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Radioterapia, una sola macchina e 130 malate di tumore al seno in attesa – Che cosa è successo

di Luigi Soriga
Radioterapia, una sola macchina e 130 malate di tumore al seno in attesa – Che cosa è successo

Sassari, ci vorrà ancora un anno per attivare il secondo acceleratore lineare. La dottoressa Campoccia: «Ora facciamo l’impossibile, ma non basta»

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Sassari Il cancro non sa cosa sia un cronoprogramma. Se ne frega altamente dei ritardi dell'ingegneria clinica. Lui semplicemente avanza. Ed è per questo che nella sala d'attesa della Radioterapia dell'Aou di Sassari l'ansia si taglia col coltello. Centotrenta persone in bilico. Donne operate al seno che mandano mail di protesta, pazienti che non hanno i soldi per spostarsi a Olbia o Cagliari, o o per emigrare oltremare per farsi curare. Per loro, l'unica salvezza è incastrata in una slot di venti minuti sotto l'unico acceleratore lineare rimasto in funzione. Acceso dalle sette del mattino alle otto di sera. Una macchina sola per tenere in vita un pezzo intero di Nord Sardegna.

«Stiamo affrontando un periodo di aggiornamento tecnologico - spiega Salvatrice Campoccia, direttrice della Radioterapia oncologica dell’Aou di Sassari- gli acceleratori che ho trovato quando ho iniziato la mia attività erano due macchinari ventennali. Andavano assolutamente sostituiti e la Regione aveva pianificato il cambiamento. Tuttavia, i finanziamenti (tra fondi Pnrr, Consip e i fondi per il Mezzogiorno) sono arrivati tutti contemporaneamente. L'aggiornamento è avvenuto in maniera simultanea in tutte le aziende pubbliche della Sardegna (Sassari, Nuoro e Cagliari). Abbiamo rischiato il default, e in un’isola come la nostra non ce lo possiamo permettere. Gli altri centri hanno completato il percorso, noi invece siamo ancora metà strada: abbiamo cambiato un solo acceleratore».

A giugno 2025, Sassari ha attivato il nuovo acceleratore lineare Radixact (Tomoterapia elicoidale), una piattaforma ad elevatissima precisione, condivisa nell'isola solo con il Businco di Cagliari. Ma l'eccellenza tecnologica ha un prezzo in termini di tempo e protocolli. «Questo acceleratore - sottolinea Campoccia - bisogna immaginarlo come una macchina da corsa. Rispetto a quelle vecchie, questa è una Formula 1. Ha bisogno di una squadra che la monitori costantemente, soprattutto nella fase iniziale. Noi dobbiamo lavorare intorno a un margine di errore dell’apparecchio dello 0,5% o dell'1%. In radioterapia la precisione è tutto: una volta somministrate, le radiazioni non si possono togliere».

Questa necessità di sicurezza assoluta si traduce in ore sottratte ai trattamenti. La macchina si accende alle 7,30 e richiede subito 40 minuti di riscaldamento e controlli meccanici obbligatori. All'inizio, i fisici sanitari dovevano effettuare fino a tre ore al giorno di verifiche di qualità a causa delle normali oscillazioni iniziali della macchina. Oggi, negli ultimi due mesi, le performance si sono stabilizzate: «I controlli seriali risultano perfetti, quindi i fisici hanno potuto ridurre il tempo a un'ora e mezza, permettendoci di inserire qualche paziente in più».

Lavorare con un solo acceleratore operativo anziché due ha costretto il reparto a una riorganizzazione acrobatica. L'attività si sviluppa su due turni giornalieri, dalle 7,30 alle 20 (e spesso oltre). Di recente, i trattamenti giornalieri sono stati faticosamente portati da 27 a 31. Per farlo, ogni giornata viene pianificata come un mosaico millimetrico. «La nostra attività è un continuo incastro per ottimizzare i tempi - racconta la dottoressa - Ci sono trattamenti palliativi che durano 5 minuti e altri complessi che ne richiedono 20 o più. Incastriamo i minuti per non lasciare spazi vuoti». Dietro i numeri c'è lo straordinario valore umano dell'équipe sassarese: «Ho un gruppo giovane e molto motivato. Tecnici, medici e infermieri rimangono oltre l'orario con molta cura e attenzione. Se la macchina ha un problema e va riavviata, il solo riavvio prende mezz'ora. Significa che i pazienti aspettano, ma noi li facciamo rimanere e restiamo anche noi pur di trattarli. Abbiamo persino un tecnico costantemente in sede per risolvere i guasti in tempo reale. Ma oltre i 31 pazienti non possiamo andare: per assorbire la lista d’attesa servirebbe la seconda macchina, dovremmo viaggiare a 60 pazienti al giorno.»

La svolta definitiva avverrà solo con il secondo acceleratore, il Varian TrueBeam. L'installazione era prevista entro la fine del 2025, ma i lavori non sono partiti. «Sto tempestando l'ufficio acquisti e l'ingegneria clinica - ammette Campoccia - Siamo in un palazzo storico, l'ambiente è degradato e i tempi si sono dilatati. Inoltre, quando arriverà la macchina, i fisici dovranno misurarla per mesi, perché ogni acceleratore è un'identità unica. Realisticamente, ci vorrà un anno».

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