Morto David Hockney, il maestro della Pop Art che trasformò piscine, paesaggi e iPad in arte contemporanea
In oltre settant’anni di carriera ha attraversato pittura, fotografia, collage, scenografia e disegno digitale, diventando uno degli autori più riconoscibili e amati dell’arte contemporanea.
Londra È morto David Hockney, uno degli artisti britannici più celebri del Novecento e del nuovo millennio. Aveva 88 anni. La notizia è stata comunicata oggi, venerdì 12 giugno, dalla sua publicist Erica Bolton. Hockney è morto giovedì nella sua casa di Londra, a meno di un mese dal suo 89esimo compleanno. La causa del decesso non è stata resa nota.
Nato il 9 luglio 1937 a Bradford, nel nord dell’Inghilterra, Hockney ha costruito in oltre settant’anni una carriera segnata da una continua sperimentazione. Ha lavorato sulla pittura, sul ritratto, sul paesaggio, sulla Pop Art, ma anche sulla fotografia, sul collage, sulla grafica e, negli ultimi anni, sul disegno digitale realizzato con l’iPad.
Il grande pubblico lo ha associato soprattutto alle immagini luminose della California: piscine, case, giardini, finestre e corpi immersi in una luce netta, quasi sospesa. Hockney si trasferì a Los Angeles negli anni Sessanta e fece di quel paesaggio urbano e solare uno dei temi centrali della sua opera. Con i suoi occhiali tondi e i capelli biondo platino, divenne una figura riconoscibile della scena artistica britannica e americana già prima dei trent’anni.
La sua formazione era però profondamente radicata nella tradizione inglese. Dopo gli anni a Bradford, studiò al Royal College of Art di Londra e si impose presto all’attenzione di critici e galleristi. I suoi riferimenti andavano dai ritrattisti del Rinascimento a William Hogarth, da Turner a Picasso, fino alla Pop Art americana. Pur vicino a quel linguaggio, Hockney ha sempre mantenuto una voce personale, fondata sull’osservazione, sul colore e su una ricerca costante del piacere visivo.
Anche la dimensione privata entrò presto nella sua pittura. Dichiaratamente gay in anni in cui l’omosessualità era ancora illegale nel Regno Unito, Hockney affrontò temi erotici e affettivi con naturalezza e coraggio, portando nei suoi lavori relazioni e corpi maschili osservati con la stessa attenzione che la storia dell’arte aveva riservato per secoli al nudo femminile.
Il successo arrivò molto presto. Alcuni suoi disegni furono acquistati dal Museum of Modern Art di New York già all’inizio della carriera. Nel 2018 il dipinto “Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)” fu battuto da Christie’s per 90,3 milioni di dollari, stabilendo allora un record per un artista vivente.
Hockney non si limitò mai alla tela. Disegnò scene e costumi per teatro e opera, lavorò con la fotografia costruendo complessi collage di immagini e studiò il rapporto tra arte e strumenti ottici nel libro “Secret Knowledge: Rediscovering the Lost Techniques of the Old Masters”, pubblicato nel 2001. Più tardi fece dell’iPad uno dei suoi strumenti preferiti, dimostrando che anche la tecnologia poteva diventare un mezzo pienamente artistico.
Negli ultimi anni tornò a guardare l’Europa. I paesaggi dello Yorkshire e poi quelli della Normandia alimentarono una nuova stagione creativa, fatta di boschi, colline, campi, alberi e fioriture. Durante il lockdown per il coronavirus, in Francia, realizzò disegni digitali dedicati alla primavera, accompagnati dal messaggio: “Ricordatevi che non possono cancellare la primavera”.
Considerato uno degli artisti britannici più popolari e influenti della sua generazione, Hockney ha continuato a lavorare fino alla fine. Lascia il compagno di lunga data Jean-Pierre Gonçalves de Lima, il pronipote e assistente di studio Richard Hockney, i fratelli Philip e John, e numerosi nipoti e pronipoti.
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