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L’intervento

Pinna Nobilis violata in Sardegna, la tessitrice di bisso Chiara Vigo: «Grave, questo grande tesoro del mare va tutelato»

di Ilenia Mura
Pinna Nobilis violata in Sardegna, la tessitrice di bisso Chiara Vigo: «Grave, questo grande tesoro del mare va tutelato»

Il più grande bivalve del Mediterraneo è in via di estinzione: «Bisogna finanziare la ricerca per salvarlo definitivamente»

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«La pinna sta morendo in tutto il Mediterraneo a causa di una grave infezione, quindi sarebbe ora di organizzarsi per finanziare gli studi in modo da poterla salvare definitivamente. Quanto accaduto a Calasetta, il paese dove sono nata, è gravissimo». 

Chiara Vigo, l’ultimo Maestro di bisso marino, commenta così quanto è accaduto a pochi chilometri dal suo museo a Sant’Antioco, “la stanza di Chiara”, dove migliaia di persone, ogni anno, arrivano da tutto il mondo per carpire i segreti della tessitura del bisso, quel prezioso filamento prodotto dalla Pinna Nobilis, ora intoccabile, utilizzato da secoli nella tessitura e menzionato anche nella Bibbia.

Fra le sue opere realizzate col bisso, in parte ereditato da nonna Leonilde, ci sono la stola di Papa Wojtyla e il rosario di Benedetto XVI. «Col bisso ho costruito circa 168 opere», racconta mettendo l’accento sul fatto che ora la Pinna Nobilis non si tocca: «Questo prezioso filamento usato da tempi biblici per tessere è prodotto dal mollusco ora in via di estinzione che va assolutamente salvaguardato. In campo, per la sua tutela, ci sono già due leggi, ma non basta» – sottolinea Vigo. Gli studi sono in corso nelle aree del Mediterraneo allo scopo di confermare l’ipotesi della diffusione del virus in altre zone. La malattia virale, rilevata dai dipartimenti di biologia, «potrebbe – secondo i ricercatori – rappresentare una minaccia di proporzioni sconosciute anche per altre popolazioni di animali marini».

«Il Mar Mediterraneo – ricorda Chiara Vigo – custodisce nei suoi fondali un patrimonio biologico unico», ma oggi una delle sue icone più importanti rischia di scomparire per sempre. «La Pinna nobilis, nota comunemente come nacchera o pinna comune, è il più grande mollusco bivalve endemico del nostro mare. Questo gigante, capace di superare il metro di altezza e di vivere oltre vent’anni, svolge un ruolo ecologico fondamentale: funge da vero e proprio "scoglio artificiale" naturale, offrendo supporto e riparo a decine di altre specie marine, e contribuisce alla pulizia dell'acqua filtrando enormi quantità di detriti».

Dal 2016, tuttavia, una catastrofe ecologica silenziosa ha decimato le sue popolazioni, spingendo l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a inserire la specie tra quelle "in pericolo critico di estinzione". «Di fronte a questa emergenza, biologi marini ed ecologi di tutto il bacino mediterraneo hanno unito le forze in una complessa corsa contro il tempo».

Le strategie dei biologi: monitoraggio e "reparti di terapia intensiva"

La risposta della comunità scientifica si è articolata su diversi fronti, unendo il monitoraggio sul campo alla bio-tecnologia in laboratorio. In primo luogo, i biologi hanno avviato mappature capillari per individuare le pochissime "aree rifugio" o le popolazioni superstiti. Luoghi a bassa salinità o lagune costiere protette, come la laguna di Mar Menor in Spagna o alcune aree dell'Adriatico e della Sardegna, hanno mostrato una resistenza inaspettata al parassita. Questi siti sono oggi monitorati costantemente per capire se le condizioni chimico-fisiche dell'acqua stiano offrendo una protezione naturale. «Anche nella laguna di Sant’Antioco è in corso un monitoraggio», dice Chiara Vigo. Parallelamente, sono stati avviati progetti di stabulazione in acquario

La minaccia: un killer microscopico

Il declino della Pinna nobilis è iniziato lungo le coste della Spagna per poi propagarsi rapidamente verso est, colpendo l'Italia, la Grecia e il Nord Africa, con tassi di mortalità che in molte aree hanno raggiunto il 99-100%. Gli studi condotti dai patologi marini hanno identificato il principale responsabile: l'Haplosporidium pinnae, un parassita protozoo che attacca la ghiandola digerente del mollusco, impedendogli di alimentarsi e portandolo alla morte per inedia. A peggiorare lo scenario, i biologi hanno spesso riscontrato la presenza concomitante di batteri del genere Vibrio, che approfittano dello stato di forte stress dell'animale.

Le ricerche scientifiche suggeriscono che l'attività di questi patogeni sia fortemente influenzata dal cambiamento climatico. L'innalzamento delle temperature medie del mare e le ondate di calore subacquee sembrano infatti accelerare il metabolismo del parassita e indebolire simultaneamente le difese immunitarie della Pinna nobilis.

