La Nuova Sardegna

L’intervista

Il ceo di Visit Italy: «Basta con i luoghi da cartolina, ora i turisti cercano esperienze. Che sorpresa Sassari»

di Claudio Zoccheddu
Il ceo di Visit Italy: «Basta con i luoghi da cartolina, ora i turisti cercano esperienze. Che sorpresa Sassari»

Ruben Santopietro: «Dobbiamo invertire la tendenza il 70% dei viaggiatori si concentra sull’1% del territorio»

6 MINUTI DI LETTURA





Un’idea nata da una semplice osservazione e poi una scalata fino alla matematica del turismo con “l’equazione della sostenibilità”, una formula indicata dall’Unione europea nell’elenco (breve) dei documenti chiave per interpretare il futuro. La strada di Ruben Santopietro inizia nel 2016 a Londra, quando decide di fondare il portale Visit Italy, una community online che oggi conta 4,2 milioni di persone e che ne occupa 40, tra dipendenti e collaboratori. Dieci anni dopo, Santopietro è il Ceo della sua creatura, collabora con istituzioni e agenzie di tutto il Paese, Sardegna compresa, è uno dei più quotati esperti di turismo in Italia ma, soprattutto, è tra i pochissimi che ha deciso di rivoltare il dogma turistico che vede il visitatore al centro del mondo. Ad ogni costo.

Santopietro, com’è iniziata la sua avventura nel mondo del turismo?

«Mi occupo di questi temi da sempre, sono laureato in marketing territoriale. Però durante un periodo a Londra, nel 2016, ho notato che le piattaforme turistiche “visit” funzionavano alla grande, in tutto il mondo. In Italia, però, mancavano».

Poi?

«Mi sono informato, ho scoperto che nel 95% dei casi erano progetti pubblici, destinatari di fondi da reinvestire in campagne di promozione del territorio e delle sue peculiarità turistiche».

Dopo rientra in Italia e ci prova.

«Già, rientro e fondo Visit Italy. In sostanza non ho inventato nulla».

Nel suo “visit” c’è però qualcosa di nuovo, di rivoluzionario.

«Diciamo pionieristico. Ho immaginato il mio portale invertendo il paradigma che vede il turista al centro di tutto».

Si spieghi meglio.

«Il turista può e deve essere una forza positiva per il territorio, per le comunità che lo accolgono. Noi siamo cresciuti con una cultura che definisco monoturistica e che prevedeva il visitatore assistito e curato in ogni suo bisogno, anche a discapito del benessere delle comunità locali. Io invece credo che qualsiasi operazione strategica non debba essere esclusivamente costruita intorno al benessere del viaggiatore ma debba invece partire dall’impatto concreto che genera nelle comunità».

Un punto di vista che l’ha avvicinata alla Sardegna, giusto?

«Da almeno cinque anni, da quando Visit Italy ha iniziato a collaborare con la Camera di commercio di Sassari e con il progetto Salude&Trigu. E sì, abbiamo lo stesso punto di vista»

In sostanza, si parte del territorio...

«Esatto. Salude&Trigu nasce da un’idea ambiziosa e lo nomino spesso quando racconto progetti di successo. Lo dico perché nel settore del turismo, lo fanno anche gli accademici, si pensa che sia necessario costruire un prodotto turistico e poi fare promozione. La Camera di commercio di Sassari è stata innovativa: prima ha promosso la destinazione, puntando su determinati settori ed eventi, poi si è creata l’infrastruttura turistica e la domanda».

Può fare un esempio?

«Il progetto è nato nel 2019 mettendo a sistema 19 eventi e puntando sui mesi di spalla e, come si dice nel gergo turistico, destagionalizzando. Ora gli eventi sono più di 100 e stanno generando una ricaduta in termini di valore distribuito in tutta l’area del nord Sardegna. I numeri degli aeroporti, poi, definiscono il successo».

Non solo estate, dunque.

«È così. L’osservatorio di Visit Italy ha analizzato il dato nazionale degli aeroporti italiani. Tra gennaio e settembre del 2025 negli scali di Alghero e Olbia la crescita è stata doppia rispetto alla media nazionale. Ma la novità è che sono cresciuti nei mesi di spalla, un periodo in cui anche Salude&Trigu la rassegna contribuisce con pubblicazioni internazionali, promozione del territorio, accordi con compagnie aeree».

