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Porto d’armi, boom di doppiette nel Nuorese: ma l’esame è diventato più complicato

di Luca Urgu
Porto d’armi, boom di doppiette nel Nuorese: ma l’esame è diventato più complicato

La passione venatoria ha fatto incrementare le sessioni per il rilascio delle abilitazioni: «Oltre cento candidati in pochi mesi, ma la caccia non è una passeggiata»

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Nuoro Non una passeggiata, ma una prova vera. Innanzitutto nel nome della sicurezza. Il rilascio delle abilitazioni venatorie rappresenta uno dei principali ambiti operativi della Provincia. Quella di Nuoro, dal 1999 ad oggi ne ha concesso quasi 6.100. Dal novembre dello scorso anno con l’insediamento della nuova Commissione, il servizio ha avviato una fase di riorganizzazione incrementando le sessioni cercando di venire incontro ad una esigenza concreta. Da allora, sono stati fatti ben 11 esami, durante i quali sono stati esaminati quasi 100 candidati provenienti da tutto il territorio provinciale. Le materie d’esame per ottenere l’abilitazione si articolano su ambiti tecnici fondamentali: l’utilizzo e sicurezza delle armi; la zoologia, la legislazione venatoria, la tutela della natura e le norme di primo soccorso. A presiedere la commissione in una aula al piano terra dell’ente intermedio che sembra un museo con tante specie di animali selvatici imbalsamati è la dirigente Luisella Menne, con lei il segretario Paolo Cherchi e gli esperti dei cinque ambiti su cui verte la prova. Ovvero Andrea Dalu per la legislazione venatoria, Sergio Gabrielli per la zoologia applicata alla caccia, Pier Francesco Sanna esperto in armi e munizioni da caccia; Nicola Sanna per quanto riguarda la tutela della natura e salvaguardia delle colture agricole ed infine Gianfranco Dedola sulle norme di pronto soccorso.

«Non è una passeggiata, stiamo concedendo l’uso di un’arma e dobbiamo avere, non dico la certezza, ma sapere che il soggetto che prende quest’arma ha i contenuti di sicurezza, di prudenza e conoscenze per poter andare in campagna», dice Gianfranco Dedola, medico e cacciatore da oltre 50 anni, che ribadisce un concetto caro alla categoria. «Il cacciatore attualmente è un po’ una sentinella della natura. Diciamo che noi cacciatori siamo quelli che per il nostro hobby frequentiamo zone dove non passa quasi nessuno, e quindi possiamo osservare e prendere nota della consistenza della selvaggina oppure altre valutazioni importanti per il mantenimento dell’equilibrio in natura».

L’età media dei candidati è di circa 30 anni, oltre 20 le donne abilitate, mentre i comuni da cui arriva una maggiore domanda sono Oliena e Dorgali, territori con una forte presenza faunistica. «Dobbiamo dire che i cacciatori siamo una categoria in via di estinzione. Ai miei tempi ho preso il porto d’armi a 16 anni con la responsabilità di mio padre. Oggi sono pochi i giovani che si avvicinano a quest’arte venatoria. Diciamo che nei paesi esistono e resistono i gruppi che vanno a fare la caccia al cinghiale, che è un momento di grande condivisione di vicinanza dal punto di vista sociale, di coesione della comunità».

Il presidente della Provincia Giuseppe Ciccolini si sofferma sul cambio di passo con l’insediamento della nuova Commissione. «Abbiamo introdotto una programmazione stabile e trasparente delle sessioni d’esame. I dati dimostrano che questa scelta sta producendo risultati concreti: in pochi mesi abbiamo garantito una capacità operativa costante, riducendo i tempi di attesa e offrendo risposte puntuali ai cittadini», ha detto il presidente. «Il nostro obiettivo non è soltanto aumentare i numeri, ma qualificare il servizio. Il percorso di abilitazione, articolato su materie tecniche e normative, assicura una preparazione adeguata e responsabile, in linea con le esigenze di tutela ambientale e sicurezza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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