«Le costruzioni pilastro dell’economia sarda, 15mila gli occupati in più, ma serve più attenzione» – L'appello alla Regione
I dati presentati dalla Fillea Cgil Sardegna
Sassari Le costruzioni muovono un terzo dell’economia sarda e la crescita dell’occupazione regionale è dovuta solo a questo settore, con 15 mila occupati in più negli ultimi sei anni. È quanto emerso nell’indagine commissionata dalla Fillea Cgil Sardegna al centro di ricerche nazionale Cresme presentata stamattina, lunedì 6 luglio, in Camera di Commercio a Sassari alla presenza del segretario generale della Fillea Cgil nazionale Antonio Di Franco.
Non a caso – si legge in una nota del sindacato – sui dati emersi si sostanzia la proposta del sindacato, che chiede a chi governa la Regione, ma anche a tutti i livelli istituzionali, di riservare al settore costruzioni una attenzione decisamente più importante. «La casa e l'ambiente costruito rappresentano un’opportunità per lo sviluppo e la coesione sociale della Sardegna perché tengono insieme crescita economica, tenuta occupazionale e contrasto alla povertà energetica e disagio abitativo», parte da questo assunto l’appello della Fillea Cgil alla Regione, affinché investa sul settore delle costruzioni con risorse e indirizzi che gli restituiscano la centralità che merita nell’economia della Sardegna.
I dati dell’indagine
«Quando si parla del valore delle costruzioni sull’economia - ha detto il direttore tecnico del Cresme Lorenzo Bellicini - si dimentica che le costruzioni hanno relazioni con 59 branche produttive su 63». Significa – spiegano ancora nella nota – che le costruzioni usano nella loro attività prodotti e servizi provenienti dal 93% delle attività produttive. «Se misuriamo poi quanto pesa l’attività delle costruzioni e dell’immobiliare sulla ricchezza prodotta in Sardegna – continua il direttore tecnico – sommando gli investimenti in costruzioni, la manutenzione ordinaria del patrimonio esistente e le attività e i servizi immobiliari, possiamo dire che il peso delle costruzioni sul valore aggiunto della Sardegna è del 31%». Le costruzioni muovono un terzo dell’economia sarda.
Inoltre – spiegano dal sindacato – per avere una consapevolezza di quanto sono importanti oggi le costruzioni sull’economia della Regione basterà ricordare che dal 2019 al 2025, la crescita dell’occupazione in Sardegna è dovuta solo alle costruzioni: infatti mentre i servizi hanno perso tremila lavoratori e l’industria ne ha guadagnati tremila, gli occupati nelle costruzioni sono cresciuti di 15mila unità. Le costruzioni hanno prodotto il 94% della crescita occupazionale della Regione.
Il tema della casa
«La ricerca – ha proseguito Bellicini – si è poi interrogata sul tema della casa, mettendo in evidenza che negli ultimi dieci anni, mentre la popolazione in Sardegna è diminuita di 49.000 abitanti, le famiglie sono cresciute di 23.000 unità, facendo sì che sia cresciuta la domanda abitativa». L’aumento dei prezzi delle case e degli affitti ha reso la Sardegna la quinta peggior regione italiana in termini di capacità di accesso al bene casa, misurata sulla base dei redditi medi e del costo delle case. «La Sardegna è la prima regione italiana per aumento dei prezzi dal 2024 al 2025 (+30%)».
L’appello alla Regione
L’appello è stato lanciato nella relazione introduttiva dalla segretaria regionale Fillea Cgil Erika Collu, che ha anche sollecitato l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Antonio Piu a «costruire una mappa regionale unica, ufficiale e centralizzata, del patrimonio abitativo vuoto attraverso la sinergia dei diversi enti titolari: Regione, Comuni, enti intermedi, aziende regionali, demanio, con il coinvolgimento anche delle Università».
«Mentre le Costruzioni si confermano motore trainante dell’economia in Sardegna e nel Paese - ha detto il segretario generale Fillea Cgil nazionale Antonio Di Franco - il Governo non le sostiene con politiche adeguate: niente recepimento della direttiva case green e quindi niente politiche per l’efficientamento energetico nonostante la crisi climatica». Inoltre, il taglio sulle detrazioni per le ristrutturazioni riapre purtroppo le porte al lavoro nero. «Il Piano casa nazionale è inadeguato e non produrrà gli effetti annunciati: le troppe deroghe ai privati incideranno sui piani urbanistici e sugli oneri di urbanizzazione dei Comuni, oltre a dare la possibilità agli investitori privati di mettere a mercato, utilizzando tutti i benefici previsti, sia case che strutture commerciali e ricettive».
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