Abusi sulle nipoti durante le ripetizioni di matematica: ingegnere condannato
Roma, secondo la sentenza l’uomo avrebbe conquistato la fiducia delle ragazzine di 13 e 17 anni per poi arrivare a baci, palpeggiamenti e rapporti sessuali
ROMA Un ingegnere romano, ex dirigente del Ministero delle Infrastrutture e oggi 61enne, è stato condannato a 11 anni di reclusione per gli abusi sessuali compiuti ai danni delle due nipoti, che all’epoca dei fatti avevano 17 e 13 anni.
Come riporta Il Messaggero, la sentenza è stata pronunciata dai giudici della Quinta sezione penale di piazzale Clodio. Secondo la ricostruzione della procura, gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2013 e il 2019, nelle abitazioni dell'uomo e, nel caso della nipote più giovane, anche nel suo ufficio al Ministero. La scusa utilizzata per incontrare le ragazze erano le ripetizioni di matematica.
La prima vittima, all'epoca 17enne, avrebbe iniziato a incontrare lo zio tra ottobre 2013 e febbraio 2014 perché aveva difficoltà in matematica. Durante le ripetizioni, secondo l'accusa, l'uomo avrebbe iniziato con complimenti e apprezzamenti, per poi arrivare a palpeggiamenti, baci e rapporti sessuali. Nel febbraio 2014 la ragazza smise di andare a ripetizioni, senza però raccontare a nessuno quanto aveva subito. Cinque anni dopo, nel marzo 2019, anche la sorella minore, che aveva 13 anni, avrebbe iniziato a ricevere lezioni di matematica dallo zio. Anche in questo caso, secondo l'accusa, l'uomo avrebbe prima cercato di conquistare la fiducia della ragazzina con complimenti e apprezzamenti, per poi introdurre argomenti di natura sessuale. Agli atti dell'inchiesta sono finite anche le chat tra i due. In una di queste, secondo quanto riportato nel capo di imputazione, l'uomo avrebbe fatto riferimento a ipotetiche avventure sessuali e, in altre occasioni, a relazioni extraconiugali. Alla 13enne avrebbe inoltre mostrato video a contenuto pornografico. Nel luglio 2029 la ragazza raccontò ai genitori quanto aveva subito. La madre, dopo aver notato alcuni sbalzi d'umore della figlia, riuscì a farla parlare. Il racconto portò a rivolgere l'attenzione anche alla sorella maggiore, che a sua volta raccontò gli episodi avvenuti anni prima. Da lì partirono la denuncia e il procedimento giudiziario. Ieri la sentenza: 11 anni di reclusione e una provvisionale di 20mila euro per ciascuna delle due sorelle.
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