Messa così sembra che la Sardegna sia un paradiso turistico. Non crede che invece debba migliorare sotto qualche aspetto?

«Certo, si può fare sempre meglio. Dal mio punto di vista è la destinazione con il potenziale più alto in Europa. Non è solo un luogo bello, come magari possono essercene altri. La Sardegna è una terra che ha un’identità fortissima e profonda. Ecco, si può migliorare la capacità di rendere più leggibile l’identità. Si può spiegare e raccontare meglio la storia. D’altra, parte, la capacità di diventare riconoscibile misura l’interesse sui radar del turismo internazionale».

In che senso?

«La narrazione digitale, ad esempio, deve accresce la riconoscibilità del luogo non solo per le sue bellezze balneari. Ci sono centinaia di contenuti che possono avere un tono di voce internazionale e la sfida deve essere quella di trovare una narrazione sempre più coerente, internazionale, continua e reiterata nel tempo. Raccontare meno la costa e più l'entroterra per redistribuire i flussi. Puntare sui piccoli paesi, sugli eventi identitari, sulle persone, sugli antichi saperi. Per troppo tempo si è parlato di spiagge, c’è tanto altro».

Si dice spesso, in Sardegna, che sono belle anche le zone interne. La maggioranza dei turisti, però, va al mare. Crede che il suo sistema possa funzionare anche su larga scala?

«Non lo dico io, lo dice Skift, un opionion maker internazionale, una piattaforma di informazione e notizie leader nel settore dei viaggi e del turismo globale».

Ci racconti.

«Nel 2024 Skift ha fatto un’indagine negli Stati Uniti e ha scoperto che il 67% dei viaggiatori altospendenti americani non è più interessato ai beni di lusso ma punta invece sulle esperienze autentiche e sugli itinerari fuori dai precorsi battuti. Il lusso sta cambiando, non è più possesso di beni materiali che con le finanziarie sono alla portata di quasi tutti. Il vero lusso sarà la qualità delle esperienze. Il futuro non è il viaggio da cartolina, il turista consapevole cerca il contatto con la destinazione vera, vivace, reale».

Mettiamo da parte le cartoline. Qual è il luogo che l’ha stupita di più in Sardegna?

«Sassari».

Lo dice perché sta parlando con La Nuova Sardegna?

«No, (ride, ndr) ne sono convinto. L’ho visitata durante la festa dei Candelieri, manifestazione meravigliosa con un’atmosfera unica. Ho avuto ottimi ciceroni, mi hanno spiegato tutto: le tradizioni, i luoghi del passato, i palazzi storici. È davvero una città sottovalutata dal punto di vista turistico, è ricca di storia e di storie».

Tornando al mare?

«Sono innamorato di Alghero».

Bellezze turistiche che rischiano grosso con la crisi internazionale dei carburanti. Cosa ne pensa?

«Il Covid ci ha insegnato che per quanto l’uomo senta la necessità e il potere di prevedere gli eventi, spesso non ci riesce. Oggi siamo davanti a una situazione imprevedibile ma io faccio l’imprenditore e devo essere ottimista».

Tanto vale continuare a puntarci allora. A proposito, quali sono i suoi prossimi progetti?

«Continuare la collaborazione con la Camera di commercio di Sassari. Abbiamo rinnovato per altri due anni e ne siamo molto contenti. Poi stiamo lavorando alla seconda edizione di “Luminous Destinations” in collaborazione con la Bit di Milano. L’obiettivo è accendere la luce sui territori lontani dalle rotte turistiche».

Qual è la percentuale di distribuzione dei turisti in Italia?

«È sconvolgente: il 70% dei viaggiatori si concentra sull’1% del territorio nazionale. Questo provoca tanti problemi di overtoursim ma è anche un enorme opportunità per il 99% del Paese meno visitato, che ha potenzialità immense».

C’è una destinazione luminosa anche in Sardegna?

«Abbiamo scelto Borutta per la capacità di mettere al centro comunità, paesaggio e identità locale».

Primo Piano
Meteo

Goccia fredda in arrivo dal Nord Europa, weekend del 25 aprile tra caldo anomalo in Sardegna e temporali nell’Italia settentrionale

Le nostre iniziative