Sassari, guerra agli abbandoni di rifiuti: 50 telecamere e cittadini sentinella incastrano gli incivili
Decine di reati ambientali segnalati o ripresi dalle telecamere
Sassari Il piano sembrava perfetto. Arrivare con il furgone, scaricare tutto nei cassonetti di Santa Maria di Pisa e sparire. Il problema è che il piano prevedeva i rifiuti, il furgone e i cassonetti, ma non aveva previsto Bud Spencer. I due cominciano il lavoro con grande applicazione. Svuotano il furgone, riempiono i contenitori, aggiungono sacchi e scarti di lavorazione. A un certo punto non entra più niente. Una persona normale si sarebbe fermata. Loro no. Uno sale direttamente sul cassonetto e comincia a saltare sopra i rifiuti per comprimerli. Su e giù.
Bud Spencer
È a quel punto che compare lui. Il Bud Spencer di Latte Dolce. Un omone vicino ai due metri, stazza da peso massimo, quasi due quintali distribuiti in maniera piuttosto convincente. Guarda la scena, si avvicina e dice ai due qualche parola. Le telecamere non registrano l’audio, purtroppo, ma non occorre essere esperti di lettura labiale per immaginare che non si trattasse di complimenti. Non sapremo mai cosa ha detto loro. Sappiamo però cosa succede subito dopo. Il saltatore smette di saltare. Il compare smette di scaricare. E inizia il percorso inverso, come se qualcuno avesse pigiato il tasto rewind. Entrambi cominciano a recuperare i rifiuti dai cassonetti. Uno dopo l’altro li rimettono nel furgone, ripuliscono quello che possono e se ne vanno esattamente come erano arrivati: con il mezzo pieno. E la coda tra le gambe.
Cittadino sentinella
«Questa storia mi è sempre piaciuta perché racconta una cosa semplice: il cittadino non è soltanto quello che segnala un problema, può diventare parte della soluzione», racconta il comandante della polizia locale di Sassari, Gianni Serra. Il gigante di Santa Maria di Pisa, in fondo, è la versione muscolare di una figura che in città sta diventando sempre più importante: il cittadino sentinella. Quello che divide vetro, carta, plastica e umido, perde tempo, occupa mezzo balcone con cinque contenitori diversi e poi, comprensibilmente, si arrabbia quando vede qualcuno arrivare con un furgone e usare il cassonetto come fosse la discarica di Scala Erre. Ma ci sono sentinelle che non si arrabbiano, non discutono e soprattutto non dormono mai. Sono telecamere. Sassari ne sta disseminando una cinquantina sulle facciate di condomìni, negozi, aziende e chiese. Una specie di Grande Fratello municipale che molti sassaresi probabilmente ignorano e che, invece, ha già allargato parecchio il suo campo visivo. Non è la classica rete di videosorveglianza pubblica. Si chiama, non a caso, “videosorveglianza partecipata”: il Comune mette tecnologia e risorse, i cittadini mettono a disposizione i muri delle proprie case e una piccola parte dei costi. E la città guadagna occhi.
Grande fratello
L’intuizione dell’amministrazione Mascia è stata trasformare una sensibilità ambientale e civica già diffusa in uno strumento di controllo del territorio. Palazzo Ducale ha investito 100mila euro e acquistato una settantina di licenze. Poi ha pubblicato una manifestazione di interesse alla quale hanno risposto in settanta. «La comunità partecipa alla sicurezza mettendo a disposizione i muri delle proprie case», spiega Serra. Il principio è semplice: la telecamera tutela l'immobile sul quale viene montata, ma allarga lo sguardo anche sulla strada, sulla piazza, sullo spazio pubblico. Il privato non può curiosare nelle registrazioni: «Alle immagini può accedere soltanto la polizia locale, nel rispetto delle norme sulla riservatezza». Al cittadino resta il costo dell’installazione e della connessione. Il Comune fornisce l’apparato in comodato e mantiene le licenze. Accanto a questa rete ci sono poi le fototrappole, apparecchi mobili alimentati anche da pannelli solari, che possono essere collocati nei punti strategici. E gli occhi si moltiplicano. Sono arrivati in via Cetti, in corso Vittorio Emanuele, in largo Monache Cappuccine. Stanno conquistando piazza Duomo. Sono nelle periferie e lungo altre strade della città. E vedono tante cose strane.
Gli episodi
C’è il furgone aziendale ripreso da un automobilista alle sette e mezza del mattino mentre scaricava rifiuti nella parte alta di Monte Rosello. Il passante non ha girato la testa: ha fotografato la targa e segnalato tutto. «Siamo risaliti alla ditta e poi al dipendente. La testimonianza del cittadino e le fotografie ci hanno permesso di chiudere il cerchio», racconta Serra. C’è l’abbandonatore seriale: stessa automobile, stesso bagagliaio pieno, stessa batteria di cassonetti, stessi enormi sacchi neri. Tornava ogni due o tre giorni, con la regolarità di chi va a fare la spesa. Anche lui, alla fine, è stato identificato. Ci sono quelli che svuotano direttamente le case: in via Maddalena, largo Macao, Sant’Apollinare. «In uno degli interventi la montagna di ingombranti arrivava a due tonnellate di mobili, arredi ed elettrodomestici». «Non è vero che segnalare non serve a niente», insiste Serra. «Se il cittadino è tempestivo, rileva la targa e ci permette di fare subito il riscontro sui rifiuti ancora presenti, riusciamo a chiudere il cerchio». Il desiderio di legalità c’è, il Comune l’ha intercettato e gli ha dato degli occhi: il resto lo fanno i cittadini stessi. Qualche volta basta una fotografia, qualche volta una telefonata. E a Santa Maria di Pisa sono bastati due metri d’altezza.
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