Studenti a confronto sui temi della giustizia e della memoria civile
Il prima fila il Circolo “Peppino Mereu” di Grosseto e Siena con l’Iti “Leonardo da Vinci” di Firenze
Siena Prima il ricordo del 34° anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, a seguire un incontro-confronto con gli studenti. L’apertura della giornata era promossa dall’Associazione Le Sentinelle di Nonno Nino, presente tra gli altri la vice presidente della Regione Toscana Mia Diop, e con la partecipazione di una scolaresca e dei rappresentanti del Circolo dei sardi di Grosseto e Siena “Peppino Mereu”. Nel pomeriggio, poi, appuntamento nella Sala della legalità, nella Tenuta di Suvignano, con quattro classi dell’Istituto tecnico industriale “Leonardo da Vinci” di Firenze, alla presenza del cardinale Augusto Paolo Lojudice. Ad introdurre l’iniziativa è stato Federico Cignelli, rappresentante del Parlamento regionale degli studenti toscani. Il cardinale Lojudice ha ricordato l’attenzione rivolta fin dal suo arrivo nella diocesi di Siena ai temi della giustizia e della memoria civile, valorizzando la piccola Chiesa dedicata al ricordo di Rosario Livatino, il giovane magistrato assassinato dalla mafia a soli 38 anni, proclamato beato dalla Chiesa e commemorato ogni 29 ottobre.
La dirigente scolastica dell’Iti “Leonardo da Vinci”, Francesca Balestri, ha evidenziato l’importanza di momenti formativi capaci di coniugare memoria, educazione e partecipazione civile. Durante l’incontro, Dina Meloni, presidente del Circolo degli emigrati sardi “Peppino Mereu”, ha donato ai presenti una copia del volume dedicato a “Emigrazione sarda in Centro Italia”. A chiudere l’evento è stata Sandra Becucci, che ha presentato l’allestimento presente all’interno della Sala della legalità dedicato allo “Spazio della narrazione dell’emigrazione sarda in Centro Italia”, realizzato grazie al contributo dell’assessorato del Lavoro della Regione Sardegna e alla disponibilità e al sostegno della Regione Toscana.
Becucci ha posto particolare attenzione alla storia dei pastori sardi emigrati dalla Sardegna alla Toscana, inizialmente con le proprie greggi e successivamente raggiunti dalle famiglie, in un fenomeno migratorio che ha assunto dimensioni significative a partire dagli anni Sessanta del Novecento. La docente, inoltre, ha ricordato le difficoltà vissute da queste comunità, spesso discriminate perché ingiustamente associate ai fenomeni criminali dei sequestri di persona che, per circa vent’anni, colpirono l’Italia. Una realtà che, grazie all’onestà, al lavoro e alla capacità di integrazione, è riuscita nel tempo a conquistare rispetto e riconoscimento, diventando oggi una componente fondamentale dell’economia rurale toscana, contribuendo al mantenimento del paesaggio simbolo della Toscana nel mondo e alla produzione di eccellenze casearie riconosciute da importanti certificazioni e da un mercato in continua crescita.
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