Borsa, ecco chi sono i più ricchi in Italia: c’è anche uno “zio Paperone” sardo – La classifica
Il primo posto resta nelle mani degli eredi di Leonardo Del Vecchio
La tecnologia ridisegna la mappa della ricchezza italiana in borsa: i Crippa (Technoprobe) volano quarti e i fondatori di Bending Spoons appena arrivati valgono già a 12 miliardi. Eredi Del Vecchio ancora primi ma bruciano valore. E lo Stato tocca quota 111 miliardi. È quanto emerge dalla fotografia scattata nel 2026 da MF-Milano Finanza con la consueta classifica dei più facoltosi in borsa (alle quotazioni del 7 agosto), nella quale il tech è il nuovo protagonista che ormai si sta facendo largo anche ai vertici della ricchezza azionaria italiana. E con una velocità tale da ridisegnare in soli dodici mesi una buona parte della top 20. Il primo posto resta saldamente nelle mani degli eredi di Leonardo Del Vecchio, con un patrimonio azionario di 44,5 miliardi di euro, anche se, mentre la dinastia degli otto eredi litiga ormai da anni sui destini della cassaforte Delfin, la ricchezza in borsa fatta soprattutto da Essilux oltre che da Mps, Generali, Unicredit e Covivio scende, con oltre 7 miliardi bruciati rispetto al 2025: è la maggiore riduzione di valore assoluto fra tutti i nomi in graduatoria. La famiglia Rocca consolida a sua volta la seconda piazza facendo balzare il valore della partecipazione in Tenaris da 9,9 a 15,2 miliardi, con una crescita del 54%, pari a oltre 5,3 miliardi in dodici mesi. Alle loro spalle però è cambiato molto e vale la pena raccontarlo. Francesco Gaetano Caltagirone sale dal quinto posto al terzo gradino del podio con 12,5 miliardi, +54% e oltre 4 miliardi di valore in più, grazie soprattutto al ruolo di prim’ordine giocato in alcune delle principali partite legate al risiko bancario, anche se quella ricchezza in più non si è quasi mai trasformata in quel peso strategico e decisionale su cui l’imprenditore capitolino confidava. Subito dietro, ed è una delle più grandi novità, irrompono i Crippa, la famiglia che controlla Technoprobe: erano sedicesimi un anno fa con 2,6 miliardi, adesso sono quarti con 10,4 miliardi. In dodici mesi il valore della loro quota in azienda è letteralmente esploso (quasi +300%) grazie al boom in borsa della società di microelettronica che è il secondo produttore al mondo di probe card, indispensabili per testare il corretto funzionamento dei microchip. In termini assoluti significa quasi 7,8 miliardi di ricchezza azionaria in più, la maggiore crescita tra i grandi patrimoni già presenti nella classifica 2025. Technoprobe, che beneficia del boom dell’AI, diventa così una delle società simbolo del nuovo capitalismo italiano. Bending Spoons vale quasi quanto Caltagirone. Ma solo in linea teorica e se si sommano le consistenze azionarie attribuite ai sei soci della società tecnologica milanese presenti nella classifica dei Paperoni di borsa di Milano Finanza. Il loro totale arriva a 12 miliardi: appena 433 milioni in meno dei 12,52 miliardi che valgono a Francesco Gaetano Caltagirone il terzo posto assoluto. Sopra tutti continua però a esserci un Paperone fuori classifica: lo Stato italiano. Se nel 2025 il valore delle partecipazioni pubbliche censite da Milano Finanza aveva raggiunto 81,5 miliardi, dodici mesi dopo il totale sfonda la tripla cifra e arriva a 111,1 miliardi. L’incremento in termini assoluti è di oltre 29,5 miliardi, pari al 36,2%. Il ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, dispone direttamente di partecipazioni per 55,5 miliardi, mentre Cassa Depositi e Prestiti arriva a 54,7 miliardi. Sono ormai due casseforti quasi perfettamente equivalenti. Nel portafoglio diretto del Mef il peso maggiore è quello di Enel, con una quota valutata oltre 24 miliardi, seguita da Poste Italiane con 10,42 miliardi e Leonardo con 10,14 miliardi. STMicroelectronics vale oltre 6 miliardi. Cdp ha invece in Eni la perla della corona: la quota vale quasi 21,8 miliardi, seguita da Poste Italiane con 12,46 miliardi, Snam con 6,15 miliardi e Terna con 6,05 miliardi.
Italgas supera 2,67 miliardi, Fincantieri vale quasi 3 miliardi e Saipem oltre 1,1 miliardi. La conseguenza è che il patrimonio azionario pubblico vale ormai due volte e mezzo quello del primo Paperone privato, gli eredi Del Vecchio. I grandi fondi stranieri hanno ormai quasi 100 miliardi di Piazza Affari in portafoglio. Alla chiusura del 7 agosto, le partecipazioni riconducibili ai principali investitori istituzionali esteri censiti da Milano Finanza valgono complessivamente 97,7 miliardi di euro. A dominare la graduatoria è BlackRock. Il gigante americano guidato da Larry Fink detiene partecipazioni per 37,88 miliardi, oltre un terzo dell’intero patrimonio censito. Anche le fondazioni hanno assistito a una crescita decisa, grazie al boom delle banche: il loro portafoglio sale da 16,69 a 22,54 miliardi, con un balzo del 35,1%. La Compagnia di San Paolo guida nettamente la graduatoria: le partecipazioni in Intesa Sanpaolo e Iren valgono 8 miliardi, contro i 5,9 miliardi del 2025, +35,7%. Per dare una misura, il suo patrimonio azionario è praticamente equivalente agli 8,05 miliardi attribuiti alla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi tra i Paperoni privati. Alle sue spalle Fondazione Cariplo sale da 4,89 a 6,66 miliardi, +36,1%, grazie alle quote in Intesa Sanpaolo e B.F. Sul terzo gradino si conferma Fondazione Crt: il valore delle partecipazioni in Generali, Iren e Unicredit cresce del 27,7% e sfiora i 4 miliardi. Ma la corsa più impressionante è quella della Fondazione di Sardegna, che con Bper quasi raddoppia la propria ricchezza azionaria: da 1,2 a 2,25 miliardi, +87,1%.
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