Assalto ai portavalori in Toscana, dall’accento sardo al “pizzino”: tutti gli indizi seguiti dagli investigatori
Con l’operazione “Drago” gli inquirenti hanno messo sotto scacco la banda dei sardi
Sassari Le prove raccolte dagli inquirenti nell’ambito dell’operazione “Drago” – così era stata chiamata – si sono rivelate, fin dalle prime battute, tanto circoscritte quanto decisive. Un mosaico investigativo costruito pazientemente, tassello dopo tassello, partendo da elementi apparentemente marginali ma che, intrecciati tra loro, hanno finito per delineare un quadro accusatorio coerente.
L’accento
Tra i primi indizi emersi nelle ore immediatamente successive al colpo, un dettaglio ha attirato l’attenzione degli investigatori: l’accento sardo di alcuni dei partecipanti, chiaramente percepibile nei video amatoriali girati da passanti e residenti. Un elemento non sufficiente, da solo, a identificare i responsabili, ma abbastanza significativo da orientare le prime ipotesi investigative verso ambienti definiti, già noti alle cronache per episodi analoghi. Alcuni verificatisi anche in Sardegna.
Il Gps
La svolta, tuttavia, è arrivata con l’analisi dei dispositivi Gps installati su alcune delle auto utilizzate dai banditi. Quei tracciati, inizialmente solo una sequenza di coordinate, si sono trasformati in una vera e propria mappa dei movimenti del gruppo: spostamenti sospetti, soste in luoghi isolati, percorsi compatibili con la preparazione e la fuga dopo il colpo. È stato proprio seguendo queste traiettorie che gli inquirenti hanno individuato un’area di interesse nella zona di Castelnuovo Val di Cecina.
Il pizzino
Qui entra in scena il secondo elemento chiave dell’indagine: un pizzino, rinvenuto nei pressi di un casolare riconducibile a quello che viene considerato il basista. Su quel foglio, due numeri di telefono. Un dettaglio minimo, ma cruciale. Attraverso le verifiche incrociate sui tabulati e le intestazioni delle utenze, gli investigatori sono riusciti a ricostruire una rete di contatti che ha progressivamente ristretto il cerchio attorno ai presunti autori del colpo.
Sarebbe stata proprio la convergenza di questi elementi a consentire agli inquirenti di passare da una fase indiziaria a una più strutturata, culminata con le prime iscrizioni nel registro degli indagati. L’accento sardo, inizialmente poco più che una suggestione, ha trovato così riscontro in una serie di evidenze tecniche e documentali.
Gli imputati
Antonio Moni, nato a Volterra e residente a Castelnuovo Val di Cecina, Franco Piras, di Bari Sardo, Francesco Palmas, di Lanusei, Salvatore Campus, di Olzai, Nicola Fois, di Girasole, Marco Sulis, di Villagrande Strisaili, Renzo Cherchi, di Irgoli, Francesco Rocca, di Orotelli, Alberto Mura, di Ottana, Giovanni Columbu, di Ollolai, Salvatore Giovanni Antonio Tilocca, di Bottidda e Antonio Stochino, di Lanusei, sono difesi dagli avvocati Antonio Mereu, Lorenzo Soro, Pasquale Ramazzotti, Marco Talini, Marcello Caddori, Andrea Nieddu, Giuseppe Talanas, Potito Flagella, Angelo Magliocchetti, Carlo Ambrosini, Francesco Marongiu. (na.co.)
