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«Il mio Michael non è morto, vi prego, cercatelo ancora»: il disperato appello di una madre per il figlio scomparso

di Tiziana Simula
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Cristina Pittalis: «Ditemi cosa è successo: voglio solo la verità»

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Luras Il viaggio in Sardegna per una vacanza dai nonni, dal 2 al 13 luglio 2024, in tasca i biglietti di andata e ritorno. Poi, la decisione improvvisa di restare ancora nell’isola, di piazzare una tenda a Valdicorru, nelle campagne tra Luras e Luogosanto, insieme a una ragazza inglese conosciuta on line che l’aveva raggiunto qualche giorno dopo, e quell’ultimo messaggio alla mamma Cristina: «Ciao mà, siamo arrivati a Valdicorru, abbiamo piazzato la tenda, siamo molto stanchi, tra un po’ andiamo a dormire...». Poi, più nulla. Il silenzio. Il vuoto.

Un’assenza che squarcia il cuore di una madre che non si dà pace, che in ogni istante della sua giornata si chiede dov’è suo figlio, che cosa gli sia successo. Sono trascorsi quasi due anni dalla scomparsa di Michael Frison, il giovane di 25 anni di origine sarda ma residente nel Regno Unito, svanito nel nulla il 12 luglio 2024 nelle campagne tra i due comuni galluresi. Da quel giorno non è ancora emerso alcun elemento concreto che possa spiegare cosa sia accaduto. Una scomparsa avvolta nel mistero. Di lui, nessuna traccia, solo i suoi abiti: scarpe, pantaloncini e maglietta, ritrovati in uno stazzo, a Valdicorru, da dove presumibilmente si è allontanato per non ritornare più.

Questo, perlomeno, avrebbero riferito le persone che erano con lui: una coppia straniera proprietaria dello stazzo, e la ragazza inglese. Avrebbero detto che era nudo e in stato confusionale. Da allora, Cristina Pittalis, sua madre, non ha mai smesso di lanciare i suoi appelli, di chiedere che le ricerche vengano riaperte, che si svolgano tutti gli accertamenti necessari a ricostruire i fatti. «Mio figlio è scomparso e nessuno lo sta cercando ... È un dolore troppo grande, sono disperata, mi manca immensamente». Dall’Inghilterra, dove ha vissuto per trent’anni e cresciuto Michael e l’altro suo figlio che ora ha 12 anni, Cristina Pittalis si è trasferita a Tempio per seguire da vicino la vicenda. «Non potevo continuare a rimanere lì, senza di lui», dice. Piange Cristina. E col cuore a pezzi ricorda che il prossimo 28 giugno Michael avrebbe compiuto 27 anni. «Gli hanno strappato la vita, si faccia qualcosa ... Se quella sera stava male, se era davvero in stato confusionale, perché chi era con lui non ha chiamato i soccorsi? E dove è finita Niomi, la ragazza inglese? È ripartita il 24 luglio. Bisogna rintracciarla, sentirla. Lei è l’ultima persona che è stata con Michael, la sua testimonianza è fondamentale per ricostruire i momenti precedenti alla sua scomparsa. Perché è stata lasciata andare? Ora è introvabile. E per me è come se fosse latitante».

Ha nella testa mille domande e nessuna risposta. È disperata e arrabbiata. Ritiene che finora la magistratura gallurese non abbia fatto tutto ciò che si poteva fare. Sollecita un maggiore coinvolgimento delle autorità italiane e dell’Interpol, ricordando che sia il figlio che Niomi sono cittadini britannici e che la collaborazione internazionale potrebbe favorire l’acquisizione di informazioni antecedenti al viaggio in Sardegna e altri elementi utili alla ricostruzione e portare nuovi sviluppi nell’inchiesta. «Voglio solo verità», ripete.

In Sardegna Michael aveva deciso di andare per festeggiare il suo compleanno e quello della nonna che era a luglio. Aveva fatto i biglietti di andata e ritorno. Sarebbe dovuto rientrare a casa il 13 luglio. Ma, poi, aveva cambiato programma. Il 12 lui e Niomi, che nel frattempo lo aveva raggiunto, avevano salutato i nonni ed erano andati a Valdicorru. Cosa sia successo dopo, è ancora da stabilire. «Dicono che si sia allontanato il 13 mattina. Io sono stata avvisata della sua scomparsa dalla ragazza che mi ha mandato un messaggio su Messanger, sul mio profilo Facebook, domenica 14 alle 12.29. In tutte quelle ore nessuno ha chiesto aiuto. Sono stata io a dire loro di dare l’allarme ai carabinieri».

Dall’Inghilterra è stata lei a dare impulso alle ricerche. Partite, quindi, con ritardo. Hanno coinvolto carabinieri, vigili del fuoco, protezione civile, barracelli e numerosi volontari. Sono stati impiegati droni, unità cinofile e squadre di terra, che hanno battuto per giorni i boschi e le campagne di Luras, Luogosanto e Sant’Antonio di Gallura. Sono state ispezionate anche alcune cavità naturali e diversi casolari abbandonati, ma le operazioni si sono concluse dopo circa un mese senza alcun risultato. Nessuna traccia utile è stata individuata né nei terreni di Valdicorru né nelle acque del Lago del Liscia. La Procura di Tempio ha aperto un fascicolo con ipotesi di reato “istigazione al suicidio”. «Non è assolutamente possibile che possa aver fatto un gesto simile, Michael non mi avrebbe mai lasciato da sola e tanto meno il fratellino che amava profondamente», dice Cristina. Che dopo due anni senza suo figlio, continua a combattere. «Attivate l’Interpol, perché Michael è cittadino britannico ed è sparito in Italia. Serve collaborazione internazionale, serve volontà». Affiancata dal suo legale, l’avvocata Cinzia Tirozzi, ha depositato in Procura una nuova memoria. Il suo cuore spera ancora nella verità.

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