Il bisso e la sua straordinaria storia millenaria

Fu la principessa Berenice di Caldea, in esilio a Sant'Antioco per essersi innamorata dell'imperatore romano Tito, a insegnare come si tesse la seta del mare: il bisso prodotto dalla Pinna Nobilis. Una storia affascinante e antichissima che ancora oggi richiama l’attenzione di studiosi di tutto il mondo.  Nel libro dell'Esodo viene menzionato l'uso del bisso ritorto insieme a porpora e scarlatto per confezionare l'efod e gli abiti sacri del sommo sacerdote Aronne.

Secondo il racconto popolare di Sant'Antioco la principessa Berenice sarebbe vissuta in esilio sull'isola e avrebbe avuto un legame col bisso, tanto è vero che la tradizione narra che fu proprio lei a insegnare alle donne locali l'arte millenaria della tessitura del bisso, la preziosissima "seta del mare" estratta dal mollusco Pinna nobilis . La leggenda motiva il suo esilio con la travolgente e ostacolata storia d'amore con il futuro imperatore romano Tito.

Il tesoro della Pinna Nobilis in Sardegna

«La Pinna Nobilis va tutelata e vanno fatti gli studi per salvaguardare la sua vita nei fondali marini», spiega Chiara Vigo Anni fa nella laguna di Sant'Antioco proliferavano a vista d’occhio le gnacchere alte fino a un metro e mezzo. Nel 1992 sono state dichiarate in via di estinzione. Oggi sono tutelate da una legge europea e una regionale: non solo chi le pesca con qualsiasi mezzo, ma anche chi ne possiede degli esemplari in spiaggia o in barca rischia una multa pesante.

In altri tempi il mollusco che le abita si mangiava fritto come una bistecca. 

La Pinna Nobilis e la sua preziosa bava color oro

La Pinna Nobilis, madreperlacea dentro e ruvida fuori, nasconde una ghiandola setacea stimolata dal continuo movimento delle due valve. Di tanto in tanto sputa una bava formata di cheratina, come i capelli. La quale, però, a contatto con l’acqua, si solidifica e produce un bioccolo color marrone incrostato di conchigliette, alghe, piccoli coralli. In apparenza una sorta di radice: con essa la Pinna Nobilis si ancora al fondale. O piuttosto sembra una barba grezza e incolta, con la quale il mollusco si difende dai polpi. Ma una volta lavorata e sbiondata diventa bisso, splendente come oro, soffice e forte.

Il volto di Manoppello e una storia lunga secoli narrata anche dalla Bibbia

Questo misterioso velo, ritrovato circa 500 anni fa a Manoppello, in provincia di Pescara, è stato oggetto di studi da parte di un’équipe internazionale. Non si sa ancora chi l’abbia realizzato e perché. Si sa soltanto che è di bisso: così sostiene Chiara Vigo, Maestro di tessuti antichi, chiamata a elaborare una perizia sul cosiddetto “Volto Santo”. Che pare sia addirittura la Veronica - la vera icona - custodita un tempo nella Basilica di San Pietro a Roma.

«La luce che lo attraversa – spiega Chiara Vigo – risponde alle leggi ottiche di rifrazione e riflessione: in un certo senso un tessuto di bisso ha una microstruttura analoga a quella delle matrici di cristalli liquidi. All’interno della sua fibra si può verificare il fenomeno della riflessione totale: ciò potrebbe spiegare quell’effetto “diapositiva” per cui il Volto Santo si vede solo se illuminato in un certo modo».

La reliquia di origine ignota giunse a Manoppello nel 1506, portata da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia subito dopo averla consegnata. Si tratta di un velo tenue che ritrae l’immagine di un volto, un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande, ritenuto essere corrispondente al volto fisico di Gesù. Perfettamente sovrapponibile alla Sindone, è anch’esso «testimonianza divina della Passione e Risurrezione di Gesù», dice il gesuita Pfeiffer, che l’ha studiato. 

Zia Chiara Vigo e la Maestria

Conosciuta in tutto il mondo come una delle ultime tessitrici di bisso, Chiara Vigo è definita Maestro (da Maistu) che non è un artista né un artigiano: quello che tesse non è suo perché appartiene a tutti e quindi non può essere venduto o comprato. Nell'acquisire la maestria Chiara Vigo ha accettato sotto giuramento di «servire e proteggere mare e terra, ai quali la mia  arte è profondamente legata». Ha sempre vissuto di offerte e nel 2025 il Governo Meloni le ha riconosciuto il vitalizio riservato dalla legge Bacchelli a cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità.

“Zia Chiara”, come si fa chiamare dai numerosi bambini in visita, regala un filo di bisso che sembra oro e insegna la sua arte a chi è disposto a sacrificarsi per impararla, come lei ha fatto con sua nonna Leonilde.

Nelle sue tele – molte conservate a Sant'Antioco, alcune esposte in musei come il Museum der Kulturen di Basilea o il Museo Nazionale delle Arti di Roma – si riconoscono disegni tramandati di generazione in generazione: il leone in difesa delle donne, pavoncelle in difesa della pace, alberi della vita, emozioni di terra e acqua, lune e navicelle nuragiche. Tutti dal significato simbolico. Sono realizzate su un antichissimo telaio manuale con ordito di lino e trama di bisso tessuta con le unghie.

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