Partite Iva, regime forfettario sotto esame: l’Europa chiede di correggere la flat tax
La Commissione europea contesta le differenze di trattamento tra autonomi e dipendenti e l’effetto della soglia fissata a 85mila euro
Roma Il regime forfettario torna nel mirino dell’Unione europea. Per il terzo anno consecutivo Bruxelles richiama l’Italia sui possibili squilibri prodotti dalla tassazione agevolata riservata alle piccole partite Iva. La Commissione non ne propone esplicitamente la cancellazione, ma chiede di correggere un sistema considerato poco progressivo e capace di condizionare le scelte di professionisti e imprese.
Nel Country Report sull’Italia, pubblicato il 3 giugno, la Commissione europea osserva che i regimi speciali destinati ai lavoratori autonomi rendono il sistema fiscale più complesso, riducono la progressività delle imposte ed erodono la base imponibile. Una delle criticità riguarda la distanza tra il trattamento riservato agli autonomi e quello applicato ai dipendenti con una capacità economica simile.
Come evidenziato dal Corriere della Sera, il tema non è quindi l’abolizione automatica del forfettario, ma una possibile stretta sulle sue caratteristiche più controverse: l’aliquota sostitutiva, compresa tra il 5 e il 15 per cento, e soprattutto il limite di ricavi fissato a 85mila euro.
Come funziona il regime
Possono accedere al forfettario le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e rispettano i requisiti stabiliti dalla legge. Il limite principale è rappresentato da ricavi o compensi non superiori a 85mila euro.
Sul reddito imponibile, determinato attraverso coefficienti diversi a seconda dell’attività svolta, viene applicata un’imposta sostitutiva del 15 per cento. L’aliquota scende al 5 per cento per i primi cinque anni delle nuove attività, quando sono presenti tutte le condizioni previste.
Il sistema consente inoltre una gestione contabile semplificata e l’esclusione da diversi adempimenti ordinari. Per molti professionisti, artigiani e piccoli imprenditori rappresenta quindi una forma di protezione in un mercato caratterizzato da compensi discontinui e tutele spesso limitate.
Il problema della soglia
La principale contestazione europea riguarda il limite degli 85mila euro. Sotto questa cifra il contribuente può restare nel regime agevolato; superandola, deve invece passare alla tassazione ordinaria, con regole molto differenti.
È il cosiddetto “effetto scalino”. La brusca variazione del trattamento fiscale può spingere chi si avvicina alla soglia a rinviare alcuni compensi, ridurre l’attività o evitare nuovi incarichi per non perdere i benefici del forfettario.
La Commissione sottolinea inoltre che il meccanismo può rappresentare un disincentivo alla crescita e all’aggregazione delle microimprese. Il rischio è che la convenienza fiscale induca alcune attività a restare artificialmente sotto il limite invece di espandersi.
Le differenze con i dipendenti
La questione si inserisce in un problema più ampio: la diversa tassazione applicata ai redditi da lavoro. Due persone con entrate comparabili possono sostenere un carico fiscale molto differente a seconda che producano il reddito come dipendenti oppure come autonomi.
Secondo Bruxelles, i regimi agevolati e il crescente ricorso a forme di tassazione sostitutiva riducono la progressività complessiva del sistema. Il confronto è particolarmente delicato in Italia, dove il peso fiscale sul lavoro resta superiore alla media europea.
La richiesta è quindi quella di rendere il prelievo più coerente, limitando le disparità tra categorie senza rinunciare alle semplificazioni necessarie per le attività di dimensioni minori.
Nessuna abolizione immediata
Al momento non esiste un provvedimento europeo che imponga all’Italia di eliminare il regime forfettario. Le indicazioni della Commissione sono raccomandazioni di politica economica e fiscale, non obblighi immediatamente applicabili ai contribuenti.
Una cancellazione improvvisa, inoltre, aumenterebbe sensibilmente il carico fiscale per centinaia di migliaia di professionisti, consulenti, artigiani e piccoli imprenditori. Per questa ragione, anche tra gli economisti critici verso l’attuale modello, prevale l’ipotesi di una revisione graduale.
Una delle soluzioni potrebbe essere l’introduzione di un passaggio più progressivo tra il regime agevolato e quello ordinario, in modo da attenuare il salto fiscale al superamento della soglia.
La possibile riforma
Il confronto con Bruxelles è destinato a proseguire, anche per la necessità di ridurre le agevolazioni considerate meno efficienti e migliorare la qualità del sistema tributario italiano.
La vera alternativa non è necessariamente tra mantenere il forfettario così com’è oppure cancellarlo. Il nodo sarà trovare un equilibrio tra la tutela delle piccole attività, la semplicità degli adempimenti e il rispetto della progressività fiscale, evitando che il meccanismo finisca per penalizzare la crescita dei lavoratori autonomi.
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