Moby Prince, l’associazione dei familiari delle vittime: «Tenere viva la memoria della strage per onorare chi non c'è più»
Trentacinque anni fa il più grande disastro marittimo della marina mercantile italiana dal dopoguerra
«Non possiamo permetterci il silenzio sulla strage della Moby Prince. Da allora sono passati 35 anni. Un tempo lunghissimo attraversato da dolore, ma anche dalla ricerca ostinata della verità. Se noi smettessimo di ricordare, il rischio sarebbe quello di spingere lentamente questa tragedia ai margini della memoria pubblica».
Lo hanno detto i presidenti delle associazioni dei familiari delle vittime della Moby Prince, Luchino Chessa (Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince) e Nicola Rosetti (Associazione 140) nella sala del consiglio comunale di Livorno nel corso della celebrazione del 35esimo anniversario della strage che coinvolse il traghetto della società Navarma e la petroliera Agip Abruzzo di Eni.
«Oggi guardiamo con attenzione al lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta - proseguono Chessa e Rosetti - guidata dall’on. Pietro Pittalis. Dopo il lavoro delle prime due commissioni che hanno ribaltato le verità processuali, attendiamo che questa commissione riesca a percorrere l’ultimo miglio. Noi non vogliamo una verità di comodo».
«Sempre per onorare la memoria delle 140 vittime - ha detto Chessa - rientrano le iniziative che molte amministrazioni comunali in tutta Italia hanno preso, come quella di intitolare strade e piazze alle vittime del Moby Prince. Sarebbe bello che anche Livorno avesse una strada, centrale e frequentata, che facesse memoria di coloro che persero la vita quella tragica notte. Sarebbe anche un modo per tenere viva la memoria tutti i giorni dell’anno».
«Per molti anni la battaglia per la verità e la giustizia - ha detto Rosetti - è stata portata avanti dalle due associazioni storiche dei familiari con determinazione e con l’obiettivo di non far calare il silenzio, guidate per anni da due grandi combattenti, Angelo Chessa e Loris Rispoli. Pensando a loro oggi abbiamo deciso di unire le nostre forze dando vita ad un’unica associazione. È una scelta di unità che facciamo consapevoli che spesso le divisioni hanno fatto il gioco di chi vuole che il silenzio copra questa vicenda. Una associazione come uno è lo scopo di noi familiari: avere verità, consapevoli che la strada non è ancora conclusa. E vogliamo percorrerla insieme. Per Angelo e Loris e per tutti i familiari che nel frattempo sono andati via. Per la città di Livorno. E per la dignità della nostra Repubblica. Perché trentacinque anni di attesa sono già troppi».
