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La normativa

La Sardegna ha perso 102 Comuni montani, a rischio scuole e servizi essenziali: cosa succede adesso

di Massimo Sechi
La Sardegna ha perso 102 Comuni montani, a rischio scuole e servizi essenziali: cosa succede adesso

Da ieri in vigore la nuova classificazione introdotta dalla legge Calderoli

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Sassari Adesso è ufficiale: da ieri 22 luglio è entrata in vigore la nuova classificazione dei Comuni montani introdotta dalla legge Calderoli. Sono ben 102 i paesi della Sardegna che hanno perso lo status di montano. Erano 234, ora sono solo 132. Non si tratta semplicemente di una definizione amministrativa, la novità rischia di privare le comunità di risorse, agevolazioni e deroghe costruite negli anni per compensare condizioni di svantaggio.

Il primo allarme riguarda le scuole. I centri esclusi rischiano di perdere le deroghe sul numero minimo degli alunni che finora hanno consentito di mantenere aperte classi e plessi anche nei territori con pochi bambini. Il risultato potrebbe essere l’accorpamento delle classi, fino alla chiusura di alcuni istituti, in una Regione già segnata dallo spopolamento e dalla difficoltà di garantire i servizi essenziali nelle aree interne. Il decreto del presidente del Consiglio, attuativo della legge Calderoli sulla montagna, individua i Comuni montani attraverso nuovi parametri legati soprattutto ad altitudine e pendenza.

La preoccupazione dei sindaci dei Comuni esclusi riguarda soprattutto ciò che, negli anni, è stato collegato a quello status. «Tutta una serie di norme e agevolazioni facevano riferimento alla definizione di Comune montano. Il danno reale non lo conosciamo ancora fino in fondo ma certamente quello più grave riguarda la scuola», spiega Francesco Spiga, sindaco di Vallermosa (tra i centri esclusi) e presidente del consiglio regionale di Anci. C’è poi il Fosmit, il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Con la nuova mappa, i 102 Comuni esclusi rischiano di non poter più concorrere.

«Per un Comune come il nostro poter accedere a fondi specifici per sistemare una strada di montagna rappresentava un aiuto concreto», dice Spiga. Il timore è che l’effetto si estenda anche ad altre norme di settore, dalle agevolazioni fiscali, fino ai benefici collegati agli atti notarili. La protesta era già arrivata a Roma il 13 maggio scorso, quando centinaia di amministratori provenienti da tutta Italia, tra cui numerosi sindaci sardi, avevano manifestato davanti a Montecitorio.

«Con la Regione è già stato aperto un tavolo di confronto per salvaguardare le tutele collegate alla precedente classificazione anche mediante compensazioni economiche», conclude Spiga. «L’entrata in vigore della nuova classificazione conferma un impianto che abbiamo contestato fin dall’inizio in ogni sede istituzionale – afferma l’assessore regionale agli enti locali Francesco Spanedda–. Ridurre la montagna a un calcolo fondato quasi esclusivamente su altitudine e pendenza significa ignorare la complessità dei territori: l’insularità, la distanza dai servizi essenziali, la fragilità demografica, le difficoltà infrastrutturali e le condizioni reali in cui vivono molte comunità delle nostre aree interne. Sono criteri che producono profonde disuguaglianze e penalizzano i Comuni più fragili. Per questo abbiamo avanzato proposte alternative fondate su un principio di equità territoriale, che il Governo non ha accolto. Non possiamo giuridicamente ricorrere contro il provvedimento ma continueremo a sostenere la battaglia dei Comuni esclusi – conclude Spanedda – perché nessuna comunità venga penalizzata da criteri che non rappresentano le loro reali condizioni di svantaggio».

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