Studente chiede a ChatGpt quante persone uccidere per diventare famoso. Poi va all’università e spara
L’episodio risale al 17 aprile 2025. Il ruolo dell’IA nella ricostruzione del procuratore generale della Florida
Uno studente di 20 anni ha ucciso due persone e ferito altre cinque in un campus universitario negli Stati Uniti dopo aver interagito con ChatGPT: sul caso è stata aperta un’indagine per chiarire il ruolo dell’intelligenza artificiale. L’autore dell’attacco, Phoenix Ikner, ha aperto il fuoco il 17 aprile 2025 alla Florida State University, dopo aver inviato al chatbot una foto di una pistola e chiesto informazioni sul suo utilizzo. Poco prima della sparatoria, aveva anche posto domande su possibili reazioni del Paese a un attacco armato nel campus.
Secondo quanto ricostruito dal procuratore generale della Florida, James Uthmeier, tra il 2024 e il 2025 lo studente ha scambiato circa 14mila messaggi con ChatGPT. Tra questi, contenuti violenti, riferimenti a stragi e domande su come ottenere notorietà attraverso un attacco. Dopo l’arresto dello studente, l’indagine è stata estesa a OpenAI, la società che ha sviluppato il chatbot, per verificare eventuali responsabilità.
L’azienda ha dichiarato di aver collaborato con le autorità fornendo i dati dell’account. Il caso riapre il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale e sui limiti tra tutela della privacy e prevenzione di comportamenti violenti. Secondo l’accusa, se al posto del chatbot ci fosse stata una persona, si sarebbe potuto ipotizzare un coinvolgimento diretto nei fatti. Non si tratta di un episodio isolato.
Altri casi negli Stati Uniti e in Canada hanno evidenziato come strumenti di intelligenza artificiale siano stati utilizzati per raccogliere informazioni su armi ed esplosivi prima di attacchi violenti. In particolare, nel 2026 una giovane canadese ha compiuto una strage dopo aver utilizzato ChatGPT, portando le famiglie delle vittime ad avviare un’azione legale contro Sam Altman e l’azienda, accusati di non aver segnalato per tempo comportamenti ritenuti a rischio.
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