Rinnovabili, la Consulta boccia la moratoria della Regione – Cosa dice la sentenza
Per i giudici, la normativa della giunta Todde non poteva bloccare tutti gli impianti
La Corte oggi 23 luglio ha dichiarato illegittima la legge sarda 31 del 2025 che bloccava, in attesa di un regolamento attuativo, tutte le richieste di autorizzazione per impianti a fonti rinnovabili nelle aree non qualificate come "idonee".
La disposizione, introdotta lo scorso novembre come modifica alla legge urbanistico-energetica regionale prevedeva che la Regione adottasse entro 90 giorni un regolamento con le direttive per gli impianti ricadenti fuori dalle aree idonee. Nel frattempo, però, imponeva uno stop totale: niente seguito alle istanze già presentate, niente nuove domande, salvo le eccezioni per autoconsumo e comunità energetiche.
Per il Governo, si trattava di una moratoria mascherata, vietata dalla normativa statale di recepimento delle direttive europee sulle rinnovabili.
La Regione aveva provato a far dichiarare inammissibile il ricorso, sostenendo che la norma statale richiamata come parametro (l'art. 20, comma 6, del d.lgs. 199/2021) era stata abrogata dal decreto Transizione 5.0 (d.l. 175/2025) prima ancora della notifica del ricorso. La Corte ha respinto l'eccezione: conta la vigenza della norma al momento dell'adozione della legge regionale, non le modifiche successive.
Nel merito, la Regione aveva difeso la propria scelta richiamando la competenza statutaria in materia urbanistica e paesaggistica e sostenendo che la sospensione, essendo temporanea e limitata alle sole aree non idonee, non configurasse un divieto assoluto.
Per i giudici, la sospensione generalizzata - che colpiva indistintamente procedimenti in fasi diverse, senza distinguere lo stato dell'istruttoria o gli investimenti già sostenuti - viola sia le competenze regionali che il principio di ragionevolezza. La Corte ha ribadito ribadisce un concetto già espresso in passato: la qualifica di "area non idonea" non può mai tradursi in un divieto assoluto di installazione, ma prevede solo tempi più lunghi autorizzativi, non divieti.
È la seconda volta in poco più di un anno che la Consulta cassa un tentativo della Regione di rallentare, tramite sospensioni generalizzate, l'iter autorizzativo degli impianti rinnovabili al di fuori delle aree individuate come idonee dal Piano regionale.
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