Assalto al portavalori sulla A14, ci sono altri quattro arresti: agli atti anche le dichiarazioni di Marco Raduano – I NOMI
Il Gip, su richiesta della Dda, ha firmato i provvedimenti per l’ipotesi di aggravante mafiosa
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la Direzione distrettuale antimafia di Ancona ha ottenuto quattro nuove ordinanze di custodia cautelare in carcere nell'ambito delle indagini sul tentato assalto del 27 ottobre 2025 lungo l'autostrada A14, nei pressi di Porto Recanati, ai danni di due blindati della Vedetta Mondialpol che trasportavano circa 3 milioni di euro in contanti.
Il gip di Ancona Carlo Masini ha firmato i provvedimenti su richiesta della Dda marchigiana, competente per l'ipotesi di aggravante mafiosa. Ad essere raggiunti dalle misure sono stati, 3 giorni fa, sono stati: Andrea Baratto, 45 anni, di Foggia, già in carcere dal marzo scorso per un altro tentativo di rapina a un portavalori nel Bolognese; Luigi Ferro, 47 anni, di San Marco in Lamis, già detenuto da maggio per un duplice omicidio di mafia commesso ad Apricena nel 2017; Francesco Scelsi Caggiano, 58 anni, di Cerignola, già in carcere da fine maggio per due assalti falliti a bancomat nel Teramano; Giuseppe D'Angelo, 55 anni, di Foggia, unico dei quattro che si trovava libero.
I primi tre sarebbero stati parte del commando armato che ha materialmente compiuto l'assalto, mentre D'Angelo avrebbe avuto un ruolo di supporto logistico. Al momento della rapina erano già stati arrestati in flagranza altri tre uomini di Cerignola: Savino Costantino (rimasto ferito nella sparatoria con le guardie giurate), Giuseppe Rubbio e Savino Pugliese. In totale gli indagati della Dda di Ancona salgono a 14.
Le accuse
Ai sette arrestati vengono contestati concorso in tentata rapina, tentato omicidio nei confronti dei cinque vigilantes a bordo dei mezzi blindati, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi (compresi kalashnikov), ricettazione di diversi veicoli usati nell'azione, falsificazione di targhe e interruzione di pubblico servizio sull'autostrada. Le accuse sono aggravate dal metodo mafioso, per aver contribuito al finanziamento delle organizzazioni criminali attive nel Foggiano: il clan Piarulli-Ferraro di Cerignola, il clan garganico Romito/Ricucci/Lombardi e la Società foggiana nelle sue diverse batterie.
Le prove tecniche
Secondo quanto ricostruito nell'ordinanza, gli investigatori si sono basati soprattutto su riscontri scientifici: tracce di Dna di Baratto su una bottiglia trovata sul furgone Iveco Daily usato dai fuggitivi, un capello riconducibile a Ferro e una mascherina con Dna di Scelsi Caggiano rinvenuti in un altro furgone rubato intercettato dalla polizia mentre attendeva gli autori materiali della rapina, e tracce ematiche di Costantino sull'asfalto, compatibili con la ferita riportata nel conflitto a fuoco. D'Angelo avrebbe invece noleggiato un furgone poche ore prima dell'azione, utilizzato poi per il rientro in Puglia dei complici.
Il contributo dei collaboratori di giustizia
Alle indagini hanno contribuito anche le dichiarazioni di alcuni pentiti - Marco Raduano e Danilo Della Malva di Vieste, oltre ai fratelli Antonio e Andrea Quitadamo di Mattinata - già utilizzate dalla Dda di Bari nell'inchiesta che a luglio ha portato a otto arresti (e due ricercati) per l'assalto a un portavalori avvenuto a Toritto nel novembre 2024. I collaboratori hanno descritto un sistema organizzato di batterie criminali, coordinate dai clan cerignolani, dedite agli assalti ai portavalori come fonte di finanziamento, con Luigi Ferro indicato come referente della zona di San Marco in Lamis in contatto sia con il clan Moretti di Foggia sia con gli ambienti cerignolani.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
