Naufragio a Santa Maria Navarrese, ritrovato il corpo di uno dei due pescatori dispersi: cosa sappiamo
A due mesi dalla tragedia, ancora nessuna traccia del comandante del peschereccio Antonio Morlè
Un cadavere in avanzato stato di decomposizione è stato recuperato dalla Guardia Costiera al largo delle coste della Gallura. In base alle prime informazioni si tratterebbe di Enrico Piras, uno dei due pescatori dispersi dall'11 febbraio dopo l'affondamento del peschereccio Luigino nel mare di Santa Maria Navarrese, a metà della costa orientale della Sardegna.
Il giorno dell'affondamento si era salvato un pescatore ed erano scomparsi in due. Un mese è stato ritrovato il relitto del peschereccio a 150 metri di profondità, ma nessuna traccia dei due uomini. Oggi è arrivata la segnalazione di un corpo che galleggiava a circa 10 miglia dall'isola di Mortorio e la Guardia Costiera di Olbia è intervenuta per portare il cadavere sui moli di Porto Cervo.
Sulla scomparsa stava indagando la Procura di Lanusei e oggi è intervenuta anche quella di Tempio, per competenza territoriale. Manca ancora l'ufficialità, ma la catenina ritrovata al collo della salma sarebbe quella di Enrico Piras. Nessuna traccia ancora, a due mesi dal naufragio, del comandante del peschereccio Antonio Morlè.
L’accaduto
Il naufragio era avvenuto l’11 febbraio nel mare di Santa Maria Navarrese. In quella tragedia causata dal maltempo, persero la vita i due pescatori di Tortolì Antonio Morlè, 53 anni, ed Enrico Piras, 63 anni, mentre il terzo componente dell’equipaggio, Antonio Lovicario, era riuscito a salvarsi. Le ricerche dei due dispersi erano riprese già il giorno successivo al naufragio, ma erano state interrotte quasi subito a causa delle condizioni meteo marine avverse. Nei giorni successivi le operazioni sono poi proseguite fino al ritrovamento del relitto, il 19 marzo. I resti del “Luigino” si trovavano a 150 metri di profondità, a un centinaio di metri dal punto indicato nelle ricerche.
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