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L’intervento

Selvaggia Lucarelli su Ranucci: «Non è Dio» – Il racconto di alcuni episodi chiave

Selvaggia Lucarelli su Ranucci: «Non è Dio» – Il racconto di alcuni episodi chiave

La giornalista parla anche del rapporto del conduttore di Report con le donne

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Il rapporto con le donne, con una possibile sovrapposizione tra vita privata e professionale; il modo di presentarsi come bersaglio a causa delle proprie inchieste; la costruzione del brand «Report» attorno alla sua figura; e l’amicizia con Lavitola. Sono questi i principali temi affrontati da Selvaggia Lucarelli nel lungo articolo dedicato al caso Ranucci-Lavitola nella newsletter «Vale Tutto».

Lucarelli parte dalla presentazione dei palinsesti Rai dell’estate 2025, quando Ranucci decise di non partecipare come protesta contro la Rai, accusata di voler depotenziare «Report». La giornalista ha evitato di commentare l’assenza del conduttore, ma dice anche «Su Ranucci ho sempre avuto molte riserve, umane e professionali».

Lucarelli ripercorre poi alcuni episodi, gli errori del programma e l’atteggiamento del conduttore davanti alle critiche, sostenendo di essere attaccato perché pericoloso a causa delle sue inchieste. Da cui sarebbe partita una spirale di «mitomania», che avrebbe portato Ranucci fino all’amicizia con Lavitola e alla vicenda attuale. «Se contesti un servizio di Report – scrive Lucarelli – rischi di essere rappresentato non semplicemente come qualcuno che ne discute metodo e contenuti, ma come parte di quel sistema di pressioni dal quale Report deve essere difeso. Insomma, un suo nemico. Sicuramente di destra».

Il rapporto di Ranucci con le donne

Per quanto riguarda il rapporto del giornalista con le donne, Lucarelli racconta la testimonianza di un’amica, rimasta anonima, che le avrebbe riferito di una relazione con Ranucci, terminata anche per il modo in cui il conduttore avrebbe mescolato vita privata e lavoro. La donna avrebbe inoltre parlato di altre collaboratrici allontanate e poi riammesse in redazione.

Nel 2021 emerse poi un presunto caso Me Too contro Ranucci, nato da un dossier anonimo con accuse di molestie, mobbing e relazioni sessuali con colleghe, circostanze che non risultarono dall’audit interno della Rai. Ranucci negò le accuse, sostenendo che fossero un attacco a «Report».  Lucarelli, però, fa notare che alcuni elementi vengono raccontati dallo stesso Ranucci nel suo libro autobiografico, dove parla di relazioni amorose intrecciate al lavoro, comprese relazioni sessuali con stagiste e fonti dei suoi servizi.

Lucarelli evidenzia anche la contraddizione tra la presentazione del volume come racconto intimo e rigoroso e la successiva precisazione di Ranucci, arrivata dopo alcuni attacchi dalla stampa di destra, secondo cui il libro contiene «parti romanzate» e sarebbe stato raccontato dai media in modo fuorviante, concentrandosi sugli aspetti di gossip.

Le inchieste di Report e la «tendenza alla mitomania»

Lucarelli riconosce il valore di diverse inchieste realizzate da «Report» negli anni della conduzione di Ranucci, ma ricorda anche alcuni episodi e servizi finiti al centro di polemiche, alcuni rivelatisi falsi. Tra gli esempi cita il servizio sui presunti danni dei vaccini contro l’Hpv, le dichiarazioni di Ranucci su Nordio e sulla visita nel ranch di Cipriani e Minetti, poi smentite, e il caso Maria Rosaria Boccia, con la messa in onda dell’audio della telefonata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie.

Insomma, Lucarelli vuole ricordare al lettore che «Report non è la Bibbia e Ranucci non è Dio» e mettere in discussione la costruzione del «mito» del conduttore, che secondo lei avrebbe contribuito a rafforzare il personaggio fino alla vicenda Lavitola.

La giornalista cita poi altri due episodi. Il primo riguarda la recensione del romanzo «La scelta», pubblicata con un nome falso e poi ricondotta all’account Amazon di Ranucci, nella quale venivano elogiati il libro e il lavoro del giornalista e di «Report». Il secondo risale al 2019, quando Ranucci parlò di un hackeraggio bancario che riteneva collegato alla sua attività d’inchiesta. Lucarelli spiega che è da allora che è aumentata la sua attenzione verso il modo in cui Ranucci si racconta come vittima e bersaglio delle proprie inchieste.

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