La Nuova Sardegna

Lo scenario

Il crollo demografico dell’isola: la Sardegna diventerà la regione più anziana d’Italia

di Massimo Sechi
Il crollo demografico dell’isola: la Sardegna diventerà la regione più anziana d’Italia

Le previsioni dell’Istat per il 2050: in 25 anni perderà 317mila residenti

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Sassari Nel 2050, la Sardegna sarà la regione più vecchia d’Italia: quasi un abitante su due avrà più di 65 anni, e uno su due vivrà da solo. È la previsione elaborata sui dati forniti dall’Istat nell’ultimo report sulla popolazione residente. Il declino demografico riguarda tutta la nazione ma in Sardegna corre più veloce rispetto al resto del Paese.

L’isola si svuota I numeri parlano chiaro. Nel 2025 la Sardegna conta 1. 554. 945 abitanti. Nel 2050 saranno 1.237.476: oltre 317mila persone in meno, un crollo del 20,4% in soli venticinque anni. È il calo più intenso registrato tra tutte le regioni italiane: quasi il triplo della media nazionale, che si ferma al -6,8%, e ben superiore anche a quello del resto del Mezzogiorno (-15,2%) e delle Isole nel loro complesso (-16,2%), Sicilia compresa. Mentre il Nord Italia tiene quasi immutata la sua popolazione (-1,3%), la Sardegna perde terreno a un ritmo che, dal 2030 in avanti, sfiora l’1% l’anno.

Un esempio rende perfettamente l’idea dello scenario che ci aspetta: è come se, da qui al 2050, sparissero interamente Cagliari e Sassari messe insieme.

Sempre più anziani Il calo demografico non è solo una questione di numeri, ma soprattutto di equilibri tra giovani e anziani. Oggi gli over 65 sono già il 27,4% dei sardi, più della media italiana (24,6%). Non è il dato più alto d’Italia. Il primato appartiene oggi alla Liguria, ferma al 29,1%. Il sorpasso però è già scritto nei numeri: mentre l’invecchiamento ligure rallenta, quello sardo accelera senza sosta, tanto che nel 2050 la Sardegna toccherà il 42,2% di over 65, il valore più alto tra tutte le venti regioni italiane, quasi 4 punti sopra la seconda in classifica (la Basilicata, al 39%), ben 8 punti sopra la Liguria e quasi otto sopra la media nazionale prevista (34,5%). La situazione è peggiore per i “grandi anziani”, gli over 85, che passeranno dal 4,1% all’8,9%, il valore più alto in assoluto in Italia. Dall’altra parte, la base giovane si assottiglia sempre di più: gli under 15 scenderanno dal 9,8% al 7,1% della popolazione, il dato nazionale più basso. Il risultato è una piramide demografica capovolta: nel 2050 meno di un sardo su due sarà in età da lavoro.


Spariscono le famiglie Anche il quadro delle famiglie sarde è decisamente poco confortante. A livello nazionale il numero dei nuclei familiari continuerà a crescere fino al 2043, prima di iniziare lentamente a calare. In Sardegna questo schema si rompe in anticipo di ben 16 anni: il picco delle famiglie, infatti, viene toccato già nel 2027, con circa 756mila nuclei familiari, dopo di che il numero scende senza sosta fino a 682mila nel 2050. Una perdita del 9,5%, mentre l’Italia nel suo insieme tra il 2025 e il 2050 cresce ancora del 3,5% e il Nord addirittura sale del 7,3%. Le famiglie sarde, inoltre, sono già oggi quelle con il numero di componenti minore d’Italia: 2,06 la media sarda nel 2025, contro i 2,20 nazionali. Nel 2050 scenderanno a 1,81 componenti, il valore più basso tra tutte le regioni, sotto la media italiana di 1,98. Le coppie con figli, un tempo colonna portante della famiglia sarda, crolleranno dal 26,4% al 18% del totale: la quota più bassa registrata in Italia.

Sempre più soli La conseguenza naturale è la crescita inarrestabile delle persone sole. Già oggi quasi 4 famiglie sarde su 10 sono composte da una sola persona (39,8%), nel 2050 la quota salirà al 45,4%, il dato più alto tra tutte le regioni e ripartizioni italiane. In pratica, tra venticinque anni quasi una famiglia sarda su due avrà un solo componente. Il fenomeno riguarda in particolare gli anziani: gli over 65 che vivono da soli passeranno da circa 138mila a quasi 190mila. Un esercito di persone sole, spesso fragili, che vivranno lontano dai centri principali dell’isola, in comuni sempre più piccoli e sempre più spopolati.

Una sfida per il welfare Il quadro che emerge dai dati Istat è chiaro: la Sardegna non sta semplicemente seguendo la tendenza nazionale al calo demografico e all’invecchiamento, la sta anticipando con numeri più alti. Meno nascite, meno residenti, più anziani soli, è un mix che rischia di mettere sotto pressione la tenuta del nostro tessuto sociale, di scuole, ospedali, trasporti e servizi essenziali, soprattutto nei territori più periferici e nelle aree interne, dove il rischio di progressivo spopolamento è sempre più concreto.

Si tratta, come detto sin dall’inizio, di previsioni e la speranza è che in qualche modo la tendenza possa cambiare nei prossimi anni. Dipenderà da diversi fattori: dal tasso di fecondità, dai flussi migratori, dalle scelte che verranno effettuate dalla politica. Il tempo per intervenire, lo dicono i numeri, si sta assottigliando sempre di più, proprio come la popolazione della Sardegna.

 

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