Allarme fumo tra i giovanissimi: «Le sigarette elettroniche un inganno per i ragazzini» – L’inchiesta
Tiziana Marras, Serd: «Le e-cig aprono la strada alla dipendenza». Tra gli under 13 il 7,5% ha provato prodotti a base di tabacco
Sassari Il fumo non se n’è mai andato. Ha solo cambiato forma, colore, linguaggio. Non più solo sigarette: adesso sembra vapore, caramella, gioco. E intanto scende sempre più in basso, fino agli undici anni, ragazzini che iniziano prima di sapere cosa stanno facendo. Una dipendenza che non urla più: seduce. Sigarette elettroniche, puff, bustine di nicotina. Un mondo nuovo, venduto come innocuo, che innocuo non è. Non è più trasgressione: è normalità. Colorata, tascabile, social. Uno status symbol che fa figo. E dietro quella nuvola leggera, la stessa vecchia dipendenza. Il numero complessivo dei fumatori in Italia è in calo, ma il fenomeno resta tutt’altro che sotto controllo. A preoccupare infatti non sono solo i dati generali, ma soprattutto l’esplosione del consumo tra i più giovani e il ruolo crescente dei nuovi dispositivi elettronici. A fare il punto è Tiziana Marras, psicologa e referente del Centro Antifumo della Asl di Sassari. «La prevalenza dei fumatori è diminuita nel corso degli anni – spiega Marras – anche se c’è stato un piccolo aumento intorno al 2022. Oggi però siamo ancora su valori importanti: circa il 22% della popolazione fuma». Tradotto in numeri, significa circa 10 milioni di fumatori in Italia nel 2025. «Gli uomini fumano di più, il 22,3%, mentre le donne sono intorno al 15%. Ma il divario si sta riducendo: sempre più donne fumano rispetto al passato».
Allarme giovanissimi Il dato più critico riguarda però le nuove generazioni. «Tra gli under 13 già il 7,5% ha provato prodotti a base di tabacco o nicotina», sottolinea Marras. «E tra i 14 e i 17 anni il dato sale al 37%». Numeri che fotografano un fenomeno precoce e in crescita. Ancora più preoccupante è il cosiddetto policonsumo: «Il 45% dei giovani fumatori utilizza contemporaneamente più prodotti: sigarette tradizionali, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche».
Sigarette elettroniche Sono proprio i dispositivi elettronici il vero spartiacque. «Tra i giovani le sigarette elettroniche sono le più diffuse e hanno aperto le porte del fumo ai ragazzini». Il motivo? Una combinazione di marketing e percezione errata del rischio. «Sono state presentate come strumenti di riduzione del danno, ma in realtà sono state una trappola delle multinazionali per espandere il mercato», afferma Tiziana Marras. E aggiunge: «Sono prodotti colorati, accattivanti, a volte sembrano caramelle o pennarelli. Non ricordano le sigarette e proprio per questo attirano i più giovani». Ma il problema non è solo estetico. «Le sigarette elettroniche aumentano la dipendenza. Nei dispositivi usa e getta, le cosiddette puff, vengono utilizzati sali di nicotina che permettono un assorbimento rapidissimo. Un ragazzo può assumere quantità di nicotina anche superiori a quelle di una sigaretta tradizionale». Non solo: «Ci sono aromi e additivi che riducono il fastidio alla gola, dando una falsa sensazione di sicurezza. Ma non è vapore: è un aerosol che contiene particelle ultrasottili, metalli pesanti e composti organici volatili».
I nuovi prodotti Oltre alle e-cig, stanno emergendo anche nuovi strumenti di consumo. «Si stanno diffondendo le bustine di nicotina, i cosiddetti nicotine pouches – spiega Marras – che possono causare anche intossicazioni gravi. La nicotina è un veleno e può portare anche alla morte». Purtroppo la comunicazione ha un peso rilevante: «I giovani sono influenzati soprattutto dai social – spiega Marras – dove questi prodotti sono molto pubblicizzati e ancora poco regolamentati». Un contesto che rende il fumo, soprattutto quello “nuovo”, più accettabile, più visibile, più vicino.
Il ruolo dei genitori Un altro nodo è la sottovalutazione del fenomeno in famiglia. «Molti genitori acconsentono all’uso delle sigarette elettroniche perché le considerano meno dannose. Ma è un inganno: sono dispositivi che aprono la strada al fumo tradizionale. Il tabacco è spesso la prima sostanza con cui si entra in contatto. E oggi questo avviene sempre più attraverso i dispositivi elettronici».
Smettere di fumare Nonostante la consapevolezza diffusa, smettere resta difficile. «Oltre il 50% dei fumatori dichiara di voler smettere ma l’81% prova a farlo da solo». E i risultati sono modesti: «Solo il 4-5% riesce davvero a smettere senza aiuto». Diverso il discorso per chi si affida ai centri antifumo: «Con un percorso strutturato, che include supporto psicologico e terapia farmacologica, si arriva al 30-40% di successo a 6-12 mesi». Eppure: «Solo il 5% dei fumatori utilizza farmaci o si rivolge ai centri antifumo». Il motivo è anche psicologico: «C’è una difficoltà a chiedere aiuto. Il fumatore tende a voler dimostrare di potercela fare da solo».
