La Nuova Sardegna

La ricostruzione

Omicidio suicidio a Firenze: il rapimento, la fuga e la telefonata al 112 dal bagagliaio. Le ultime tragiche ore di Lorena Isceri

Omicidio suicidio a Firenze: il rapimento, la fuga e la telefonata al 112 dal bagagliaio. Le ultime tragiche ore di Lorena Isceri

Il compagno Federico Vella l’ha gettata dal viadotto e poi si è lanciato anche lui

3 MINUTI DI LETTURA





La Procura di Firenze ha avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica della morte di Lorena Isceri, 45 anni, e del successivo suicidio di Federico Vella, 36 anni, ritenuto responsabile dell'aggressione e del rapimento della donna. L'ipotesi investigativa è quella di un femminicidio seguito dal suicidio dell'uomo.

Il rapimento, la fuga, le chiamate d'aiuto dal bagagliaio

Secondo la ricostruzione finora emersa, Vella avrebbe atteso Isceri nel garage di un edificio di via Panciatichi, a Firenze, per poi aggredirla e immobilizzarla. La donna sarebbe stata quindi chiusa nel bagagliaio dell'Audi Q3 con cui l'uomo si sarebbe diretto verso nord. Durante il tragitto Isceri sarebbe riuscita a impossessarsi del proprio telefono e a contattare il 112. La telefonata, nella quale avrebbe riferito di essere stata rapita, avrebbe consentito alla sala operativa di attivare le ricerche e di individuare il veicolo. Una pattuglia della Polizia Stradale di Pian del Voglio avrebbe quindi raggiunto la zona dell'autostrada interessata, a Barberino del Mugello.

La ricostruzione degli investigatori dovrà ora stabilire con precisione quanto accaduto dopo la telefonata. Vella, secondo quanto emerso, si sarebbe accorto che la donna stava chiedendo aiuto e le avrebbe sottratto il cellulare. Successivamente avrebbe raggiunto con lei il tratto della Panoramica in prossimità del bivio con la Direttissima. Sono in corso accertamenti su tre possibili telefonate che la donna terrorizzata avrebbe fatto dal bagagliaio prima di essere uccisa da Federico Vella: «Aiuto, mi vuole uccidere», avrebbe detto.

Loredana lanciata dal viadotto

Gli agenti della Polizia Stradale sarebbero arrivati mentre Isceri si trovava ancora sul viadotto e avrebbero assistito alla sua caduta. Vella sarebbe rimasto sul posto e, all'arrivo dei poliziotti, avrebbe pronunciato frasi sconnesse. Poco dopo si sarebbe lanciato a sua volta dal viadotto.

La Procura dovrà accertare ogni passaggio della vicenda attraverso l'esame delle immagini delle telecamere, dei filmati delle bodycam degli agenti intervenuti, dei telefoni sequestrati e degli altri elementi raccolti durante i rilievi.

Un ruolo centrale negli accertamenti sarà affidato anche agli esami medico-legali. L'autopsia dovrà stabilire le cause della morte di Isceri e fornire elementi utili a chiarire le sue condizioni al momento della caduta.

I rapporti tra la donna e il suo assassino

Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo la relazione tra la vittima e Vella e le circostanze che avrebbero preceduto l'aggressione. Nei giorni precedenti alla tragedia l'uomo aveva pubblicato sui social contenuti relativi alla coppia e alla fine della relazione, compresa una storia con la frase «Addio a tutti». Il significato e la collocazione temporale di quei contenuti saranno valutati dagli investigatori insieme agli altri elementi dell'inchiesta.

Al momento, secondo quanto riferito nell'ambito della prima ricostruzione, non risultano precedenti denunce o segnalazioni per violenza nei confronti di Vella.

La donna, originaria di Squinzano, in provincia di Lecce, viveva da tempo a Firenze e lavorava nel settore farmaceutico veterinario. Vella, fiorentino, operava invece nel settore dell'autonoleggio e delle flotte aziendali. L'inchiesta dovrà ora accertare la sequenza esatta degli eventi e definire il quadro delle responsabilità sulla base degli elementi oggettivi raccolti dagli investigatori e degli esiti degli accertamenti disposti dalla Procura.

I familiari: «Lorena aveva paura, ma non voleva denunciare»

Lorena Isceri aveva paura dell'ex ma non voleva denunciarlo, hanno raccontato ai giornalisti i familiari di Lorena, arrivati questa mattina da Squinzano (Lecce) nell'appartamento fiorentino dove viveva la 45enne, in via Panciatichi, nel quartiere di Rifredi.

«Aveva paura di lui, quest’estate era stata giù da noi perché aveva troppa paura», ha detto la madre di Lorena. «Non voleva denunciarlo, era troppo buona e non poteva immaginare quello che sarebbe accaduto», aggiunge la zia. «Avevamo paura ma non ci saremmo mai aspettati che sarebbe arrivato a questo punto», ha aggiunto il fratello.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il rogo

Incendio a Olbia, le fiamme minacciano la strada e la zona industriale: in volo anche un Canadair – Le immagini

Le nostre iniziative