La Nuova Sardegna

L’apocalisse

Noragugume devastata dalle fiamme, oltre 1000 ettari in fumo. Gli allevatori: «Siamo in ginocchio» – Le immagini del disastro

di Luciano Piras

	Foto di Massimo Locci
Foto di Massimo Locci

Il racconto di chi ha perso aziende e bestiame: «La nostra vita distrutta dall’incendio». In cenere querce, sugherete e olivastri

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Inviato a Noragugume «Mai connotu unu disacatu goi». «Mai visto un disastro così immane». Giambattista Fois non si capacita. Ha cinquant’anni. Dice che nessuno, a memoria di paese, ricorda una tragedia di questa portata. Allevatore nelle campagne del Marghine, corre da una parte all’altra per accudire le poche pecore e vacche scampate alle fiamme. «Stamattina abbiamo trovato morti anche i cavalli» aggiunge sconsolato Michele Spada, 27 anni, anche lui pastore. Dallo scorso giugno sono entrambi nella squadra che amministra il Comune di Noragugume, Fois è consigliere di maggioranza con delega all’Urbanistica, Spada è assessore all’Agricoltura. Dall’alto del cocuzzolo, guardano entrambi verso il canalone di Pentumas: sembra di stare tra i crateri lunari. L’orizzonte aperto dall’alto di Su Vrau mostra soltanto cenere: dal confine con Sedilo, laggiù in fondo dove è partito il rogo, fino a Ottana, il paesaggio è completamente nero. Le querce e gli olivastri sono carbonizzati. L’aria è impregnata ovunque di fumo. «Su 1.600 ettari di territorio, oltre 1.000 ettari sono stati attraversati dal fuoco» spiega il sindaco, Michele Corda.

Nel palazzo municipale di piazza IV Novembre è al lavoro anche di domenica. Con i suoi collaboratori più stretti, deve dare risposte, cercare soluzioni all’emergenza che ha travolto il paese. Trecento residenti, poco meno. Un’economia basata principalmente sul mondo delle campagne, allevamento del bestiame, bovino e ovino. «Abbiamo almeno 23 aziende agrozootecniche in ginocchio» si lascia andare Corda. La prima conta, tra l’altro, è sempre per difetto. I danni sono a vista d’occhio, il bilancio finale sarà davvero amaro. Spaventoso. «Sul versante di Ottana, abbiamo 300 ettari di sugherete: non è rimasto nulla. Eravamo pronti ormai per l’estrazione del sughero: è andato tutto completamente distrutto» va avanti il primo cittadino. «Sembrava che il grosso fosse passato, con l’incendio di venerdì scorso, poi all’improvviso, ieri, sabato, verso quest’ora... tarda mattinata, primo pomeriggio... le fiamme hanno ripreso vigore e allora si è scatenato l’inferno».

Due gironi d’inferno in appena 24 ore. A Noragugume erano in corso le operazioni di bonifica. Imponente la macchina del Corpo forestale schierata per fermare i roghi: otto elicotteri, di cui due Superpuma, e due Canadair. Protezione civile, vigili del fuoco, volontari. «Eravamo in continuo contatto con la prefettura. Chi ha potuto, ha dato una mano» racconta ancora il sindaco Corda. Persino il sindaco di Santu Lussurgiu, Antonello Cadau, è arrivato da queste parti per aiutare a spegnere il fuoco. La situazione, tuttavia, è peggiorata all’improvviso. «E non è rimasto più nulla» rimarca Michele Spada, di ritorno dall’ovile di Mur’e anzones. «Le fiamme hanno passato anche il Tirso e il rio Murtazzolu» aggiunge Giambattista Fois. «Non è rimasto più nulla». L’intera valle e tutto l’altipiano sono soltanto un’immensa distesa di cenere. Le pecore rimaste brucano disperatamente nella fuliggine. Un gregge avanza nel vuoto, come in un film di fantascienza. Non c’è un solo filo d’erba. «Io almeno ho salvo il capannone... » dice il giovane pastore assessore comunale. «C’è chi ha perso tutto, tutto» ripete Fois, pensando ai tanti colleghi che nelle campagne attorno a Noragugume hanno visto bruciare il lavoro di una vita intera, persino di generazioni intere. «Capannoni con tutto il fieno dentro: tutto bruciato». E se nella piana di Ottana, il fuoco ha distrutto persino i pannelli del parco fotovoltaico, a Noragugume sono letteralmente esplose le tubature della rete idrica del Consorzio di bonifica. Sono saltate persino le pompe sommerse dei pozzi artesiani.

«Fieno e acqua sono ora le emergenze» dicono in coro Spada e Fois. «Bisogna salvare il salvabile» insiste il sindaco. «È già partita la gara di solidarietà – sottolinea Michele Corda –, e dobbiamo soltanto ringraziare chi si sta prodigando per darci una mano, la parrocchia, la Diocesi, i volontari... Ma speriamo che la Regione ci venga incontro, che ci aiuti a superare questo momento difficilissimo». Nero. Nero come il fumo che ha coperto il cielo e l’orizzonte di Noragugume. Fin quasi a bussare alle case del centro abitato. «Sì, le fiamme sono arrivate a una trentina di metri dalla Casa per anziani». Pericolo scongiurato, anche se la strada di circonvallazione mostra uno scenario apocalittico. Resta comunque ancora vivo qualche pero selvatico: è da qui che ripartirà il futuro di questa comunità. 

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