Fiera dell’isola tarocca, l’organizzatore rilancia e si difende: «Usiamo anche prodotti sardi»
Fissato anche il prossimo appuntamento a Cinisello Balsamo
Sassari Gli organizzatori non si tirano indietro ma rilanciano. E danno già appuntamento al fine settimana dall’11 al 13 settembre a Cinisello Balsamo. Animazioni artificiali di festa in vestito tradizionale sardo (di quale paese?), scarsa conoscenza della musica sarda tanto da non scegliere un brano magari di Maria Giovanna Cherchi o Beppe Dettori per accompagnare il reel, ma musica creata con intelligenza artificiale. Il programma? «Balli tradizionali», «cucina sarda con fregula, culurgiones, malloreddus, formaggi e tante specialità» e «Ichnusa, la birra simbolo della Sardegna» che, qualcuno dovrebbe dirglielo, non è esattamente una bevanda introvabile altrove. Gli sketch di Nico e i sardi a Mai dire gol di Aldo, Giovanni e Giacomo in confronto trasudavano Sardegna autentica.
Qualcuno alla festa ci andrà, come successo a inizio estate a Genova, Biella e Pordenone, e penserà di aver assaggiato bontà sarde, preparate da produttori sardi. Invece dietro al format di fiera itinerante “Su coro de Sardigna” c’è ben poco di autentico. L’amministratore unico della società che sta dietro all’organizzazione della fiera con stand di “Sa buttega sarda”, “Pastori de Sardigna” e affini non ci sta, attraverso una lettera scritta alla redazione, alle parole «tarocco» e «fake» associate al format. Cita alcuni prodotti sardi utilizzati da espositori e arrostitori. «I formaggi provengono da produttori operanti in Sardegna, tra cui Tallaroga; vini e liquori sono forniti dalla realtà sarda Silvio Carta; la spianata di Ozieri proviene dal Panificio Carta di Ozieri». Per quanto vero, quello che fa storcere il naso non è certo l’uso di prodotti fake ma la rappresentazione macchiettistica e sbagliata dell’isola. La lezione, comunque, non è stata imparata: altrimenti seguendo questa logica basterebbe andare al primo supermercato, acquistare cibo, salse e bevande dalla provenienza asiatica e il giorno dopo inventare una festa del dragone rosso e presentarsi come ambasciatori dell’ultramillenaria cultura cinese. Magari spillando un’autentica birra Tsingtao. Ganbèi! (l’equivalente cinese di “cin cin”, per entrare nella parte).
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