Uccide il figlio di 11 anni e si toglie la vita in aeroporto, ora la famiglia chiede giustizia – La storia
Dietro questo omicidio-suicidio ci sarebbero anni di lotta per l’affidamento
«Giovanni Perez non si è limitato a premere il grilletto all'aeroporto di Elko, ma è crollato sotto il peso della sua stessa volontà spezzata, rendendo Callan l'ultima vittima di una guerra per l'affidamento in cui il possesso contava più della vita; in termini nietzschiani, questa non è una tragedia, ma la grottesca inversione dei poteri, in cui un uomo, incapace di dominare il proprio caos, confonde la distruzione con il controllo e la chiama destino».
Lo sgomento corre sui social e parla di una tragedia che ha coinvolto Giovanni Perez, 37 anni, uomo e padre che ha sparato e ucciso il figlio undicenne, Callan, all'interno di un piccolo aeroporto di Elko (stato del Nevada, Stati Uniti), prima di rivolgere l'arma contro se stesso vicino a una biglietteria. La sparatoria è avvenuta poco dopo le 12.30 di lunedì 13 aprile ed è stata inizialmente segnalata come una situazione di sparatoria in corso.
Quando gli agenti sono arrivati, hanno trovato Giovanni morto, mentre chi ha chiamato la polizia ha riferito che il piccolo Callan era stato trovato con una ferita da arma da fuoco per essere poi trasportato in ospedale, dove è stato successivamente dichiarato morto.
Sono scattate le indagini, solo così gli investigatori hanno appreso che Perez era coinvolto in una disputa per l'affidamento con i nonni materni di Callan. Le autorità hanno poi affermato che teneva il bambino lontano da loro e da altri familiari.
Nel frattempo, la famiglia di Callan ha aperto una pagina su GoFundMe, chiedendo giustizia ed esprimendo la propria preoccupazione per il fatto che il sistema non sia riuscito a proteggere il bambino.
«Dietro la tragedia – scrivono i conoscenti sui social – ci sono anni di lotte nascoste: dispute per la custodia, disturbo post traumatico da stress post traumatico e problemi di salute mentale non affrontati che sono culminati in un cuore infranto irreversibile».
Famiglia, amici e compagni di classe piangono la perdita di un bambino pieno di vita, interrotta da uno sparo, per mano del padre che non si rassegnava al fatto di vederlo vivere con i parenti.
