Raccontare con rigore la Sardegna
«Non solo notizie: ai lettori garantiamo qualità dell’informazione»: il saluto del direttore dal 1 luglio 2026 al timone della Nuova
Verrebbe facile aggrapparsi alle parole di un collega ben più illustre e dire: dove eravamo rimasti? Ma sarebbe scorretto, visto il contesto in cui Enzo Tortora le pronunciò. Oltre che ingiustamente autoreferenziale. Torno dopo un anno, grazie alla rinnovata fiducia dell’editore, alla guida della Nuova dove nulla si è fermato, come è normale accada in un quotidiano che vive ogni giorno un ciclo vitale intero, dalla prima notizia pubblicata on line al mattino fino all’avvio della rotativa che cristallizza sulla carta il lavoro di una intera giornata. Anzi, la rivedo in ottima salute grazie al lavoro di Luciano Tancredi.
Che Sardegna ritrovo invece? All’apparenza identica. Stessi problemi, stessi buchi neri. All’orizzonte però segnali di speranza. Andiamo con ordine.
Il sistema sardo per fortuna regge ma è palese la dipendenza dalla rete del pubblico impiego. L’economia registra una volatilità su quasi tutti i settori e la ripartenza industriale è più che mai complessa. Il piccolo commercio è in crisi nera (ma questo è un fenomeno senza latitudini). Il turismo ha numeri ottimi ma è sempre più last minute. C’è da fare, insomma. E anche la politica può dare una spinta.
La Regione si è scrollata il peso della presunta incompatibilità della presidente Alessandra Todde e questo consente di affrontare gli ultimi tre anni di mandato senza troppe ansie. Nel frattempo, in quest’ultimo anno, molti nodi sono stati sciolti dalla giunta. Il nuovo accordo sulla continuità territoriale è andato finalmente in archivio, la vertenza entrate con lo Stato è stata chiusa e la Sardegna si mette in cassa 1,4 miliardi di euro. Per contrastare l’emergenza idrica sono stati stanziati 1,7 miliardi, il progetto Einstein telescope ha fatto passi avanti e, con una operazione che porta dentro un alto valore simbolico, sono partite anche le bonifiche dell’ex arsenale militare a La Maddalena. Si parla finalmente di pianificazione urbanistica regionale e c’è da augurarsi, senza guerre talebane già viste, che finalmente arrivi quell’omogeneità che manca da Stintino a Cagliari.
Da abbattere però c’è ancora lo scoglio più resistente: dare alla Sardegna una sanità al passo, un sistema che non boccheggi, che consenta a tutti le cure migliori e in tempi compatibili con la dignità (e con la legge). Un primo test è già in corso in questi giorni, i primi senza i medici a gettone che garantivano almeno la tenuta dei pronto soccorso di molte realtà regionali. Ci sono sul piatto oltre 3 milioni per una prima risposta, ma è chiaro che servirà un intervento di sistema. Questo anche alzando lo sguardo verso un orizzonte lontano (ma non troppo) in cui la Sardegna si troverà sempre con meno abitanti e sempre più vecchi e quindi bisognosi di assistenza medica e sociale.
Tanto da fare, insomma. E, per noi della Nuova, da raccontare. Pungolando quando necessario, perché i giornali a poco servono se lisciano solo il pelo in maniera acritica. Ma anche indugiando su quello che di buono c’è (ed è tanto) in giro per la Sardegna. Ai lettori, oltre alle notizie che sono le fondamenta stesse di un giornale, possiamo offrire un’altra importante garanzia: la qualità dell’informazione. E, di questi tempi, non è poco. Per carità, tutti sbagliano (e quando accade abbiamo l’onestà di ammetterlo) ma ora più che mai c’è bisogno di una informazione che sia all’altezza, qualificata, certificata, professionale. Solchiamo ogni giorno mari di false notizie, costruite spesso ad arte per gli scopi più disparati. E facciamo i conti ogni giorno con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ma i lettori hanno sempre più bisogno di sapere chi c’è dietro a un articolo, chiedono fiducia, pretendono sicurezza nella ricerca della notizia. Certo, demonizzare l’IA, la grande rivoluzione tecnologica di questo nuovo secolo, sarebbe miope e fuori tempo. Andrà sfruttata anche per accorciare certi passaggi e raggiungere il pubblico più velocemente. Ma resta fondamentale il valore del lavoro dei giornalisti della Nuova, la loro capacità, sempre al vostro servizio, di trovare le notizie anche, come si diceva romanticamente un tempo, consumandosi la suola delle scarpe, di verificarle e di analizzarle. Questo giornale lo fa da 135 anni e continuerà ancora a lungo, su ogni piattaforma disponibile, sfruttando sempre le novità che il futuro ci riserverà.
Uno sforzo possibile però, solo grazie al sostegno di voi lettori.
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