La Nuova Sardegna

L’intervista

Il nutrizionista star dei social: «Il casu marzu è una bontà senza eguali»

di Carolina Bastiani
Il nutrizionista star dei social: «Il casu marzu è una bontà senza eguali»

Raffaele Scarabelli spiega errori e falsi miti: «Un dolcino al giorno salva la dieta»

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Si toglie il cappellino, lo sbatte sul tavolo tra gli applausi e lo lancia. Chi lo segue sa che è un buon segno. «È una figata clamorosa». La figata è il casu marzu e a celebrarlo è il dottor Raffaele Scarabelli, sui social “beardedscara” dove ha una community da oltre 2milioni di utenti. Il format è quello di “Figata o min***ata” attraverso cui il medico nutrizionista “per persone normali” assaggia prodotti e ricette, li commenta e ne spiega le proprietà. E se serve li boccia. Il suo approccio si basa su scienza, conoscenza e sostenibilità e permette di barcamenarsi tra genetica, abitudini famigliari sbagliate e modelli irraggiungibili. L’obiettivo è abbandonare i capri espiatori e conquistare il benessere psicofisico. Di questo e di molto altro il dottor Scara ha parlato al festival letterario Street Books di Dolianova, in scena fino a domani 18 luglio. Qui ha presentato il suo libro “La dieta della vita vera”.

Partiamo proprio dal libro. Cosa propone?

«Spiego le basi della nutrizione cercando di partire da zero. L’effetto vuole essere lo stesso di quando i man in black “sparafleshavano” gli umani per cancellargli la memoria – ride, ndr –. Ho anche sfatato qualche falso mito nutrizionale e presentato alcune ricette, perché spesso le diete vengono abbandonate perché monotone: si va avanti a pollo, riso e broccoli».

Quali sono gli errori che facciamo più spesso?

«Si sbaglia l’approccio alla dieta. E spesso perché non si hanno abbastanza conoscenze: capire come funziona il cibo è importante per orientarsi, non demordere e non farsi abbindolare. E poi solitamente si è troppo rigidi: la vita è imprevedibile, quindi la dieta deve adattarsi ad essa, non il contrario. Serve flessibilità. Abbiamo già tanti stress, non serve aggiungerne altri».

Ed è un errore anche fare troppe rinunce.

«Anche in questo bisogna essere realistici. Su uno stile di vita sano al 95% non pesa concedersi un cioccolatino al giorno. Anche questo aiuta a rendere mangiare in modo sano, sostenibile nel tempo».

Quali sono i nostri capri espiatori preferiti?

«La genetica – che chiaramente in parte incide –, le multinazionali, le abitudini alimentari che ci sono state tramandate. E poi guardiamo a modelli impossibili che di fatto sono demotivanti e spesso non sono neanche sani. Un mito da sfatare, per esempio, è l’equazione “estetico uguale sano”: non è sempre così. Un corpo sano non per forza risponde agli attuali canoni di bellezza ed è più grasso di quello che si pensa». Che mi dice dell’eterna battaglia tra le torte della nonna e le merendine industriali; chi la spunta? «C’è la convinzione che un prodotto fatto in casa sia più salutare, che ci può stare. Il problema è che per questo si eccede nelle quantità. E allora fa meno danni una merendina da 40 grammi; quanto meno ci si limita».

Un altro falso mito?

«Quello sul digiuno intermittente, che di fatto consiste solo nel saltare un pasto. Viene presentato con paroloni come autoguarigione, autofagia quando, in realtà, quei processi di rinnovamento cellulare avvengono lo stesso anche mangiando, l’unica differenza è che si riduce la velocità».

Tra i temi che tratta c’è anche il rapporto cibo/emozioni. Come si instaura?

«Spesso accade quando un genitore, ovviamente non in malafede, offre al bambini cibo per celebrare momenti di felicità o per sollevargli il morale in momenti di tristezza. Il problema che poi da adulti diventa la scelta più facile per gestire le emozioni e si finisce per colmarci vuoti, per gestirci la rabbia e così via. Alcuni riescono a correggere il tiro, altri devono rivolgersi a professionisti diversi dal nutrizionista».

E poi c’è la questione dei disturbi alimentari.

«Durante il Covid ha preso piede l’ortoressia che tuttora dilaga. È un disturbo subdolo perché si nasconde dietro il concetto di “voglio stare bene”, ma di fatto si applica un controllo al cibo: deve essere di qualità, “sano” – anche se nessun cibo è buono o cattivo di per sé – e condito in un certo modo. Questo porta a rinunciare alla vita sociale».

Di recente è stato in Sardegna dove ha provato il casu marzu.

«Sì, è mi è piaciuto tantissimo. Ha il contenuto di Gaba più alto mai registrato. Una molecola che avrebbe sul nostro cervello un effetto rilassante; peccato che bisognerebbe mangiarne un chilo. Un po’ come gli antiossidanti del vino: bisognerebbe berne otto litri – chiaramente non è un invito a farlo, ndr».

Altri prodotti sardi top?

«I savoiardi. Hanno tanto volume e bassa densità calorica. Sono molto utili in una dieta. Ottimi anche pistoccu e Carasau con il loro basso contenuto di grassi».

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