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Paleontologia

Scoperti oltre 800 fossili, spunta l’isola dei dinosauri di 72 milioni di anni fa

Scoperti oltre 800 fossili, spunta l’isola dei dinosauri di 72 milioni di anni fa

Il sito K2, nel bacino di Hațeg in Romania, conserva almeno 17 specie e permette di ricostruire uno degli ecosistemi più antichi del Maastrichtiano europeo

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Romani Oltre 800 resti fossili concentrati in meno di cinque metri quadrati. Dinosauri, tartarughe, coccodrilli, pterosauri, pesci e perfino mammiferi: un antico ecosistema di circa 72 milioni di anni fa è rimasto imprigionato nei sedimenti del bacino di Hațeg, nella Romania occidentale.

Un nuovo studio ha analizzato uno dei più importanti giacimenti di vertebrati del Cretaceo superiore finora documentati nella zona. Il sito, indicato con la sigla K2, appartiene alla Formazione di Densuş-Ciula e risale alla fase iniziale del Maastrichtiano, l'ultimo piano geologico del Cretaceo. K2 rappresenta, allo stato delle ricerche descritte nello studio, il più antico sito di vertebrati del bacino di Hațeg scavato in modo sistematico e ben documentato.

Quando la Romania era un'isola

Il paesaggio di allora era molto diverso da quello attuale. Durante il Cretaceo superiore gran parte dell'Europa era frammentata in isole circondate dalle acque della Tetide. Anche l'attuale regione di Hațeg faceva parte di una grande terra emersa insulare, conosciuta dai paleontologi come Isola di Hațeg.

È in questo ambiente che vivevano gli animali i cui resti sono stati recuperati nel deposito K2.

Gli scavi condotti da paleontologi ungheresi e romeni hanno restituito più di 800 resti di vertebrati, racchiusi in uno strato spesso soltanto una cinquantina di centimetri e distribuiti su una superficie di circa 4,75 metri quadrati.

Gli studiosi hanno riconosciuto almeno 17 specie appartenenti a gruppi molto diversi: pesci, anfibi, tartarughe, squamati, crocodiliformi, dinosauri, pterosauri e mammiferi. Una varietà che rende K2 uno degli accumuli fossili più ricchi dal punto di vista tassonomico conosciuti nel bacino.

Dinosauri erbivori e grandi titanosauri

Tra i dinosauri, i resti più numerosi e meglio conservati appartengono ai rhabdodontidi, erbivori caratteristici dell'Europa del Cretaceo superiore, e ai titanosauri, grandi dinosauri sauropodi dal lungo collo. Nel deposito sono comparsi anche fossili riferibili ad adrosauroidi e teropodi.

Un altro elemento significativo è la presenza della tartaruga Kallokibotion, insieme a una comunità piuttosto varia di crocodiliformi. Alcune di queste forme erano adattate alla vita terrestre, altre frequentavano anche gli ambienti acquatici.

Ma l'importanza di K2 non dipende soltanto dal numero di animali individuati. Lo studio dei sedimenti e delle condizioni di conservazione delle ossa permette infatti di capire anche come quei resti siano arrivati nello stesso punto.

Un lago alimentato dai fiumi

Circa 72 milioni di anni fa nella zona esisteva probabilmente un ambiente lacustre collegato a un piccolo delta, alimentato da corsi d'acqua. Durante le piene i fiumi trascinavano verso il lago sedimenti, frammenti vegetali e resti animali. Quando la forza della corrente diminuiva, il materiale si depositava sul fondo. Non tutte le ossa, però, hanno seguito lo stesso percorso.

Circa 290 frammenti risultano fortemente arrotondati e consumati. Per i ricercatori sono i segni di un trasporto fluviale prolungato: quelle ossa potrebbero quindi essere arrivate da zone relativamente lontane.

Altri fossili raccontano invece una storia diversa. Alcuni resti di rhabdodontidi e titanosauri sono stati trovati ancora associati tra loro o parzialmente articolati e presentano scheletri più completi.

Secondo gli autori, nel deposito sarebbero finiti almeno due individui di rhabdodontidi e due di titanosauri dopo un tragitto relativamente breve. Probabilmente vivevano nelle aree prossime al lago o lungo i corsi d'acqua che lo alimentavano.

Felci, paludi e un clima caldo

Anche i microscopici resti vegetali aiutano a ricostruire il paesaggio. Nel deposito sono particolarmente numerose le spore di felci, accompagnate da pollini di gimnosperme e angiosperme e da rare alghe d'acqua dolce. Il quadro che emerge è quello di un territorio ricco d'acqua, attraversato da fiumi e laghi e caratterizzato dalla presenza di paludi e aree acquitrinose, in un clima relativamente caldo.

Un ambiente molto diverso dalla Romania di oggi, ma già popolato dai principali gruppi animali che avrebbero caratterizzato l'isola di Hațeg durante le fasi successive del Maastrichtiano.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dello studio. Pur essendo più antico di molti altri giacimenti della regione, K2 contiene già gran parte delle componenti fondamentali della fauna conosciuta nei siti più recenti.

Secondo i ricercatori, la composizione degli ecosistemi dell'isola e il peso relativo dei diversi gruppi animali sarebbero quindi rimasti sostanzialmente stabili su larga scala durante il Maastrichtiano. Un piccolo strato di sedimenti, spesso appena mezzo metro, restituisce così un'istantanea eccezionalmente ricca di un mondo scomparso: l'Europa insulare degli ultimi milioni di anni dell'era dei dinosauri.

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