisi temporale ha mostrato un “punto di flesso” dell’invecchiamento attorno ai 50 anni e che il sistema vascolare appare tra quelli che invecchiano prima.
I campioni analizzati
La ricerca è stata condotta su 516 campioni di sangue e tessuto prelevati da 76 donatori di organi, di età compresa tra 14 e 68 anni, deceduti in seguito a trauma cranico accidentale. I campioni provenivano da 13 tessuti appartenenti a sette sistemi del corpo: cardiovascolare, digerente, immunitario, endocrino, respiratorio, tegumentario e muscoloscheletrico. Gli esperti hanno catalogato le proteine presenti nei vari sistemi e osservato come i loro livelli cambiassero con l’età. Il confronto con un database di malattie e geni associati ha mostrato che l’espressione di 48 proteine collegate a specifiche patologie aumentava con il passare degli anni.
I tessuti più esposti
Fra le condizioni richiamate dallo studio compaiono malattie cardiovascolari, fibrosi tissutale, steatosi epatica e tumori del fegato. Le modifiche più marcate sono state osservate nella fascia tra i 45 e i 55 anni, periodo in cui molti tessuti mostrano un significativo rimodellamento proteomico. Le variazioni più evidenti sono emerse a livello dell’aorta, indicata come particolarmente vulnerabile all’invecchiamento. Cambiamenti persistenti sono stati riscontrati anche nella milza e nel pancreas.
La verifica sui topi
Per mettere alla prova i risultati, i ricercatori hanno isolato una proteina associata all’invecchiamento presente nelle aorte dei topi e l’hanno somministrata ad animali giovani. Dopo il trattamento, i topi hanno mostrato prestazioni fisiche peggiori: minore forza di presa, minore resistenza, equilibrio ridotto e coordinazione più debole rispetto agli esemplari non trattati. Sono comparsi inoltre marcatori riconducibili all’invecchiamento vascolare.
Il confronto con altri studi
Quello pubblicato su Cell non è il primo tentativo di individuare le tappe dell’invecchiamento umano. Secondo studi condotti da un team statunitense, esisterebbero altri due momenti critici, attorno ai 44 e ai 60 anni. Nel primo caso le variazioni riguarderebbero soprattutto il metabolismo dei lipidi, della caffeina e dell’alcol, oltre ad aspetti collegati a malattie cardiovascolari, pelle e muscoli. Nel secondo, invece, i cambiamenti sarebbero associati al metabolismo dei carboidrati e della caffeina, alla regolazione immunitaria, alla funzionalità renale e ancora a sistema cardiovascolare, pelle e muscoli.
L’obiettivo della ricerca
Secondo gli autori, il lavoro punta a costruire un atlante proteomico multitessutale dell’invecchiamento umano lungo un arco di circa 50 anni, per chiarire i meccanismi che stanno alla base del declino degli organi e distinguere i modelli comuni da quelli specifici dei singoli tessuti. La prospettiva indicata dagli studiosi è quella di favorire, in futuro, lo sviluppo di interventi mirati contro l’invecchiamento e le patologie legate all’età, con l’obiettivo di migliorare la salute nelle fasi più avanzate della vita.
