Coin rilancia con Mango e nuovi negozi: piano da 30 milioni per salvare lo storico marchio
Nuovi brand, negozi nei centri storici e un aumento di capitale da 30 milioni
Milano Coin prova a ripartire cambiando identità. Non più soltanto grande magazzino, ma piattaforma di brand, con spazi ampi dedicati ai marchi partner e un’offerta pensata per la famiglia media italiana. È questa la linea del piano di rilancio del gruppo, raccontato da Matteo Cosmi, amministratore delegato di Coin.
Il passaggio decisivo riguarda l’allargamento delle categorie merceologiche. Accanto alla moda e alla casa, Coin punta a inserire prodotti legati al benessere, alla cura della persona, alla tecnologia, al pet e anche all’alimentare. L’obiettivo dichiarato è trasformare i negozi in luoghi frequentati più spesso, non solo per acquisti occasionali, ma anche per bisogni quotidiani.
La fascia di prezzo indicata va dai 30 ai 300 euro. Una scelta che, secondo l’azienda, guarda a famiglie con redditi mensili compresi tra 2.800 e 4mila euro e con una quota di spesa destinata ai consumi non essenziali. Il modello resta quello dei negozi nei centri storici, in particolare nelle città con più di 80mila abitanti, con l’idea di contribuire anche alla rivitalizzazione delle aree urbane.
Il primo tassello del nuovo corso è la partnership con Mango. L’accordo con il marchio spagnolo prevede oltre 20 aperture entro la fine del 2027. Ma, secondo quanto spiegato da Cosmi in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, entro la fine dell’estate dovrebbe arrivare anche l’intesa con un altro brand importante. La formula non sarà quella del semplice corner: i marchi avranno spazi estesi, concepiti come veri negozi dentro il negozio.
Il piano industriale arriva dopo una fase molto delicata per il gruppo. Coin è entrata nel 2024 in una nuova fase societaria con l’ingresso di Invitalia, Sagitta ed Eccellenze italiane di Marco Marchi, patron di Liu Jo. Il gruppo ha inoltre sottoscritto accordi di ristrutturazione su oltre 400 milioni di debiti. Oggi conta più di cento negozi, tra Coin e CoinCasa, in Italia e all’estero, e circa 1.300 dipendenti.
Il rilancio sarà sostenuto anche da un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro, previsto entro giugno 2027, con oltre la metà delle risorse attese nel 2026. I fondi saranno destinati soprattutto al rinnovamento e alla riqualificazione dei negozi, oltre che alla trasformazione digitale. Il sito, nelle intenzioni dell’azienda, dovrà diventare una vetrina collegata agli store fisici.
Resta però aperto il fronte sindacale. Il confronto prosegue al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove il prossimo incontro è fissato per il 9 luglio. Coin è tra i dossier in monitoraggio al Mimit: non nella fase di emergenza più acuta, ma sotto osservazione per verificare il rispetto degli impegni assunti. Tra i temi al centro ci sono la tenuta occupazionale, la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Le tensioni sono emerse anche con lo sciopero nazionale del 18 giugno, seguito alla chiusura di alcune sedi storiche, tra cui Cola di Rienzo a Roma e Corso Vercelli a Milano. Circa cento dipendenti risultano coinvolti nelle due città. L’azienda sostiene di avere messo a disposizione opportunità di ricollocamento interno e di applicare gli accordi sulla cassa integrazione straordinaria sottoscritti al ministero del Lavoro.
Secondo Cosmi, non sono previste altre chiusure oltre a quelle già inserite nel piano. Le uscite dalla rete, ha spiegato, sarebbero legate soprattutto al mancato accordo con le proprietà immobiliari e non alla qualità delle posizioni commerciali. A Roma e Milano, intanto, Coin sta cercando nuove location.
Un capitolo specifico riguarda CoinCasa, l’unica categoria che il gruppo produce direttamente. Nel 2025 dovrebbe valere 65 milioni su un giro d’affari complessivo di 213 milioni. Il marchio diventerà una società autonoma, controllata al 100%, con management e budget propri. Nel piano sono previste 80 aperture entro il 2029, anche all’estero.
La scommessa, per Coin, è dunque tornare competitiva senza rinunciare alla propria identità: negozi centrali, marchio storico e una selezione di prodotti accessibili ma non low cost. Il vero test sarà nei prossimi mesi, tra l’arrivo dei nuovi partner, il rinnovamento degli store e il confronto con i lavoratori.
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