La Nuova Sardegna

L’intervista

Shiva a “Belve” mentre arriva la condanna per rissa: «Fedez mi ha danneggiato. Mio figlio nato mentre ero in carcere»

Shiva a “Belve” mentre arriva la condanna per rissa: «Fedez mi ha danneggiato. Mio figlio nato mentre ero in carcere»

Il rapper nel 2023 era stato condannato per tentato omicidio. La pena è stata ridotta con obbligo di firma

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Nella puntata di Belve in onda ieri 21 aprile su Raidue, Francesca Fagnani ha intervistato il rapper Shiva, al secolo Andrea Arrigoni mentre l’artista da oltre 2 milioni di follower su Instagram veniva condannato a tre anni e sei mesi di reclusione per rissa. Il format infatti non è in diretta. 

L’artista nel 2023 ha subito un agguato e dopo essere stato aggredito da due ragazzi, nei pressi della sua abitazione, ha impugnato una pistola e sparato, ferendo gli aggressori alle gambe. Shiva è stato arrestato e poi condannato per tentato omicidio. Dopo il patteggiamento, ha ottenuto una riduzione della pena e la libertà con obbligo di firma. «La pistola non è mai stata trovata, che fine ha fatto?», chiede Fagnani. «Non ne ho idea», risponde lui, sorridendo. E ancora: «Ho patteggiato il tentato omicidio solo per tornare a fare i concerti, i dischi. Era nato mio figlio. C'erano tante dinamiche». 

La vicenda è l'occasione anche per soffermarsi sul rapporto con il collega Fedez, unico tra i rapper a non aver aderito al movimento '#freeshiva' per la sua scarcerazione. Il motivo del dissapore nasce da una puntata di "Muschio Selvaggio”, in cui Fedez aveva evidenziato alcune rime che Shiva definisce misogine. «Il Gip che mi ha interrogato era donna, m’ha messo in condizioni difficili».

Quando Fagnani gli fa notare che la responsabilità sarebbe dell’autore dei versi, Shiva resta fermo nella sua posizione. «Fedez non si è mai esposto su di me e l’unica volta che lo ha fatto è stato nel momento più critico della mia carriera. Mi ha danneggiato». Shiva ripercorre la carriera. «Ho iniziato a 13 anni. L’infanzia è stata completamente dedicata alla musica. Non ho mai avuto neanche una ragazza prima». Il momento più emotivo arriva quando parla della nascita del primo figlio, avvenuta mentre era in carcere. «Non mi hanno accettato il permesso. Di solito si accettano anche in casi di reati più gravi». Poi il ricordo dei fuochi d’artificio che annunciavano la nascita: «Quando li ho sentiti ho pianto tantissimo». Nello studio di Belve, Shiva affronta anche la ferita dell’assenza paterna. «Nella vita cosa era giusto o sbagliato l’ho dovuto capire da solo. E per capirlo ho dovuto sbagliare». 

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