Clima, il caldo africano sarà sempre più normale: presto la prima impennata termica – Le cause e i rischi per la salute
Le proiezioni parlano anche di nuovi record estivi per il 2026
Sassari È difficile da credere ora che la primavera fatica a decollare, lasciandoci in balia di venti freddi e pioggia. Eppure, le primavere e le estati che stanno per arrivare saranno sempre più calde, molto simili a quelle ormai celebri del 2003. L'anticiclone delle Azzorre, responsabile di un clima piacevole, sta infatti lasciando sempre più spazio a quello subtropicale, comunemente detto "africano", che sarà sempre più protagonista sulla Penisola negli anni a venire. Il primo assaggio potrebbe arrivare già a metà aprile.
Sul breve periodo: il primo caldo di stagione
Stando a ilMeteo.it dopo la Pasqua si sperimenterà la prima impennata delle temperature. La causa va ricercata a ridosso del Portogallo, dove si isolerà una profonda area di bassa pressione. In meteorologia, la presenza di una "falla" ciclonica in area iberica agisce come un ingranaggio che spinge forzatamente verso l'Italia masse d'aria provenienti direttamente dal deserto del Sahara. Questo meccanismo spezza il flusso atlantico e trasforma l'alta pressione da azzorriana a subtropicale, portando con sé un carico di aria molto calda.
Gli effetti saranno evidenti alcuni giorni dopo le festività, quando le temperature supereranno abbondantemente i 20-22° gradi su gran parte della Penisola, con picchi localmente anche verso i 25° nelle aree interne del Centro-Sud. Il cielo potrebbe non essere sempre limpidissimo a causa del richiamo di polveri desertiche in sospensione, tipico di queste risalite africane, o per il passaggio di qualche nube bassa lungo le coste tirreniche. Si tratterà comunque di una fase di stabilità estesa, che segnerà il primo assaggio di caldo della stagione.
Anticiclone delle Azzorre addio?
Caratterizzato da caldo in genere moderato, aria secca e ventilata, qualche temporale pomeridiano e non così frequenti picchi sopra i 30°, l’anticiclone delle Azzorre in Italia sta diventando sempre meno la regola e staziona sempre più spesso sull’Atlantico. Al suo posto sta subentrando sempre di più l’alta pressione legata al continente africano.
Con tutto ciò che porta con sé. E quindi più giorni oltre i 35-40°, la maggiore durata delle ondate di calore e la persistenza delle notti tropicali con le minime che non scendono mai sotto i 20°. Senza contare che l’estate climatica si sta allungando sempre di più: potrebbe durare da marzo a ottobre.
Alla base di questi mutamenti c’è principalmente i il surriscaldamento globale che, causando l’aumento delle temperature medie modifica la circolazione atmosferica e rafforza proprio le alte pressioni subtropicali, come quella africana e favorisce la risalita di aria calda dal Sahara verso il Mediterraneo.
Lo stabilizzarsi dell’anticiclone africano favorirà anche periodi prolungati di siccità, con ripercussioni su risorse idriche, agricoltura ed energia.
Sempre più frequenti, poi, saranno gli eventi atmosferici estremi, come temporali violenti, grandinate e alluvioni improvvise.
I rischi per la salute
Per quanto riguarda la salute, durante le ondate di calore aumentano inevitabilmente i rischi. Tra questi, quelli legati alla mortalità totale, soprattutto negli over 65 oppure il peggioramento delle malattie croniche come quelle cardiache, senza contare il pericolo di disidratazione e l’incremento dei colpi di calore. Tra le cause dirette principali, l’aumento delle notte tropicali che non favoriscono il notturno riposo fisiologico.
Il ritorno di El Niño
Sempre ilMeteo.it ha posto l’attenzione anche sulle alte probabilità che si “risvegli” anche El Niño, un fenomeno climatico naturale e periodico, che si verifica ogni 2-7 anni nel Pacifico equatoriale, che riscalda la superficie dell'acqua, con conseguenze anche sulla circolazione atmosferica. Può portare anche situazioni di siccità.
Secondo la National oceanic and atmospheric administration, la probabilità che El Niño si attivi tra luglio e settembre è stimata tra il 50% e il 60%; questo potrebbe trasformare il 2026 in un nuovo anno record dal punto di vista delle temperature. Fatto che non si esclude nemmeno se il fenomeno non dovesse ripresentarsi. Se, poi, l’eventuale formazione di El Niño avvenisse nella seconda parte dell’anno, le conseguenze più marcate si manifesterebbero nel 2027.
