Ora solare e malessere da mini jet-lag: «Non inventiamo sindromi che non esistono» – Ecco perché ci tormenta
Parola all’immunologo Giuseppe Degennaro
Un mese all'arrivo dell'ora solare, poco dopo le 18 si avverte già quell'ombra lunga che scende prima del tempo.
«Fino a pochi giorni fa, a quest'ora, ci si preparava per il bagno pomeridiano. Erano i minuti leggeri del pre-serata: i pantaloncini corti, l'attesa del fresco, un tavolino all'aperto per una pizza o un gelato mangiati senza guardare l'orologio. Oggi, alle 18.30, la sera incombe già. E il pensiero corre subito a fine ottobre: cosa sarà a quest'ora con l'ora solare? Sarà già notte. I tavolini saranno ritirati al chiuso. Un'altra estate se ne sarà andata. E così ricomincia il solito tam-tam mediatico: si torna a discutere del cambio dell'ora con settimane d'anticipo, quasi fosse una calamità annunciata. Il consueto spettro del 'mini jet-lag' rispolverato a beneficio di uno stupore che oramai non stupisce più nessuno; tanto più nell'era dei viaggi transcontinentali, dove si attraversano interi fusi orari in mezza giornata senza che nessuno ne faccia un dramma clinico o esistenziale. Ma di quello non importa niente a nessuno. Viene allora da chiedersi: siamo davvero sicuri che il problema siano quei sessanta minuti che da legali diventeranno solari tra il 24 e il 25 ottobre 2026? La verità è che l'encefalo, l'ipotalamo e la melatonina, questa volta, c'entrano quanto un granello di sabbia nella clessidra del tempo che scorre». È l'analisi dell'immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
«Il nostro malessere non nasce da un fuso orario in miniatura – riflette l'esperto –. Nasce dal fatto che l'estate è una magnifica bugia a cui tutti scegliamo di credere: una parentesi in cui mettiamo i pensieri in stand-by e fingiamo che il mondo là fuori non esista. Poi il sole comincia a calare prima, e insieme al buio torna a bussare la realtà. Tornano le guerre che non si sono mai fermate, il costo della vita e il carburante alle stelle, il clima impazzito che continua a mandare segnali inascoltati. Tornano le cronache quotidiane di orrori e violenze che lasciano senza fiato. Torna il peso di una quotidianità che spesso fa paura».
«Quello scatto indietro delle lancette non è un disordine biologico: è il rintocco che dichiara finita la ricreazione – sottolinea Minelli – Riversiamo su un'ora di luce in meno l'amarezza per un nostro arretramento, per il rientro forzato dentro le mura di casa e dentro i problemi del nostro tempo. Forse – conclude il medico – anziché dare la colpa alle lancette o inventarci sindromi che non esistono, dovremmo avere il coraggio di ammetterlo: a farci paura non è l’ora solare. È il buio che troviamo ad aspettarci quando si spengono le luci dell'estate».
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