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Lutto

È morto Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose: aveva 83 anni

È morto Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose: aveva 83 anni

Si è spento alle Molinette di Torino dopo l’aggravarsi delle sue condizioni per uno scompenso renale

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Torino È morto questa mattina, martedì 1 settembre, Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose e, negli ultimi anni, della Fraternità della Madia, vicino a Ivrea. Aveva 83 anni. Era ricoverato all’ospedale Molinette di Torino e le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni a causa di uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico.

Monaco e scrittore, Bianchi ha rappresentato per decenni una delle figure più conosciute del dialogo tra le diverse confessioni cristiane e del confronto con il mondo laico e con i non cristiani. La sua storia è legata soprattutto a Bose, frazione di Magnano, nel Biellese, dove nel 1965, mentre studiava Economia, scelse di ritirarsi in solitudine. Negli anni successivi altre persone si unirono a lui, dando forma a un’esperienza monastica destinata ad assumere un ruolo importante nel panorama religioso italiano.

Bianchi guidò la comunità come priore fino al 2017, quando lasciò l’incarico continuando comunque a vivere a Bose. Tre anni più tardi arrivò la frattura. Al termine di una visita apostolica, la Santa Sede stabilì il suo allontanamento dalla comunità. Il provvedimento faceva seguito alle tensioni emerse nella vita interna del monastero, in particolare sul piano dell’esercizio dell’autorità, della gestione e del clima fraterno. Una vicenda dolorosa che ebbe una forte eco anche tra le molte persone che negli anni avevano seguito il percorso spirituale e culturale di Bose.

Dopo quella esperienza Bianchi aveva dato vita alla Fraternità della Madia, nei pressi di Ivrea, proseguendo l’attività di riflessione, scrittura e confronto sui grandi temi della fede e della società contemporanea.

Ancora il 30 dicembre 2024, nell’ultima puntata della sua rubrica “Altrimenti” su Repubblica, aveva tracciato una sorta di bilancio del tempo attraversato. Scriveva di avere assistito a un profondo cambiamento della società e della Chiesa, dalla pandemia alla crisi culturale europea, dal ritorno della guerra alla trasformazione della presenza cristiana in Occidente.

Al centro della sua riflessione restava soprattutto l’uomo. «Ciò che mi interessa è l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora sulle diverse strade percorse insieme», scriveva. E concludeva osservando che il paesaggio umano e religioso era ormai cambiato e che quella trasformazione era destinata a proseguire.

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