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Il bilancio

Sardegna in fiamme, 9mila ettari in fumo. Il comandante della Forestale: «Il 60 per cento degli incendi è doloso»

di Ilenia Mura
Sardegna in fiamme, 9mila ettari in fumo. Il comandante della Forestale: «Il 60 per cento degli incendi è doloso»

Il bilancio si aggrava rispetto al 2025, Gianluca Cocco: «Le alte temperature, vento e siccità rendono più rapida la propagazione del fuoco, ma non lo innescano»

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Cagliari Quasi 9mila ettari in fumo per oltre 1300 incendi fino al 23 luglio scorsole aziende agricole e zootecniche in ginocchio, gli animali falcidiati dalle fiamme: a Noragugume c’è stato l’inferno e questi ultimi tre giorni i roghi, circa 30 in tutta l’isola, hanno messo a dura prova le popolazioni del sud Sardegna, fra Medio Campidano e Sulcis Iglesiente, dove gli incendi – in particolare a Portoscuso – hanno attraversato campi e luoghi abitati, distruggendo la vita di alcune famiglie. Il fuoco ha bruciato case, auto, aziende e anche fra gli ultimi roghi, quello di San Gregorio, territorio di Sinnai, è stato necessario far evacuare le persone dalle loro case. Il bilancio dei danni destinato a crescere, secondo la Coldiretti, sfiora i 10 milioni di euro. 

La media degli incendi in Sardegna al 23 luglio 2026, se confrontata a quella del 23 luglio 2025, dice che il numero dei roghi è sostanzialmente invariato: «Fino a tre giorni fa contavamo 1358 incendi, ma in 13 anni, dal 2014 al 2026, la media è di 1302, dunque registriamo un 4 per cento in più». A fare i conti con i dati alla mano è il comandante regionale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Gianluca Cocco, che mette l’accento su un altro dato, questa volta positivo: «C’è da evidenziare che gli incendi boschivi sono diminuiti del 57 per cento». 

I numeri Riepilogando, la media al 23 luglio 2025 degli incendi boschivi arriva a quota 1380 contro i 592 registrati nel 2026. E mentre quelli delle zone boschive diminuiscono quelli che si sviluppano nelle zone agricole e di interfaccia aumentano: 8400 ettari percorsi dal fuoco quest’anno contro una media di 5196. Tremila ettari in più, con roghi diffusi maggiormente al centro-sud che al nord: «Le zone più fragili e più colpite – avverte Cocco –  sono le aree del Medio Campidano e sostanzialmente quelle del sud Sardegna».

Dal Medio Campidano al Sulcis Iglesiente: «Il bilancio del 2025 è pari a 2900 incendi, 1700 solo nel Cagliaritano». La maggior parte nei comuni – circa 10 – afferenti alla stazione di Sanluri: «480 roghi nel 2025». 

Negli ultimi cinque anni il Corpo forestale ha ricondotto centinaia di incendi a comportamenti colposi e dolosi. Tra le principali cause colpose figurano l'utilizzo imprudente di apparecchi meccanici, elettrici o a fiamma, gli abbruciamenti abusivi di stoppie, la mancata bonifica dei fuochi accesi nelle campagne, la carente manutenzione degli elettrodotti e altre gravi forme di negligenza. Ogni anno le 82 stazioni Forestali, con 700 uomini in campo, comprese le sale operative, monitorano ed entrano in azione con i colleghi di Forestas, Barracelli e i volontari della Protezione civile, oltre che con i Vigili del fuoco, i professionisti in materia di messa in sicurezza, chiamati a intervenire con le squadre speciali nelle “aree di interfaccia”, ossia le aree abitate, dove ci sono persone e animali in pericolo da salvare. 

Emergenza aree agricole «Gli incendi di tipo agricolo preoccupano, la situazione climatica, le temperature elevate stanno aggravando la situazione se si considera che le campagne dove avvengono i roghi sono spesso spopolate, abbandonate e non curate», spiega Cocco. 

Le cause «Il 99 per cento degli incendi sono colposi e dolosi», avverte Cocco. Quelli causati da fenomeni naturali si contano sulle dita di una mano: «Nella zona di Tempio abbiamo avuto 6 incendi causati dai fulmini».

Le alte temperature, il vento e la siccità possono rendere più rapida e devastante la propagazione del fuoco, ma non lo innescano.  I roghi dolosi, dichiara Cocco, sono il 60 per cento, e anche se in molti casi si trovano gli inneschi, spiega, «la macchina investigativa capisce le cause dal fatto che, per esempio, le fiamme partono in punti distinti nella stessa zona. C’è chi incendia spinto da gelosia o vendetta, ma in ballo ci possono essere anche interessi speculativi. Poi ci sono i piromani, nel 20% dei casi. Un dato che emerge dall’ultimo rapporto su cause e autori degli incendi negli ultimi 5 anni.

Da sottolineare la morte di migliaia di poveri animali: «Quello a cui abbiamo assistito di recente a Noragugume è stato devastate, soprattutto per le aziende rimaste in ginocchio. Il fuoco ha incenerito una vita di sacrifici».  

Le indagini «Le indagini documentano incendi appiccati per conflitti tra privati, controversie legate al pascolo, piromania, intimidazioni, ritorsioni e altri interessi illeciti», precisa il comandante della Forestale. «Ogni incendio viene affrontato come una scena del crimine. L'attività investigativa del Corpo forestale non è finalizzata soltanto all'individuazione dei responsabili, ma costituisce uno strumento fondamentale per comprendere il fenomeno, analizzarne le cause e orientare con sempre maggiore efficacia le strategie di prevenzione, vigilanza e controllo del territorio. È grazie a questo patrimonio di conoscenze, costruito in decenni di indagini, che oggi possiamo affermare con certezza che gli incendi boschivi in Sardegna non sono un evento naturale, ma, nella quasi totalità dei casi, la conseguenza di un comportamento umano».

Gli ultimi arresti nei giorni scorsi: «Dopo pedinamenti di notti e giorni abbiamo individuato un uomo che agiva spinto dall’odio». 

Il modello Sardegna Il "Modello Sardegna" nella gestione degli incendi tramite tecniche controllate viene condiviso come buona pratica nelle aree a elevato rischio roghi anche dal Portogallo: «Ci considerano una eccellenza mondiale nel campo investigativo, ma siamo molto apprezzati per il lavoro degli specialisti del Gauf e del Nipaf sul fronte incendi». Altro fiore all’occhiello è la scuola di formazione: «Dove si formano anche i volontari». In Sardegna arrivano squadre di pompieri da tutta Europa, ci affiancano per imparare». Molto apprezzata la tecnica del controfuoco: «Viene applicata per contrastare le fiamme». 

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