Odissea sulla 131: tra cantieri e deviazioni, viaggiare sulla statale è un incubo – IL REPORTAGE
A pagare il prezzo più alto dei lavori sono autisti e autotrasportatori
La Strada statale 131 ad oggi è questo: una strada che si percorre, ma soprattutto si soffre. Le reazioni di chi la attraversa ogni giorno sono tutte le stesse, senza più voglia di edulcorare. «Ci vogliono almeno quattro ore», racconta Antonio Anania un autista di pullman con 34 anni di esperienza sulla tratta Olbia-Cagliari, e non è una lamentela isolata ma una misura concreta di quanto il tempo, su quell’asse fondamentale per l’isola, si sia dilatato fino a diventare imprevedibile. Rallentamenti, deviazioni, restringimenti: una somma di ostacoli che spezza il ritmo del viaggio e consuma la pazienza, con un’unica consolazione: la sosta a Tramatza o nei rifornitori lungo la 131, piccoli microcosmi dove fermarsi, prendere un caffè e rimettere insieme i nervi prima di ripartire.
Dentro la frustrazione di chi la vive tutti i giorni, c’è chi prova a dare una spiegazione. «Dopo la tragedia del crollo del Ponte Morandi si è iniziato a intervenire su ponti e gallerie, le criticità sono enormi, e si cerca di migliorarle», dice lo stesso autista. È il tentativo di dare un senso a quella proliferazione di cantieri che oggi punteggia la 131. Ma la distanza tra la necessità e la percezione resta tutta lì, sull’asfalto: perché se è vero che si sta mettendo mano ai problemi, è altrettanto vero che nel frattempo chi guida paga il prezzo più alto. Da anni.
E infatti, cambiando interlocutore, cambia anche il tono. «È tormentosa», taglia corto Mauro Mulas, un autotrasportatore, scegliendo una parola che riassume tutto. La 131, spiegano tutti, non è più una strada affidabile: è un percorso che obbliga a continui adattamenti, dove ogni deviazione o restringimento allunga i tempi e rompe la tabella di marcia. «Da Sassari a Cagliari ci metto circa tre ore», aggiunge.
La voce di un altro autotrasportatore, Giovanni Sanna, 20 anni di esperienza sulla strada, specialmente all’estero, è invece più rassegnata. «Mi accorgo di essere in Italia semplicemente dalle strade». Il confronto con il resto d’Europa è impietoso: «Altrove non è così, Spagna, Francia, Germania, non sono paragonabili. L’Italia è la peggiore».
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